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15 aprile 2021

Siro

Facendo una ricerca  per motivi di lavoro, casualmente m'imbatto in un aforisma attribuito al drammaturgo romano Publilio Siro (85 a.C., Nisibis, Turchia): "Un'amicizia che finisce non è mai cominciata". Forse un po' semplicistico, penso; e di primo acchito mi sembra troppo tranchant per poterlo assegnare a una penna raffinata come quella di chi scrisse, ad esempio, "Etiam capillus unus habet umbram suam" (Anche un solo capello ha la sua ombra)... Non lo so, e comunque – publiliosirano autentico o falso –, l'aforisma fa emergere il sottofondo di tristezza che a lungo accompagna chi perde un amico (o un'amica), e forse vuole indicare che – preso atto della fine di una relazione vissuta illusoriamente come un'amicizia di valore – non ha senso indagare sul cosa altro invece fosse o sul niente che invece era: non dissiperebbe la nebbia, non attenuerebbe la delusione, non contribuirebbe alla conoscenza della "verità" e solo risulterebbe essere una ricerca inutile almeno quanto la stessa tristezza. Solo il tempo guarisce simili piccoli o grandi lutti, la ragione non serve.
Ciò detto, sì… è plausibile che l'aforisma sia di Siro.

19 gennaio 2021

Càstia

La casa di campagna ce l'ho da oltre vent'anni, l'ho messa su a Crannicosa con i soldi della liquidazione che mi ha dato, non volentieri, il giornale dove ho lavorato tutta la vita, bene, sino agli ultimi anni, pessimi. È sorta dove mio nonno aveva l'ovile per capre, pecore e qualche mucca. Verso oriente vedo il nuraghe dell'Orco e l'acropoli di S'Argidda, da lì escono il sole e la luna che poi vanno a finire dietro Santa Vittoria, a ovest. …

Giacomo Mameli, Castia. Cronache da un paese di pietre, [con illustrazioni di Lorenzo Vacca], Villanova Monteleone, Soter 2020, p. 70.

18 maggio 2015

Usciamo?

Issimus?  Accurzeddu,  a nos piccare un azzicu 'e sole,  un azzicu 'e ventu. Pro abbarrare in tira,  chi sind'andet sa nue,  de sa solidade s'istrìa. Chi si nd'andet s'istrìa. 
(sms di Mag)

17 aprile 2015

Uscita dal cinema

Ieri sera, all'uscita dal cinema, ho incontrato alcuni vecchi amici che non vedevo da un po' (soprattutto in inverno "si esce poco la sera, persino quando è festa..."). Bei volti, qualche ruga in più, e le amiche, forse, qualche linea rotonda di "troppo" – virgoletto perché in realtà sono solo linee giuste, quelle che segnano il tempo che passa anche per i guerrieri... Già, ché così sono ancora per me gli amici di sempre, con il loro parlare pacato tra disincanto e ironia, delusioni tante, ma nessuna medaglia da stronzi appuntata nel petto.

7 dicembre 2013

Le navi

... 
Io certamente tornerò, insieme agli amici e avvolto ai sogni.
Io certamente canterò e non passerà un anno. 
Vladimir Vysotsky

29 novembre 2013

Vigilanza, inquietudine, manutenzione

"... E l'ho visto bene, questo paese pieno di olivi belli e improduttivi, macerie e vestigia archeologiche, strade romane, boschi e paesi abbandonati, persiane di legno che sbattono al vento, sapori di una volta e tanti ristoranti con la cucina della nonna. Tutto bello e statico: tradizione, vecchi miti, rendita di posizione. Sarà che il peso del passato offende il presente, sarà che siamo vecchi e il cuore batte per la vita già andata, sarà per questo o altro ma di sicuro per fare la manutenzione bisogna essere vigili e inquieti. Niente secondo atto. Se il passato è ideale, ogni analisi del presente risulterà, al confronto, perdente. Quindi è meglio mettere su un'espressione melodrammatica. Chi possiamo accusare della nostra sventura? Noi stessi? Meglio tirare in ballo l'ultima calamità, quella pioggia così battente che mai a memoria d'uomo...". 
Antonio Pascale, Le attenuanti sentimentali, Einaudi, Torino 2013, p. 131
Cagliari, Poetto, 20 nov. 2013. Lo scatto è di Compy Marco 

5 aprile 2012

Sacrario ai caduti di tutte le feste

Le foto in bn colorizzate a mano sono di Massimo Golfieri. Vengono da una indimenticabile mostra fatta a Orgosolo una dozzina di anni fa e allestita insieme a dei pannelli a olio che ritraevano i sinnos, i tagli, tutti diversi e ciascuno con un suo nome, fatti dal pastore nell'orecchio di ogni agnello per poter riconoscere il suo gregge in caso di abigeato. All'inaugurazione della mostra il poeta Alberto Masala – in giacca e cravatta, alle sue spalle una vecchia lavagna chiesta in prestito alle scuole elementari del paese – lesse il "Testamento di un vecchio ladro di pecore", documento autentico pubblicato nel 1954 da Alberto Moravia nella sua rivista Nuovi Argomenti, in cui l'anziano pastore spiega come si rubano le pecore.

8 marzo 2012

Laura

"Un augurio alle sorelle della mia vita, teniamoci strette nella gioia e nella tristezza. Proteggiamo il nostro valore e non diamo per scontato nessun diritto, non ci regaleranno nulla. Vi voglio bene."

