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3 settembre 2011

Cara amica

Cara amica, quanto più questo mondo è dolente, tanto più noi dobbiamo coltivare la gioia senza motivo.
S. P., dall'ultima lettera inviatami da New Delhi
 

E allora, nonostante questa formidabile estate, noi sorridiamo, sorridiamo sempre, sorridamo veramente.
Ai miei amori, P. G. e A.

1 luglio 2010

Destra e sinistra 1.


La categoria del "diverso" non ha alcuna autonomia analitica rispetto al tema della giustizia per la semplice ragione che non solo le donne sono diverse dagli uomini, ma ogni donna e ogni uomo sono diversi, gli uni dagli altri. La diversità diventa rilevante quando sta alla base di una discriminazione ingiusta. Però, che la discriminazione sia ingiusta, non dipende dal fatto della diversità ma dall'insussistenza di buone ragioni per un trattamento diseguale.
Norberto Bobbio, Destra e sinistra. Ragioni e significati di una distinzione politica, Donzelli, Roma 1994, p. 64.

12 marzo 2010

Pomodoro, giallo, mare

Paolo Curreli, acrilico (2007)

"Tentiamo di essere il più possibile giusti con il mondo e con gli altri per essere in armonia perché la vita è labile", ha scritto un amico in una lettera di qualche giorno fa (e mi sembra sia già passato un anno, tanto c'è un prima e un dopo in un troppo breve lasso di tempo)... Ci riflettevo ancora oggi su quelle parole, arrivate, appunto nel triste contesto della perdita di una persona cara, così interna alla nostra storia, ai giorni, e andata via con una serenità di proporzioni incredibili se rapportata alla sofferenza patita negli ultimi mesi, e che sostegno a tutti coloro che l'amavano (l'amano), conforto e anche momenti di felicità ha saputo dare à bout de souffle… Ecco, credo di capire ancora di più, ora, quanto non siano affatto banali o scontate queste parole e quanto invece vere e potenti. Essere il più possibile giusti e in armonia col mondo (così disarmonico)… Il tema è da un miliardo e meriterebbe ben altro che un post su un misero blog, ma desidero lasciarne almeno una piccola traccia esperita.

23 febbraio 2010

D'accordo, portami via

Di tanto in tanto, invece, arriva la lettera di una persona che sta bene ed è ancora piena di entusiasmo, e conforta, come oggi, come una promessa.


Cara, /…/ spererei tanto di incontrarti e parlare, parlare... No, non sono più su quel "fronte" e, anzi, vorrei abbandonare ogni fronte della politica per dedicarmi all'unica cosa che mi pare valga ancora la pena: il complicato, malcerto fronte letterario, il lento lavorio sulle coscienze. Ho terminato un libro che trae le conclusioni dell'espereinza politica, ma in senso alto, tramite l'interpretazione di un testo tanto meraviglioso quanto incompreso: La morte di Danton di Georg Büchner, un autore tedesco morto a 23 anni, avendo scritto tre dei massimi capovalori, avendo fatto la rivoluzione e conquistato una cattedra di anatomia comparata a Zurigo. Uscirà non solo in tedesco - e in Germania lo ritengono uno dei libri di germanistica più importante degli ultimi anni - ma anche in italiano. Te lo invierò. E ora sono anima e corpo con Kafka, che credevo di conoscere fin troppo e che ho invece riscoperto in un'ottica veramente nuova. Sto preparando un tutto-Kafka: vita, morte, opere e miracoli. E sono così entusiasta di 'maneggiare' solo cose belle, buone e giuste, che tutto il resto mi pare un ricordo lontano, sofferto e per questo utile. E tu, il tuo lavoro, i tuoi? /.../ Spero proprio di avere modo di incontrarti, o qui, o a N., o a C. Se mi dovessi trasferire tra Berlino e Parigi (come spero e come avrei già fatto se solo sapessi dove andrà a vivere mio figlio, che dal prossimo anno dovrebbe comunque proseguire gli studi in Gran Bretagna), dovrai venirmi a trovare: ho voglia di metropoli, di aria, di circolazione attorno a me, e di portare con me solo poche persone, fra cui certo te.
S.