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23 settembre 2011

Luce lumaca

"Aspetta, aspetta, finalmente dopo mezz'ora si aprì una finestra dell'ultimo piano (la casa era di quattro piani) e Pinocchio vide affacciarsi una grossa Lumaca, che aveva un lumicino acceso sul capo, la quale disse:
– Chi è a quest'ora?
– La Fata è in casa? – domandò il burattino.
– La Fata dorme e non vuol essere svegliata: ma tu chi sei?
– Sono io!
– Chi io?
– Pinocchio.
– Chi Pinocchio?
– Il burattino, quello che sta in casa colla Fata.
– Ah! ho capito – disse la Lumaca. – Aspettami costì, che ora scendo giù e ti apro subito.
– Spicciatevi, per carità, perché io muoio dal freddo.
– Ragazzo mio, io sono una lumaca, e le lumache non hanno mai fretta."
Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio

Non se ne poteva più di aspettare che s'accendesse la lampadina pigiando l'interruttore, eh.

19 settembre 2011

Miaiolu

Certo, ho veduto molte cose. E qualcuna terribile. Ma non occorre andar lontano. Se può giovarti, ti dirò che gli immortali sanno la strada della cappa del camino.
Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, Einaudi, Torino 1947, p. 40.


8 gennaio 2011

Noi due saremmo

"Oh, Jake. Noi due saremmo stati bene assieme", fa dire Hemingway a Brett, alla fine di Fiesta
La prendo un po' alla larga per scrivere del ricordo di un viaggio di tanti anni fa. O meglio, di un unico ricordo di quel viaggio.
1984, credo, quando ancora le estati erano interminabili e i viaggi, anche con poche lire, duravano a lungo, e si tornava a casa solo per resa alla stanchezza. Quella volta girammo in lungo e in largo i Paesi Baschi. Nella tasca dello zaino avevo l'ultima edizione dell'epoca di un Oscar Mondadori che usavo come fosse una guida del Touring Club: Fiesta, appunto, con cui tracciammo le nostre tappe sino ad arrivare puntuali anche alla fiesta di San Fermín, a Pamplona, dove sostammo per una settimana divertendoci come "i pazzi" - direbbero oggi i nostri ragazzi (con l'articolo, chissà perché). 
E tutto ciò solo per dire che fu proprio a Pamplona che vidi il mio primo funambolo, e mi affascinò. Non è più capitato di incontrarne un altro uguale, però di sognarlo sì. Anche stanotte.  


11 settembre 2010

La scuola pubblica sta morendo

Bella, prof! Pimpami la storia.
Caparezza

FATICA: Lo diceva anche lo spagnolo – palloso al limite del sostenibile – che per conoscere bisogna faticare e non poco. Invece siamo viziati, abituati ad "avere" (?) tutto a portata di mano, a disposizione, facilmente "condivisibile" senza dipendere da un previo sforzo, trovando "il sole in alto senza essercelo caricato sulle spalle".* 
Da questo punto di vista i social network sono micidiali, rafforzando in modo inquantificabile l'automatismo della pseudo condivisione.
Si prende e si porta a casa e spesso senza neppure dire grazie. D'altra parte chi ringraziare se non si conosce neppure da dove è partito il "dono", com'è stato confezionato e perché?
Tutto è a disposizione, a portata di tutti, come l'aria. E l'aria è ciò che chiamiamo naturale, come le patate (?), appunto, che sono uguali e identiche in tutto il mondo.
Per capire ci vuole tempo, e nella panna planetaria dell'informazione che monta vertiginosamente in rete devi attivare la funzione "distruzione" per poter isolare quello che TI SERVE davvero. Questo lo chiariva molto bene Luigi Crocetti, uno dei padri della biblioteconomia italiana, a proposito della classificazione e reperibilità dei documenti, in tempi in cui si è temuta la morte del libro (e dei cataloghi). Vabbè.
* Josè Ortega y Gasset, La ribellione delle massetraduzione di Salvatore Battaglia, Il Mulino, Bologna 1962.

ORIGINALITA': Non si può dire niente di originale se non si conoscono le origini da cui partire per la rielaborazione, rassegnamoci. Tutto diventa come le patate dei MacDonald's (a proposito: lunga vita a Mc Puddu!).

STORIELLA: Un prof ginnasiale, memorabile non fosse altro perchè era l'unico che all'epoca (era la fine dei '70) ci vietava di fumare in classe, non sorrideva mai, di ridere non se ne parlava nemmeno. Ma in un'indimenticabile mattina di neve, leggendo ad alta voce Le rane di Aristofane si stese a braccia aperte sulla cattedra per il gran ridere. E noi con lui. E a un certo punto non si capiva più se stavamo ridendo o piangendo tanto forti erano le convulsioni. Questo post è dedicato a lui.


Jacques Tati, Playtime, 1967

10 febbraio 2010

Un pensiero per Basaglia

I cambiamenti sono ancora guidati dalle idee dei sognatori che attraversano oceani di dolore senza un dio che protegga, garantisca l'oblio o il perdono, distragga dalla condizione di animali che vivono sapendo di dover morire.
Ogni dio spaventa quando non assume su di sé e impedisce di assumere la condizione umana, atteggiamento imprescindibile per abitare il mondo con i propri simili, sentendoli come tali. 

La foto proviene dall'archivio di Anatolij Krymskij; 
grazie a mirumir per avermici condotto.