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27 marzo 2011

Sapore di sole


"Che sapore di sole oggi dal Viet-Nam
ma forse è proprio il sole qui, mi confondo."

29 ottobre 2010

S'animedda di A. e la risposta di Tziu Nino

I bambini e le bambine di Orani, da che mondo è mondo, chiamano la ricorrenza del secondo giorno di novembre S'animedda, "piccola anima", e l'aspettano con trepidazione, svuotando le zucche e incidendole con un coltellino sino a trasformarle in magnifiche e spaventose lucerne. Usciranno per le strade all'imbrunire del Giorno dei Morti, a piccoli gruppi, ma negli antichi vicoli del paese si incrociano anche dei piccoli camminatori solitari. Busseranno a ogni porta per chiedere su mortu mortu, in suffragio delle anime dei defunti incarnate nelle zucche illuminate: sas animeddas. In tutte le case già si prepara alacremente su mortu mortu da offrire, fatto di cose semplici e buone, che piacciono alle anime golose dei morti, nell'immaginario fantastico e inossidabile, e di cui in realtà sono golosi i vivaci bambini e bambine oranesi: papassinos, bistoccos pintaos o lijos; nuche, nuzzòla e méndhula, càrica e dinareddhu. Così tra qualche giorno scorazzeranno contenti nelle vie, con uno sforzo di compostezza perché è pur sempre il Giorno dei Morti, intanto che gli zaini adidas, nike ed hello kitty si riempiono sino a scoppiare. 
Nella mia lontana infanzia su mortu mortu si raccoglieva in sas cunas, invece, le federe bianche che le mamme disponevano come sacche da darci per l'atteso rituale, che sopravvive immutato in tutta la Barbagia.
Offerenti generose e anche generosi, dicevo; sennonché, oggi, un fraterno amico d'infanzia mi ha ricordato del burbero e tenero Tziu Nino, il suonatore di organetto che nelle feste di piazza – vuoi a Carnevale, vuoi a Santu Tanielle – con il suo dillu faceva ballare anche i morti. Tziu Nino in paese era un personaggio, e come tale era soggetto ai bonari scherzi da parte dei discoli, che di tanto in tanto lo importunavano tocchedhande senza motivo a casa sua, ossia smuovendo il pesante battente del portale. Così fece A., appunto, ma con motivo: in un pomeriggio del Giorno dei Morti di tanti anni fa bussò da Tziu Nino pro li pedire su mortu mortu e... cosa lo dico a fare?... la riposta che gli arrivò da dentro casa mi ha fatto ribaltare.

‎– TOC! TOC!

Chi èèèèhh?

S'animedda!

S'animedda chi bo' nd'alet!!!

No no, Tziu Ni', es' sa 'e veru!

– …

E fu così che Tziu Nino si distinse tra gli offerenti, non aprendo neppure all'innocente animedda di A.

Costantino Nivola, Su mortu mortu (1952)

20 luglio 2009

Luna, luna, luna, portami fortuna

Paolo Mòdolo – che all'epoca aveva una minuscola sartoria in piazza Convento, dove lavorava un pugno d'ore la sera per arrotondare il salario di minatore –, all'imbrunire del 20 luglio 1969 mise sulla soglia della bottega, rivolta verso la piazza, la scatola sputaimmagini - sì, quella che i nostri hermanos già chiamavano la caja tonta. Arrivò la gente a frotte, con i mesicheddos e i galli da combattimento. Che ve lo dico a fare? Lo sapete già. Ero piccola come voi, fu una notte magica, e il giorno che seguì aveva una luce più polverosa.


Luna, luna, luna
portami fortuna
portami dinai
po mi coiuai
cun d'unu sennereddu
bistiu a cappeddu
bistiu a sordau
arruttu a terra
e squatarau.
Filastrocca sarda tradizionalmente cantata alle bambine

5 dicembre 2008

Dedicato



I film incantavano e nel contempo mettevano paura. Passavano per una strada piena di polvere che brillando danzava o squarciavano il buio con la spada di luce. Chissà da dove arrivavano, e dove facevano ritorno, dopo aver sostato nel muro davanti a noi.
Più alcuna polvere lucente, ora, ma lo stupore si rinnova, negli occhi dei bambini. E nell'attesa che ritorni anche nei nostri, continuiamo al portarli al cinema, i bambini, gli occhi.

12 settembre 2008

Siamo venuti a dormire

"La luna cade sui piatti, sui libri chiusi, sul pavimento. Cade piena, senza ombra, come se per un momento fermasse la necessità e l'orrore del mutamento e il bianco assorbisse nel suo cerchio l'oscurità degli addi, la sosta nell'angustia degli spazi e il lacerarsi che ci rende vivi. Ora è l'unica luce sulla ninnananna che canto alla bambina ricordando le parole senza mai pronunciarle. A bocca chiusa, a occhi chiusi, ascoltando il suono dell'acqua che si muove e impercettibilmente sale, più forte del mutamento, degli addii, del sonno che ci confonde...".

(Antonella Anedda, La luce delle cose, Feltrinelli, Milano 2000, p.179)

"Partì il giorno dopo per un'altra isola. Nel battello finì di leggere un ultimo libro, e arrivò il conforto delle parole, vicinissime, della ninna nanna corsa ricordata dall'autrice nell'ultima pagina:
Siamo venuti a dormire,
siamo venuti a sognare.
Non è vero, non è vero
che siamo venuti a vivere sulla terra."

(Nascar, Poliedro, Nuoro 2003, p. 52)