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2 febbraio 2018

Vuol dire arte

Orani vuol dire arte. Perché tutte le Muse sono venerate ai piedi del Monte Gonare. Pittura e scultura, architettura, poesia e prosa, l’uso sapiente delle mani nelle sartorie di Mura o Modolo con velluti Visconti di Modrone o nelle botteghe artigiane con le lamiere di Roberto Ziranu, maestro di brunitura e d’incisione. Tutt’attorno una montagna dove vivono le sirene. E la guglia di Sant’Andrea. In piazza Santa Croce nel 1388 fu firmata la pace tra Eleonora d’Arborea e gli Aragonesi. In una chiesa c’è un organo del 1732, ha 369 canne.
Qui è nato, nel 1950, Salvatore Niffoi. Vedove scalze, Matoforu aedo di Thilipirches, il bandito Bantine Bagolaris che torna a Maragolò: fantasia e realtà nella lingua forte e immaginifica del narratore Premio Campiello. [...]  Proviamo a raccontarlo, questo luogo, da un punto di vista un po’ differente. Seguiremo, per capire da quale humus prende alimento la narrativa dell’autore del “Maestro di metafore”, le tracce di altri grandi che si sono distinti nel Pantheon di questo piccolo paese della Barbagia. Su tutti due nomi: Costantino Nivola (1911-1988) e Mario Delitala (1877-1990). Nivola e Delitala, come Niffoi, un tutt’uno col paese dove sono nati e sono amati.
Prima di sbarcare a New York con la moglie ebrea Ruth Guggenheim, Nivola lavora alla Olivetti di Ivrea. Diventa direttore artistico di “Interiors” e di “Progressive Architecture”, firma la prima personale alla Nagy Gallery a New York, partecipa alla Quadriennale di Roma, poi la cattedra ad Harvard. Continua a scolpire e dipingere. Nel 1958 torna a Orani, completa la facciata della chiesa dell’Itria. In un amarcord di quarant’anni scrive di essere nato «tutto rosso, come un coniglio appena spellato. Era mezzogiorno e mezzo, il 5 luglio 1911: dalla finestra della stanza entrava l’aria tiepida e con essa migliaia di suoni gradevoli, prodotti dagli uccelli, i grilli, le api e anche dagli scoppi dei piselli selvatici». Il resto si sa. American Academy of Arts, professore tra Harvard e la University of California di Berkeley, nel 1982 è alla Reale Accademia di Belle Arti all’Aja. Torna a Orani e descrive «le due minuscole finestre delle due altrettanto minuscole stanze da letto della casa dove sono nato e che davano sull’orto di don Pietropaolo Meloni». Ritrova Elias, «uno dei quattro manovali che lavoravano alla costruzione della villa Cusinu a Orotelli», e potrà scrivere la poesia-epitaffio con sei versi: «Sono tornato a Orani/ annunziato dalle tue comari/ “ricco potente è”/ hanno detto/ “meschino”, hai risposto/ “costretto a vivere in terre straniere». Orani lo venera. Gli dedica un museo. Con iniziative intelligenti. 
Va in terre straniere anche Mario Delitala, nome già affermato quando Nivola nasce. Artista da bambino: «Avevo una certa tendenza alla pittura che manifestavo disegnando caricature o dipingendo cartelli di réclame per i balli studenteschi o rappresentazioni teatrali». Comincia con le scene per una commedia di Terenzio, poi vita paesana, case e cortili, l’asino alla mola, ritratti di Ziu Predu Costanza. Con gli anni emerge «la predisposizione alla resa somatica dei volti». Sono le basi per i successi prossimi venturi. Alla fine degli anni 20 Delitala decora il Duomo di Lanusei: disegni geometrici, le quattro lunette delle Maddelene nella «cappella Sistina dell’Ogliastra», le grandi tele della Crocifissione, della Natività e della Deposizione. Venezia, Roma. Arriva la direzione della Scuola del libro di Urbino, darà valore aggiunto moderno alla città di Raffaello. La stilistica è una delle materie preferite. C’è poi l’Africa per «avvicinare – scrive la critica d’arte Maria Luisa Frongia – nuove culture, paesaggi, abitudini e volti inconsueti». Chi può, guardi i capolavori La donna di Bengasi, i cammelli di Agedabia, la moschea, le spiagge con palme. 
Delitala torna in Italia, altre città, il trionfo alla Mostra internazionale del libro d’arte e alla ventesima Biennale veneziana con “La cacciata dell’Arrendadore”. E ancora Palermo, Pesaro, in Sardegna lavora a Nuoro, decora l’aula magna dell’università di Sassari, è ad Alghero, Castiadas, altre città. Oggi Lanusei gli dedica il liceo artistico.
Scrittori, artisti, ma anche altre figure nel nome di Orani. Pietro Borrotzu (1921-1944), eroe della seconda guerra mondiale, comandante partigiano torturato e fucilato a Chiusola di La Spezia dai nazifascisti. Nel 1946-47 ottiene la laurea ad honorem a Sassari, è medaglia d’oro al valor militare. E poi una donna, la prima femminista del Psd’Az. Si chiamava Marianna Bussalai (1904-1947). Piccola di statura, la chiamavano “Marianedda de sos Battor Moros” [...] Ieri e oggi, nel paese dei romanzi di Niffoi. Perché la tradizione letteraria continua. Bastiana Madau, scrittrice raffinata, direttrice-mito della biblioteca di Orgosolo, organizza pomeriggi letterari in una casa padronale dell’Ottocento, casa Maninchedda. È la tradizione letteraria che, nel paese della “Vedova scalza”, viene proposta settimana dopo settimana alla gente. Per crescere. Dibattiti in nome della cultura. Madau, parlando della Bussalai, nel saggio “L’antifascismo di madre in madre”, ha scritto: «La bara leggera fu trasportata dalla casa alla chiesa al camposanto antico, dagli amici, che a turno la sollevavano con tenerezza composta, percorrendo i vicoli di Orani. Arrivarono da Sassari, Cagliari, Nuoro, da ogni paese della Barbagia, dell’Ogliastra e del Campidano, a dare l’ultimo saluto alla nobile ragazza, amica degli umili, libera e ribelle».
In questa temperie civile e culturale nascono i libri di Salvatore Niffoi. Chi li conosce e li ama, sa che vengono dal cuore grande di una terra dura e generosa.
Giacomo Mameli, Viaggio a Orani dove nascono le storie di Niffoi, La Nuova Sardegna, giovedì 1 febbraio 2017.

