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17 dicembre 2010

Una terra, bla, bla, bla












La Sardegna è storicamente una terra che produce mitologie e mitografie. Finiti i tempi delle osservazioni scientifiche alla Maurice Le Lannouin cui la geografia dell’isola si “leggeva” come un libro di storia – essendo, appunto, l’isola piuttosto defilata dai processi proprio per le sue caratteristiche fisiche – è curioso constatare come ancora oggi, invece, alcuni fenomeni conservino, per così dire, una certa “fissità”.

Per leggere integralmente l'articolo, vai all'ultimo numero del manifesto sardo.

1 agosto 2010

C'è una meta


Foto di foto che ho scattato al Kon-Tiki (Bygdoy, Oslo, Norvegia)




C'è una meta
per il vento dell'inverno:
il rumore del mare.
Ikenishi Gonsui (1650-1722)

Laggiù le persone sono semplici e non fanno domande. Sono abituate ad avere il blu nel cuore. La sera, non chiudono le porte. Ascoltano gli uccelli e credono che quella musica venga dagli alberi del cocco che sostengono le loro esistenze. Vanno a piedi nudi sulla sabbia e vivono alla giornata della loro pesca. La sera si riuniscono sulla spiaggia per cantare e fare musica. Noi saremo semplici come loro, seduti per terra, all'ascolto dei ravanes e di una voce più antica di quella dell'oceano. Nelle tue braccia dormirà un bambino nudo. Tuonerà nel nostro ventre come un ciclone. Questo ci farà ridere, poi fremere. E quando i nostri sensi saranno tutti risvegliati, andremo a rifugiarci nella nostra capanna attraversata dal vento.
Agalega, isole di brezza e di corallo, di rocce e schiuma. Lavate dai ritmi dell'oceano. Dalla grazia e dal fuoco dei loro soli. Isole della mia ultima ora, della mia ultima vita.

Ananda Devi, Pagli, traduzione di Cristina Schiavone, Ibis, Como-Pavia 2004, p. 84.

8 luglio 2010

L'isola dei balocchi

Tra uno spettacolo e l'altro, sorrisi arrotolati, giovedì patinati, scimmie a casa tua.

Grazie a Fabrizio Gatti per le immersioni.  

25 luglio 2009

GUIDE TURISTICHE – 1. Norvegia





"Io non ho omicidi da raccontare, ma gioie e sofferenze e amori. E l’amore è pericoloso e violento quanto un omicidio.
Tutti i boschi sono verdi ormai, ho pensato stamattina mentre mi vestivo. Guarda, la neve si scioglie sulle montagne, ovunque le bestie scalpitano per uscire dalle stalle, e le finestre delle case sono spalancate. Mi sbottono la camicia e lascio che il vento mi soffi contro, mi sento posseduto dalle stelle, da un’intima irrequietezza, è come tanti anni fa, quando ero giovane e più impetuoso di adesso. Ci sarà forse un bosco, penso, a est o a ovest di qui, dove un vecchio può sentirsi bene quanto un giovane. È lì che andrò."

(Knut Hamsun, Un vagabondo suona in sordina [Ev vandrer spiller med sordin], 1909; traduzione dal norvegese di Fulvio Ferrari, Iperborea, Milano 2005, pp. 11-12)