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23 gennaio 2016

Between the words

Bianconiglio: Uh, poffare poffarissimo! È tardi! È tardi! È tardi!
Alice: Questo sì che è buffo. Perché mai dovrebbe essere tardi per un coniglio? Mi scusi? Signore!
Bianconiglio: Macché! Macché! Non aspettano che me! In ritardo sono già! Non mi posso trattenere!
Alice: Dev’essere qualcosa di importante. Forse un ricevimento. Signor Bianconiglio! Aspetti!
Bianconiglio: Oh, no, no, no, no, no, no! È tardi! È tardi, sai? Io sono già in mezzo ai guai! Neppure posso dirti “ciao”: ho fretta! Ho fretta, sai?
Lewis Carroll, Alice nel Paese delle meraviglie

C'è chi dice di non leggere perché – classicamente non ha tempo. Così, in quest'ultimo periodo, a proposito di battaglie combattute per incrementare la lettura di libri, abbiamo assistito all'annoso dibattito sull'opportunità e l'efficacia della riduzione dei capolavori della letteratura mondiale e non solo (come attualmente sta facendo un editore nostrano, editando una serie che "distilla" alcuni fra i bestseller più venduti nell’ultimo decennio; un noir di Larsson, ad esempio, passa da 600 a 240 pagine). Ma così, ancora, non stiamo affrontando il problema alla radice, eh: nei famosi "tempi come questi" perché affidarsi ancora ai bignamini? Mettiamo tutto nelle mani di Nicholas Rougeux e non parliamone più.
Nicholas Rougeaux, Between the words

28 febbraio 2011

Vuoi dire che

"Oh, adesso viene il bello!" pensò Alice. "Sono contenta che comincino gli indovinelli, ci si può arrivare!" soggiunse a voce alta.
"Vuoi dire che pensi di poter trovare la risposta?" disse la Lepre Marzolina.
"Proprio così!" disse Alice.
"Allora dovresti dire quello che pensi" continuò la lepre Marzolina.
"Lo faccio sempre" rispose Alice d'un fiato. "Almeno… almeno penso quello che dico… che è la stessa cosa, no?".
"Non è la stessa cosa per niente" disse il Cappellaio, "sarebbe come dire che 'vedo ciò che mangio' è la stessa cosa di 'mangio ciò che vedo'!".
"Sarebbe come dire" aggiunse la Lepre Marzolina, "che 'mi piace ciò che prendo' è la stessa cosa di 'prendo ciò che mi piace'!".
"Sarebbe come dire" soggiunse il Ghiro, che sembrava parlare nel sonno, "che 'respiro quando dormo' è la stessa cosa di 'dormo quando respiro'!".
"Ma è la stessa cosa per te!" disse il Cappellaio, e qui la conversazione languì, e i convitati rimasero in silenzio per qualche minuto, mentre Alice passava in rassegna tutto quello che sapeva su corvi e tavolini, cioè non molto.
Fu il Cappellaio a rompere il silenzio: "Quanto ne abbiamo oggi?" disse rivolto ad Alice: aveva tirato fuori l'orologio di tasca e lo guardava perplesso, scuotendolo di continuo e portandolo all'orecchio.
Lewis Carrol, Alice nel paese delle meraviglie, traduzione di Aldo Busi, testo originale a fronte, Feltrinelli, Milano 1993, p. 101.
Illustrazione di Chiara Carrer