Visualizzazione post con etichetta agape. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta agape. Mostra tutti i post

9 maggio 2021

S'artareddu

Negli anni sessanta e sino ai primi settanta del secolo scorso, quando ero bambina io, la festa della mamma non esisteva, almeno non a casa nostra. Maggio era invece "il mese di Maria", ci dicevano le grandi, cioè la maestra, la catechista, le madrine, le zie materne. Sicché, con la mia amichetta d'infanzia e di vicinato Lina, che purtroppo non c'è più, a maggio andavamo a raccogliere fiori di campo per fare l'altare alla madonnina di maggio, in Piazza 'e Cumbentu. 
Era un gioco bellissimo. Rivestivamo di carta colorata un fustino vuoto di detersivo per lavatrice, conservato con cura all'uopo; chiedevamo alle nostre rispettive mamme, Maria Itria e Caterina, dei centrini fatti all'uncinetto per addobbarlo, collocandovi poi sopra dei barattoli di vetro pieni di fiorellini di campo raccolti nel sentiero ai piedi della collina di Santu Paulu. Chiamavamo il coloratissimo allestimento s'artareddhu (l'altarino).
Io lo faccio ancora, usando una seggiolina vecchissima che non ho il coraggio di buttare. Lo faccio per poesia.
 

20 aprile 2021

Sa Uddhita

Quando una carissima persona anziana di casa ci lascia, insieme al dolore per la perdita si rinnova lo struggente addio al piccolo mondo antico, pieno di luce, l'addio all'infanzia reale e all'età dell'oro. Vorresti fermare il tempo, o almeno farlo rallentare per portare dentro l'arca ogni cosa buona ci sia da salvare: oggetti, parole e persino le buone ombre del cortile. 
 
Domo 'e Mannai, sa corte  (particolare)

19 aprile 2021

Piccoli fuochi

Nelle difficoltà del vivere, per non farci travolgere dal buio della tristezza, accendiamo piccoli fuochi nella notte. Ce lo insegna da molto tempo, dalla sua fragilità, il sorriso della nostra adorabile zia Nannina, che il 16 aprile, alle otto di sera, nella sua casa natale, tra le braccia delle amate sorelle zia M. e zia P., ci ha improvvisamente lasciato. 

Grazie dell'amore che ci hai regalato, carissima Zia, riposa in pace.

3 luglio 2019

Le cose buone dell'estate

Nostalgia della cesta di verdure che tutte le sere mio padre portava dall'orto. E nostalgia di mamma che brontolava "ma che ne facciamo di tutti questi cetrioli, zucchine e melanzane?!", intanto che li disponeva nelle ceste più piccole da distribuire ai vicini tramite il piccolo esercito delle figlie. Era un orto bellissimo. 🍅🌻🌿
 

1 luglio 2019

Altair

Ieri notte, l'incontro fortuito di due appassionati astronomi, che hanno improvvisato un piccolo osservatorio in viale Ciusa, ha reso magica la fine di una giornata particolarmente lunga. Meravigliosi Giove e Saturno, ma chi mi ha fatto innamorare non è un pianeta, bensì una stella che non sentivo nominare da quand'era vivo mio padre, anche lui, per passione, osservatore della volta celeste nelle notti d'estate e nostra guida. Dico della brillante Altair, stella principale della costellazione dell'Aquila. (Ciao, ba') 🌟

19 aprile 2018

Sempre per sempre

Aspettando una persona cara, e cara tra le più care, penso che ritorna chi non è mai partito. La verità. E ancora con Eliot penso che soltanto al ritorno da un lungo errare si può conoscere per la prima volta il luogo da cui si è partiti. 
Ed è un invito a partire (sempre), uno a tornare (sempre), ripartire, tornare, ripartire, ritornare... (per sempre).

28 marzo 2018

Da Santi per A.

Rabbrividiscono le stelle in coro dorato
e sembrano fate ubriache
le montagne;
da quando manchi come buon grano
alla terra arcaica del mio sguardo,
o tenero fratello di sapienti
orizzonti sconfinati.