18 febbraio 2013

Soliloqui e colloqui sattiani

La verità è che la scienza giuridica è una scienza morale, non soltanto nel senso della più o meno arbitraria classificazione scolastica, ma perché essa più che qualunque altra scienza richiede un impegno morale in chi la professa. Disgraziatamente il contradditorio ordinamento italiano, che si inspira all’augusto modello dell’università medioevale, e nello stesso tempo, statizzando la scuola, riduce i giuristi a impiegati, senza neppure gli umili doveri che sostanziano il rapporto di impiego, rende difficile non che osservare, sentire quell’impegno. Eppure è così. A differenza di ogni altro uomo di studi, che può ben isolarsi nei suoi libri ed eccellere, acquistando una fama che a noi è in generale negata, il giurista deve vivere intensissimamente la vita che si srotola e rotola sotto i suoi occhi, osservare i fenomeni sociali o pseudosociali che agitano il mondo, penetrare le istanze che ad ogni momento gli esseri umani propongono in nome della politica, dell’arte, della religione, della libertà e via dicendo, deve insomma leggere il giornale. E il suo modo di vivere la vita è il più singolare che si possa immaginare: perché egli non deve agire (non potrebbe anche se volesse), ma deve partecipare all’azione col giudizio, cioè con qualcosa che appare come la negazione dell’azione ed è comunque in perenne contrasto con essa. Per questo il giurista è dipinto spesso come un reazionario (non si è detto che le leggi sono sempre in ritardo rispetto alla vita?), e in effetti lo è: perché egli custodisce nel suo animo valori eterni che la vita non sopporta o mal sopporta, perché alla vita interessa semplicemente vivere. Per questo le posizioni concettuali del giurista non hanno solo un valore tecnico, come suole impropriamente dirsi, non sono costruzioni o teorizzazioni più o meno fungibili, ma sono la vita stessa colta nella concretezza del suo essere, e hanno quindi una forza di penetrazione e di formazione spirituale che nessuna ideologia può avere.
Giurista è colui che dice sempre di no. Questo è il suo impegno morale, grave impegno perché nulla è più difficile che dire di no. Per sostenerlo non basta studiare e conoscere le leggi (con questo si diventa al massimo professori, e sia pure buoni professori), occorre stabilire una comunicazione, attraverso gli studi che un tempo si chiamavano umani, coi grandi spiriti che ci hanno preceduto, occorre vivere l’esperienza del passato, ma sopra tutto acquistare nella meditazione, e quasi in una perpetua confessione, esperienza di sé.
Salvatore Satta, Soliloqui e colloqui di un giurista, prefazione di Ferdinando Mazzarella, Ilisso, Nuoro 2004, pp. 35-36.
Mario Delitala, Il giovane studioso, 1933 (particolare)

21 gennaio 2011

Al terzo livello dell'incubo

Sino a quando durerà? E chi ce ne tirerà fuori? Possiamo anche urlare nelle piazze – facciamolo – ma se non interviene sa justissia siamo definitivamente spacciati.

Mario Delitala, La cacciata dell'arrendatore [part.], 1926.