Visualizzazione post con etichetta Natalia Ginzburg. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Natalia Ginzburg. Mostra tutti i post

11 gennaio 2018

Un tè con biscotti e concetti a Casa Maninchedda - primo appuntamento

"... le vere e belle fiabe sono in verità inoffensive. Esse sono situate nell’unico luogo dell’universo dove non esiste offesa, cioè nei regni della vita fantastica. Quando mettono paura, è la paura salubre e liberatrice della fantasia, paura di cui lo spirito ha desiderio e alla quale si protende come a una fiamma che lo riscaldi. Della vita fantastica, i bambini hanno fame e sete, le fate e i maghi abitano nel loro pensiero e il fatto che non esistano nella realtà è per loro giustamente irrilevante, perché i regni della vita fantastica sono popolati di oggetti comunque invisibili e intangibili. Nei regni della vita fantastica, anche le immagini più crudeli generano felicità. Si sa bene che la felicità è fatta anche di spavento e di angoscia. Sopprimere lo spavento e l’angoscia, significa sopprimere anche la felicità."
Dal saggio "Senza fate e senza maghi" di Natalia Ginzburg, in Vita immaginaria, contenuto nel Meridiano dedicato alla scrittrice. Ne parlerò domani a Orani in una conversazione sull'educazione alla lettura che fa parte di un ciclo di appuntamenti culturali invernali organizzato dall'Amministrazione Comunale e dalla Pro Loco.

1 marzo 2017

L'errore comune

Ma l'errore comune era sempre credere che tutto si potesse trasformare in poesia e parole. Ne conseguì un disgusto di poesia e parole, così forte che incluse anche la vera poesia e le vere parole, per cui alla fine ognuno tacque, impietrito di noia e di nausea. Era necessario tornare a scegliere le parole, a scrutarle per sentire se erano false o vere, se avevano o no vere radici in noi, o se avevano soltanto le effimere radici della comune illusione. Era dunque necessario, se uno scriveva, tornare ad assumere il proprio mestiere che aveva, nella generale ubriachezza, dimenticato. E il tempo che seguì fu come il tempo che segue l'ubriachezza, e che è di nausea, di languore e di tedio; e tutti si sentirono, in un modo o nell'altro, ingannati e traditi: sia quelli che abitavano la realtà, sia quelli che possedevano, o credevano di possedere, i mezzi per raccontarla. Così ciascuno riprese, solo e malcontento, la sua strada.
Natalia Ginzburg, Lessico famigliare, introduzione di Cesare Garboli, Einaudi, Torino, 1963, p. 167.
Fotogramma da Lo spirito dell'alveare (1973) di Víctor Erice