Il mondo è più povero
d’amore, d'umanità e d'arte.

Un virtuoso idillio
di fiumi e d'aranci
ci lega per sempre
ad un'alba vera e lucente
di campane anarchiche.

Come torcia accesa
sul ventre del mare più stravagante
risorge inconsumata tra isole e città
la tua inedita anima colma
di remota grazia.
Hai brillato qui come arcano faro originale
sul vuoto amorale d’una civiltà sempre più meccanica.

Ti conservo nelle mani come armonica alata
soffiata da un vento rivoluzionario.


Santi Geraci


19 marzo 2018

Paesaggio

Il sole è tramontato, ma la pianura non si spegne. Ricopre la campagna un pulviscolo dorato, poi l’oro impallidisce, la notte si avvicina pian piano, accendendo le stelle. Più tardi sorgerà la luna, e i gufi si lanceranno i loro richiami. Il viaggiatore, davanti a quello che sta vedendo, ha voglia di piangere. Forse prova pena per se stesso, dispiacere di non essere capace di esprimere a parole che cosa sia questo paesaggio. E dice solo questo: è la notte in cui il mondo può cominciare.
José Saramago, da Viaggio in Portogallo


16 marzo 2018

Play it again

Aveva scritto i versi di Álvaro Mutis ("da Il Gabbiere", mi raccomando, era uno preciso) in una mia vecchia moleskine, che è bello ritrovare, dopo anni, perché è subito sera d'estate, un chiaccherare fitto di bella tristezza ridanciana, che sembra sempre sperare in qualcosa, ma piccola. Anche soltanto in una canzone. Le canzoni vanno benissimo, amiamo le canzoni e le cantiamo (tu suona...). Canteremo ancora?

11 marzo 2018

Una goccia di splendore


Io avevo un fratello immenso, che da qualche giorno non c'è più. Percorro le strade della sua quotidianità, qui a Roma, e sono tracce luminose, che attraversano il quartiere più popoloso della città, e mi portano ai luoghi degli "ultimi", quegli "ultimi" che erano la sua scelta di lavoro e di vita. La vita bellissima di mio fratello, segnata dallo splendore e dalla verità in ogni sua scelta. Io avevo un fratello immenso, e vorrei sentirmi degna del suo amore, che in questi giorni ritrovo sparso a piene mani, e che in tanti, a partire dai suoi splendidi figli Martina e Daniele, mi restituiscono intero. Lavoro, soccorso, ascolto, assistenza, conforto, solidarietà, gioia e felicità anche. Racconti di serate fatte di canzoni, di chitarre, di presenza, di un vivere autentico. E oggi che non c'è più non mi sento sicura di meritarmi il suo amore, la sua pazzesca e semplice generosità, che tutti ricordano tra le lacrime e i sorrisi, risa e tenerezza, profondo rimpianto. Testimonianze bellissime. Grazie anche di tutto questo, fratello caro, grazie per questi visi, per le lacrime e gli abbracci alla "sorella di A.", per queste strade, per questo quartiere. Grazie per essere stato con noi il tempo troppo breve di una vita, grazie di tutta la tua grande bellezza, avrei tanto voluto invecchiare insieme a te, A', che mi sei stato amico e fratello unico. Ti piango.

30 novembre 2017

4 settembre 2017

Gates

... perché la vita non torna indietro, né può fermarsi a ieri. Voi siete l'arco dal quale, come frecce vive, i vostri figli...
Dirselo non sempre funziona, non subito, non automaticamente. Serve anche tutta la ragione, e anche la ragione è amore.

