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30 settembre 2018

Tanca Manna

Geografia I

Giudico dalla mia geografia, qui non esistono
vulcani
la terra non si spacca, le case restano
inchiodate sulle pietre, l'isola non ha lana né
vipere,
scivola impercettibilmente come i continenti
che si spostano al ritmo di un'unghia che si
allunga.
S'incrina soltanto il sole, troppo vecchia
per tremare.

Antonella Anedda, Historiae, Einaudi, Torino 2018.
In punta di piedi si affaccia l'autunno all'imbrunire, trattenendo la luce estiva. 
Nuoro, Tanca Manna, 29 settembre.

8 giugno 2017

Salva con nome

"Siamo mortali, mortalmente spaventati
tremiamo come volpi e cani
diventando la muta di noi stessi.
Basta un sogno sbagliato
e la luce rode dove non c’è riparo.
Sbandiamo tra gli oggetti sperando siano veri.
Stringiamo gli occhi provando a dormire in pieno giorno
dicendo: qui e pensando là
offrendo sacrifici mentre spostiamo i mobili [...]"


2 aprile 2010

In una stessa terra

a Mauro Martini
Se ho scritto è per pensiero
perché ero in pensiero per la vita
per gli esseri felici
stretti nell’ombra della sera
per la sera che di colpo crollava sulle nuche.
Scrivevo per la pietà del buio
per ogni creatura che indietreggia
con la schiena premuta a una ringhiera
per l’attesa marina – senza grido – infinita.
Scrivi, dico a me stessa
e scrivo io per avanzare più sola nell’enigma
perché gli occhi mi allarmano
e mio è il silenzio dei passi, mia la luce deserta
da brughiera
sulla terra del viale.
Scrivi perché nulla è difeso e la parola bosco
trema più fragile del bosco, senza rami né uccelli
perché solo il coraggio può scavare
in alto la pazienza
fino a togliere peso
al peso nero del prato.
Antonella Anedda, Notti di pace occidentale, Donzelli, Roma 1999, p.31.

11 novembre 2009

Vedo dal buio

Vedo dal buio
come dal più radioso dei balconi.

Antonella Anedda, Notti di pace occidentale, Donzelli, Roma, 1999


12 settembre 2008

Siamo venuti a dormire

"La luna cade sui piatti, sui libri chiusi, sul pavimento. Cade piena, senza ombra, come se per un momento fermasse la necessità e l'orrore del mutamento e il bianco assorbisse nel suo cerchio l'oscurità degli addi, la sosta nell'angustia degli spazi e il lacerarsi che ci rende vivi. Ora è l'unica luce sulla ninnananna che canto alla bambina ricordando le parole senza mai pronunciarle. A bocca chiusa, a occhi chiusi, ascoltando il suono dell'acqua che si muove e impercettibilmente sale, più forte del mutamento, degli addii, del sonno che ci confonde...".

(Antonella Anedda, La luce delle cose, Feltrinelli, Milano 2000, p.179)

"Partì il giorno dopo per un'altra isola. Nel battello finì di leggere un ultimo libro, e arrivò il conforto delle parole, vicinissime, della ninna nanna corsa ricordata dall'autrice nell'ultima pagina:
Siamo venuti a dormire,
siamo venuti a sognare.
Non è vero, non è vero
che siamo venuti a vivere sulla terra."

(Nascar, Poliedro, Nuoro 2003, p. 52)