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12 marzo 2018

Oceano

Ed arrivò un bambino con le mani in tasca
Ed un oceano verde dietro le spalle
Disse Vorrei sapere, quanto è grande il verde
Come è bello il mare, quanto dura una stanza
È troppo tempo che guardo il sole, mi ha fatto male

19 luglio 2014

Sidun (Sidone)

"Sidone è la città libanese che ci ha regalato oltre all'uso delle lettere dell'alfabeto anche l'invenzione del vetro. Me la sono immaginata, dopo l'attacco subito dalle truppe del generale Sharon del 1982, come un uomo arabo di mezz'età, sporco, disperato, sicuramente povero, che tiene in braccio il proprio figlio macinato dai cingoli di un carro armato. /.../ La piccola morte a cui accenno nel finale di questo canto, non va semplicisticamente confusa con la morte di un bambino piccolo, bensì va metaforicamente intesa come la fine civile e culturale di un piccolo paese: il Libano, la Fenicia, che nella sua discrezione è stata forse la più grande nutrice della civiltà mediterranea." (Fabrizio De Andrè) 

29 gennaio 2014

Ago e Filo

Intellettuali d'oggi, idioti di domani, ridatemi il cervello che basta alle mie mani. Profeti molto acrobati della rivoluzione. Oggi farò da me, senza lezione ♪♫

18 ottobre 2011

Déjà-vu

"Molte sono le promesse non mantenute dalla democrazia reale rispetto alla democrazia ideale. E la graduale sostituzione della rappresentanza degli interessi alla rappresentanza politica è una di queste. Ma rientra insieme con altre nel capitolo generale delle cosiddette trasformazioni della Democrazia. Il potere occulto no. Non trasforma la Democrazia, la perverte. Non la colpisce più o meno gravemente in uno dei suoi organi vitali, la uccide. Lo Stato invisibile è l'antitesi radicale della Democrazia." 
Norberto Bobbio, citato da da Barbara Spinelli, qui.

14 luglio 2010

Simon Mago e Altamante



Kon ovla so mutavia
kon ovla?
Ovla kon ascovi.
Me gava palan ladi,
me gava
palan bura ot croiuti.

Chi sarà a raccontare
chi sarà?
Sarà chi rimane.
Io seguirò questo migrare,
seguirò
questa corrente di ali.

Condivido le parole con cui Altamante evoca oggi Saramago nella sua pagina facebook, e voglio conservarle in parte qui, prima che scompaiano.
"Personalmente, se ripenso a Saramago e ai suoi romanzi, vengo sorpreso da un'immagine di uomini in cammino. Tantissimi, insieme, chi a piedi, chi su un carro. Non si conoscono, prima di incamminarsi, si conosceranno camminando insieme. Le moltitudini in viaggio sono presenti in tutti o quasi i suoi romanzi storici. ... Nell'immagine mi si confondono gli operai che andranno a costruire il convento di Mafra, i pellegrini di Fatima tra i quali Ricardo Reis, Giuseppe e Maria incinta che vanno a Betlemme per il censimento. … Viaggi a volte simili a deportazioni (e il pensiero va a I quaranta giorni del Mussa Dagh), ma sempre illuminati da un affiorare involontario e incontrollato di umanità.
Il viaggio è distanza (sia detto con perspicacia). Quando Hans Castorp sale sulla montagna magica dove il cugino Joachim è ricoverato, si stupisce di come lo spazio generi effetti di oblio che siamo soliti attribuire al tempo, e al tempo solo. I personaggi, anzi gli uomini, di Saramago, rappresentano quegli effetti modificandosi insieme alla storia, anche quando, come nel caso di Ricardo Reis, vogliono difendere il loro spazio, immergendosi in una trincea psicologica. Gli uomini di Saramago sono mobili e continuamente riplasmati dalla storia e dalla loro interazione con la storia. I loro viaggi sono la nostalgia che gli uomini della fine del ventesimo secolo provano, obbligatoriamente, per il viaggio. Infatti, degli uomini di Saramago nessuno viaggia per viaggiare, tutti viaggiano per necessità. Ma nei loro cammini avvertiamo ancora, forse per l'ultima volta, come le cause e gli effetti possano confondersi, e come la necessità che spinge a viaggiare possa essere solo, forse, e ancora, quella del viaggio."


21 settembre 2009

Composita (non) solvantur


Un padre e una figlia, una canzone eterna come una fiaba di Andersen.



Rivolgo col bastone le foglie dei viali.
Quei due ragazzi mesti scalciano una bottiglia.  Proteggete le nostre verità.
Franco Fortini, Composita solvantur, Einaudi, Torino 1995.