27 luglio 2017

NO FLASH PLEASE! Mostra fotografica permanente di Gino Crisponi al Cala Gonone Jazz Festival

Ricordo bene Gino, scomparso all'improvviso il 2 settembre del 2004, ancora troppo giovane. Era un uomo intelligentissimo e buono. Ricordo il suo parlare pacato, i modi garbati, eleganti, le sue manifestazioni di amicizia. Era sempre un piacere incontrarlo e chiaccherare con lui di tante cose. Aveva interessi molteplici, una grande sensibilità artistica, molto amore per la musica (tutta la musica, ma in particolare il jazz) e un'enorme passione per la fotografia, che aveva coltivato abilmente, sino a diventare un bravissimo fotografo.
Al CGJF gli amici dell'Intermezzo lo ricordano ogni anno con una mostra dei suoi scatti ai musicisti che hanno calcato le scene del festival (uno dei primi e più raffinati dell'isola), a partire dal mitico palco dell'Arena Ticca, che io ricordo con il fondale perennemente mosso dal vento che arrivava dal mare, ed è un gran bel ricordo... E più gli anni passano più per me le foto di Gino sono emozionanti, perchè insieme all'amore per la musica, alla bellezza di certi indimenticabili concerti, restituiscono la memoria di estati mitiche, come lo diventano quelle di "quando eravamo molto giovani", o di quelle altrettanto belle di quando ai concerti ci portavamo anche i piccoli -- che al primo dleeeen di citar si addormentavano di colpo o che si scatenavano con le percusioni di Billy Cobham o ai suoni del Sun Ra Arkestra si incantavano... -- e poi... e poi... Dice bene Giuseppe Giordano, presidente dell'associazione L'Intermezzo: "Gino ci ha fatto un dono inestimabile, i suoi scatti sono depositari di una memoria storica del festival e difficilmente, un lavoro così certosino, meticoloso, pieno di entusiasmo e amore per la musica si potrà mai replicare. La sua amicizia, così come la sua straordinaria visione degli artisti e dei luoghi che li hanno accolti, Cala Gonone in primis, sono insostituibili. Per questo motivo ogni anno onoriamo il suo lavoro e la sua passione per la fotografia con la mostra permanente “No flash, please!” così che la sua opera non debba solamente essere celebrata dalla nostra associazione, ma che possa diventare patrimonio del festival e dei suoi ospiti."
Particolari di alcune foto di Gino Crisponi. Trattasi di foto (mie) di foto. Le originali in mostra sono molto, molto, molto meglio.

20 marzo 2017

A Orani con "Simone, le Castor"

Accompagnata dallo scrittore e giornalista Giacomo Mameli, sabato scorso, 18 marzo, ho presentato a Orani il mio libro Simone le Castor. La costruzione di una morale (Cuec, 1a ed. 2016, 2a ed. 2017) e posso dire di essere davvero contenta, sia per la quantità sia per la qualità della partecipazione. Meglio di me lo dice il breve saluto che ho trovato stamattina al risveglio:
“Grazie mille, Bastiana, per queste due ore estremamente interessanti e ricche di riflessioni. Non ho potuto non notare una coltre di empatia, palpabile, tra te e noi, tra te e la platea. Un ritorno a casa veramente ricco di emozioni. Il libro mi è piaciuto tantissimo, e ha segnato per me un ritorno al mio vecchio amore del liceo, la filosofia, amata e abbandonata per gli studi tecnici. L'idea, in estrema sintesi, che mi sono fatta della costruzione della morale in Simone è che questo processo viaggi parallelamente al processo di ricerca della felicità ma anche della verità e della giustizia, pilastri fondanti della sua morale. Spero tanto di avere altre occasioni di confronto. Un grande abbraccio e un augurio per i prossimi progetti.”
È Laura Pintus che scrive, architetto, madre di una bambina, alla guida dell'assessorato all'urbanistica del Comune di Orani. Sono parole che restituiscono senso pieno al mio lavoro e, in questo caso, soprattutto al loro, come amministratori, che nelle cose che propongono alla comunità ci mettono davvero la testa e il cuore. Mi sarebbe dispiaciuto, infatti, essere lì soltanto perché vi sono nata e cresciuta, d'ufficio, come si suol dire, e non invece, com'è stato davvero, per presentare un libro i cui contenuti l'amministrazione – e in particolare l'assessorato alla cultura – ha ritenuto anche di interesse per la comunità. Anch'io ho percepito un ascolto bello, alto, da parte di tutte le persone presenti, e mi sento colma di gratitudine.
Grazie all'assessore alla cultura Valerio Porcu, che ha saputo cogliere e restituire aspetti importanti del libro durante il suo saluto, che non è stato formale, ma davvero di grande spessore umano e culturale. Grazie al Sindaco Antonio Fadda, al suo stile, alla sua intelligentissima risposta alla mia domanda su Marianna Bussalai (ne parleremo ancora). Grazie a Valentina Loche, attrice di teatro, per le letture ad alta voce, grazie a Giuseppe Balvis, Elisa Masala, Anna Lisa Loche per la collaboraborazione tecnica. Grazie alle mie sorelle per il drink. 
[Nelle foto che mi hanno mandato stamattina: insieme a me, Giacomo Mameli, che ha coordinato la presentazione del libro; il Sindaco di Orani, Antonio Fadda, intervenuto durante la discussione; uno scorcio della platea. La locandina della rassegna dove è stata inserita la presentazione del mio libro; la copertina di quest'ultimo.]