28 gennaio 2012

L'energia del vuoto

Hai scritto: "Oggi è uno di quei giorni in cui avrei fatto volentieri 6-7 ore di cammino su sentieri impervi, tra le rocce taglienti come coltelli del mio entroterra, a picco sul mare, o in mezzo alle montagne, o su un altopiano verde di erba che ricomincia a venir su. In quegli spazi che riempiono l’anima di odori di ginepro, o di asfodelo, o coi funghi che nascon come funghi, con la mia vista che sente il passo, guarda in basso, il cervello che ascolta il battito del cuore e il frullo delle ali di un rapace che ti passa ad un metro, e fai in tempo solo a vedere l’ombra del fruscio. ..."
Amico mio, sono "fasi" in cui solo il vuoto può ridarci l'energia che ci occorre, ma non sempre possiamo liberare le nostre stanze da quel che le rende inabitabili. E allora aiuta anche solo stare di fronte al mare o salire a piedi al Monte Gonare. Oppure come hai fatto tu, ora: cercare una dimora nelle parole che ancora riusciamo costruire, lungo il bordo del giorno. ...

14 gennaio 2012

D'aucun pays

Je ne suis fils de personne
je ne suis d'aucun pays
je me réclame des hommes
qui aiment la Terre comme un fruit.

6 gennaio 2012

HCB al Man

Henri Cartier-Bresson arrivò in Sardegna dopo aver preso contatti con l'amico Costantino Nivola, allora in vacanza a Cala Gonone con la moglie Ruth e i figli Pietro e Chiara. Fu proposto di accompagnarlo nel suo tour all'antropologo nuorese Raffaello Marchi, punto di riferimento per molti intellettuali che arrivavano nell'isola in quegli anni. Tuttavia Marchi declinò l'invito e "affidò" i Nivola a un giovane fotografo suo concittadino, Riccardo Campanelli, che fu ben contento di guidare il Maestro nell'isola, dai paesi dell'interno al Montiferru e sino a Cagliari. In un periodo immediatamente successivo, HCB fu raggiunto da Helen Mann Wright, fotografa e distributrice del marchio Leica negli Stati Uniti, in compagnia della quale fece una full immersion visiva tra Cala Gonone, Orosei e Orgosolo. Insieme alla ricca selezione di fotografie (155) scattate in tutto il mondo e provenienti da ricerche note e meno note, 15 scatti del viaggio in Sardegna sono esposti nella sezione GLO (Guardarsi l'ombelico) del museo MAN di Nuoro, sino all'8 febbraio del 2012. L'intera mostra è imperdibile. 
Aggiungo una nota personalissima: cosa darei per poter rivedere anche l'esposizione alla Bibliothèque nationale de France sulla Cina della Rivoluzione culturale di Mao, visitata con mia figlia quattordicenne nel lontanissimo 2004... Una punta di nostalgia, normale: tziu Cartier-Bresson non est una brulla!
Calagonone, 1962

18 luglio 2011

Luglio

Alle sei del pomeriggio di un giorno di metà luglio, la luce penetra dentro l’anima illuminando ogni piccolo residuo angolo buio dell’inverno. Perfino le pecore brillano al sole.
Ci fermiamo a guardarle durante il tragitto che da O. ci porta nel casolare di G. e A., a poche centinaia di metri dalla chiesa campestre di S’Ispiridu Santu. 
E arriviamo per ultimi, io, R. e P., mentre gli altri sono già tutti lì: L., Lor., V., C., G., M., A., F… In un abbraccio una bella fetta d’infanzia, con amici e compagni di vita arrivati dopo e fusi nel nostro solito antico modo di stare insieme. Manca chi se ne è andato per non tornare. E tuttavia, oggi, non c’è alcuna malinconia, solo l'allegria del ritrovarsi ancora lì, insieme, nonostante i naufragi, la sopravvissuta briciola di follia, la capacità del piacere.
G. è seminudo davanti al porcetto che arrostisce all’aperto, con tutti i crismi. Tolgo la carta stagnola dai miei sformati fatti con le verdure buone dell’estate, metto in frigo il tiramisù. A. ha fatto il gelato e i bigné, e tutti continuiamo a cucinare, bevendo un vino che è troppo buono per poterne uscire indenni, penso mentre guardo il grande tavolo nel patio dove sono state appoggiate quattro bottiglie già vuote. Ce n’est qu’un debut
La campagna è magnifica, gli alberi sono al loro posto, solo più belli, più alti, mi sembra. E noi, in questo tempo che passa e non vuole passare. Nella bellezza del ritrovarsi chiudendo col mondo, di rado portando sul tavolo i guai, se non con discrezione, in pochi e brevi momenti ritagliati all’allegria collettiva. A dirsi della vita che è sempre stata bella e dura e che ora le difficoltà di ogni ordine e grado fanno diventare, talvolta, durissima. Ancora, ritrovarsi con questa felicità irriducibile, come se a poco ci riguardasse quel che puntualmente affrontiamo nella quotidianità. La fatica, anche. Che non ci tocca mai veramente ma solo ci sfiora, sembra, ora che siamo già un po' ubriachi. Perché sono vere, reali, la serietà e responsabilità. Nel mondo. Forse mai totalmente. Presenti a noi stessi, adesso.
Intanto la luce della luna ha già lasciato lo spazio all'alba già infuocata, dentro il fiume di parole, le risate e i canti, nella magnifica campagna dello Spirito Santo, verso notte e poi mattina, con la vita che scorre di lato, bella.

La foto – in b/n colorizzato a mano – fa parte della ricerca "Sacrario ai caduti di tutte le feste" del mio amico Massimo Golfieri. 
Questo post è dedicato anche a lui.