4 marzo 2017

Non ti temo, mascherina

 
Ciao ciao, ci vediamo l'anno prossimo :-)
Orani, Su Patio, Bundheddu iscarazzau, Sa pentolaccia 2017
A medas annos!

13 febbraio 2017

Il poemetto di Tziu Predu Costanza

Ho conosciuto il poemetto quando ero bambina, trascritto da mio padre, che probabilmente lo sapeva a memoria, in uno dei tanti e allora per me misteriosi quaderni con la copertina nera, che lui riempiva con una calligrafia particolare, lievemente rovesciata. Il poemetto trasmesso oralmente, appunto è di Tziu Predu Costanza, al secolo Pietro Zichi, di Francesco e Costanza Goddi, muratore, nato e vissuto a Orani tra 1832 e il 1914. Dai versi traspare un poeta tanto visionario e ironico quanto arguto, perciò non c'è da stupirsi che non poche persone li ricordino ancora, tramandati di padre in figlio (non li ho mia sentiti da una donna), di bar in bar e forse, ancora, di camino in camino, come unu contu de ochìle. Così li hanno ricordati, oggi, alcuni amici: Frank (diretto discendente, anche lui poeta), Angelino (che sa sempre tutto!), Francesco e Luigi. Assemblo sinteticamente le informazioni che mi hanno dato, compreso il ritratto fotografico di Tziu Predu Costanza (ne esiste anche uno dipinto da Mario Delitala) e vado con il mitico "Su dilluviu universale".


Sa die e seghi de Santu Gavini
Si viet su dilluviu avverare
Eo chin babbu vimus in Oddini
Abbadiande terras pro arare
E Noè chi rettore it in Lodini
Preghiande e sichinde a preghiare.
Si sichit a ingrussare sa tempesta
Babbu rughet a manca e deo a destra.

Essende in su dilluviu Noè
Vimus carrande vinu dae Durgale
Battor imus a caddu e tres a pe'
Cand’est suzzessu su casu vatale.
Sende colande in sa vadde de su re
Vidimus unu carru andare male
In tale vadde vatt’unu traghinu
E nde picat a nois chin su vinu.

Sa die vintres de Capidanne
Chircavamus sa luche a lantiones
E comente andavamus accatande
Andavamus ponendel' a muntones
Comente vachet s’omine messande
Chi messat e nde vormat sos covones
Custos muntones sun de luche vera
Chi est cudda chi vidimus in s’aera

Zustu sa die trinta de su mese
E arveschende a sa die trintuna
Riunidos non semus chimbe o sese
Pro nd’arzare su sole ei sa luna
Mi' chi sa die est mortu Antoni Pese
Chi s’est aveschiu chin d'un oss' e pruna
Su sole ei sa luna nd'est arzada
E nde l’amus in artu repiada

Tres dies prima de acher su mundu
Imus carrande paza dae Dore
Zustu in sa jacca de Vasili Brundu
Bi vit Lutero su preghiadore
Nigheddu chi pariat unu bundu
Che ne nde jucher atteru colore
Custu preghiadore maumetanu
Contrariu a su Pontefice Romanu

Geremia vit mastru de terraglia
De tianos de broccas e brocchittas
Vatti sa terra dae Sinigaglia
Ca vit cava de terra iscuisita,
Samuele l’at dau sa medaglia
Atteru chei cussu si merìta
Ca pro accher brocchittas e tianos
S’arte non lia leana dae manos

Tobia leat s’arte de pastore
Cumpanzos chin Giobele e chin Palmeri
Teniat custos tres a servidore
Los cumanda Franziscu Savieri
Custos paschende in sos buscos de Dore
Vendiana su recottu a Onieri.
So de mente lizzeri e libertinu
Chi medas vortas vivet aba pro vinu.

Como cantamus de astronomia
Chergio sos pianetas visitare
Chin duas dies de sa verrovia
Mi basta pro andare e pro torrare,
In domo de Saturnu in s’osteria
Chin Marte e Giove amus chenau impare
E poi chi vinidu amus sa chena
Colana sos trojanos chi Elena.

Si pilisat su re Assirianu
Contr' a sos fizos de Gerusalè
Gherrende chin su re Samaritanu
Rughet dentes a terra Giosuè
A cheret ponne sa posta: Manzanu
Chi peso pius chitho de vostè?
E si nono dimandet a fulanu
Chin paris chin su re in Campidanu.

 [Abbozzo una traduzione con diverse licenze: "Assiriano" in it. non esiste, ma è bello; come nemmenio "fulano", che è spagnolo (il tale) o Vostè; "Sinigaglia" credo non si dica più dai tempi del Principe di Macchiavelli, ecc. Ma, appunto, abbozzo, e chi vuole divertirsi a suggerire emendamenti, benvenga.]

IL DILUVIO UNIVERSALE

Il giorno sedici di ottobre
Vide il diluvio s'avverare
Io e babbo eravamo a Oddini
Guardano le terre da arare
E Noè che era rettore a Lodini
Predicando persisteva a predicare.
Continuando a ingrossare la tempesta
Babbo cadde a manca e io a destra.

Nel pieno del diluvio di Noè
Stavamo portando vino da Durgale
Quattro a cavallo e tre a pe'
Quand'è successo il caso fatale
Passando nella valle del re
Vedemmo un carro andare male
In tale vallata c'è un riano
Che ci trascina via insieme al vino

Il giorno ventitre di settembre
Cercavamo la luce a tentoni
E come l'andavamo trovando
Ne facevamo ammasso a cumuloni
Come fa l'uomo mietendo
Che miete formando dei covoni
A mucchi enormi di luce vera
Come quella che vediamo nell'aèra

Giusto la giornata trenta
albeggiando a quella trentuna
Riuniti eravamo in cinque o in sei
Per alzare il sole e la luna
Vedi, il giorno è morto Antoni Pes
Soffocato dall'osso di una prugna
Il sole, la luna abbiamo alzata
E nel cielo l'abbiamo appuntata

Tre giorni prima di fare il mondo
Stavamo portando paglia da Dore
E nella terra di Vasili Brundu
Ecco Lutero il Predicatore
Nero che sembrava un demonio
Non aveva nessun altro colore
Questo predicatore maomettano
Contrario al Pontefice Romano

Geremia era maestro di terraglia
Di giare, brocche e brocchette
Portava la terracotta da Sinigaglia
Dov'era squisita la materia
Samuele gli diede la medaglia
Per fare brocchette e vasellami
Non gliela levano l'arte dalle mani

Tobia prende l'arte di pastore
Compagno di Giobbe e di Palmeri
Aveva questi tre servitori
Al suo comando Franziscu Savieri
Pascolando nei boschi di Dore
Vendevano ricotta a Oniferi.
Sono di mente leggero e libertino
Spesso bevo acqua per vino

Parliamo adesso di astronomia
Voglio i pianeti visitare
Con due giorni di ferrovia
Riesco ad andare e ritornare.
A casa di Saturno, all'osteria
Con Marte e Giove c'è una cena
E passano i Troiani con Elèna

Si agita improvviso il re Assiriano
Contro i figli di Gerusalè
Cade denti a terra Giosuè:
Vuole scommettere che domani
mi sveglio prima di Vostè?
Se non ci crede chieda a fulano
Che stava insieme al re nel Campidano.

Tziu Predu Costanza

29 ottobre 2016

Rosa e crisantemu

Non ho mai creduto – se non, forse, quando ero molto piccola – che mio padre conoscesse tutti i fiori del mondo, pure se lui, indirettamente, diceva di sì quando parlava dei crisantemi: "Su crisantemu es su viore pius bellu 'e su mundhu!" diceva, difendendo dal sorriso divertito di mia madre la coltivazione che ne faceva nell'orto, dove in bella fila, alla fine dell'estate, inziavano a spuntare i fiori bianchi e gialli.
Più tardi, andata a vivere da sola, ogni tanto li portava anche a me in bel mazzetto, i crisantemi dell'orto, in special modo quelli bianchi anticos, come li chiamava, che sono più grandi e rotondi di quelli in vendita nei negozi di fiori. No, a mamma no, naturalmente: per lei portava a casa solo ciclamini, orchidee, rose selvatiche, rametti di corbezzolo e di mirto.
Così è andata che anch'io ho preso ad amarli, i crisantemi, anche se a casa mia non ne ho più avuti dal 1999, e solo li compro per portarglieli insieme alle rose per mia madre. Tra me e le mie sorelle, infatti, con novembre ritorna anche l'aneddoto, per cui "no, a mamma niente crisantemi". Però ricordo di quella volta che, battibeccando ancora sui fiori, per un momento babbo la spuntò sulla bontà della sua coltivazione tirando fuori la carta che dovette credere definitivamente vincente: "Mari', est inoche chi non cumprendimus sas cosas zustas! Badiadìlos sos giapponesos: in Giappone su cristantemu es su viore 'e sa vida!". Il bel viso di mia madre si illuminò di stupore e meraviglia, ma appunto, durò solo un momento, ché pronta rispose: "Ma nd'ana a iscìre meda sos giapponesos!". 
(Ciao mamma, ciao babbo.)
Tina Modotti, Rose, Messico 1924

10 ottobre 2016

Autunno a Bidderosa

Non ricordo più da chi ho sentito questa storia quando ero bambina; forse dalla catechista, o forse alla radio, magari a Cararai. Non so. Fatto sta che di tanto in tanto, pur essendomi sottratta ormai da tempo immemore da ogni catechesi e pure da tutti i Cararai, mi torna in mente come un invito alla rassegnazione o a una resa sfinita alle cose non volute e involute, ma troppo più grandi della mia capacità di contrastarle.
– Signore, hai detto che non mi avresti mai abbandonata, ma mi sono voltata e ho visto solo le mie orme sulla spiaggia.
– Sono le mie che ti tengo in braccio.

8 ottobre 2016

Danzatrice

 
Entra in studio e mi fa: 
"Per cortesia, mi vedi se la danzatrice che sta ballando con Roberto Bolle è la figlia di Massimo Ranieri?". 
"Come sia chiama?"
"Luisa". 
E e mi appresto a digitare (un po' seccata, mi ha disturbato): Lu i sa Ca l... 
"No, ho detto Ranieri"
"Ma scusa, non è la figlia di Giovanni Calone?"
"Ahahahah!"
E ride, o scemm e guerr.