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1 ottobre 2011

Our Magic Hour

Il Giappone non smette di sorprenderci. Dopo aver affrontato la triplice devastazione portata dal terremoto, dallo tsunami e dallo scoppio della centrale nucleare, ha fatto ripartire (da agosto e sino a novembre) la Triennale di Yokohama, alla sua quarta edizione, che richiama artisti da tutto il mondo e lo fa chiamandoli a riflettere su Our Magic Hour (La nostra ora magica). Imperdibile Alias di oggi, che ne scrive in lungo e in largo, dedicando alla Triennale giapponese anche la copertina.
Il sito web della Triennale di Yokohama,  qui.

18 marzo 2011

Le cose piccole

"In verità, tutte le cose piccole sono belle."
Sei ShõnagonNote del Guanciale, a cura di Lydia Origlia, SE, 2002, p. 204.

16 marzo 2011

Hikikomori

"Apocalisse è vocabolo che s'espande come un virus, dall'inizio del cataclisma. Ma apocalisse è altra cosa, ha legami con la religione: è rivelazione di un piano divino, è l'omega che si ricongiunge all'alfa, è il cerchio terrestre che chiudendosi si schiude all'oltrevita. I colpiti sono innocenti, ma per qualche motivo Dio vuole che la storia terrestre s'esaurisca così, stroncando il libero arbitrio d'ognuno. Per questo conviene dismettere questa parola molto scabrosa, che sigilla gli occhi a quel che accade qui, ora; in terra, in mare. Eventi simili non sono la fine del mondo, pur preludendo forse a essa. Sono piuttosto la fine di un mondo: di certezze, di assiomi cocciutamente coltivati." (Barbara Spinelli, oggi.)



15 marzo 2011

Sendai

Restano le impronte delle salme, impresse nel fango, come stampi di un gioco di bambini.

Manu mòrta

Manu mòrta, manu mòrta,
Déus ti dd'hat pòsta,
Dèus ti dd'hat giàda
po ti 'onai una spruzzigàda! 

Otsuchicho. Anche oggi la terra seguita a scuotersi, i sopravvissuti sobbalzano di terrore e le prime operazioni di soccorso vengono ripetutamente interrotte dall'allarme di nuovi tsunami. Genitori e figli, rimasti intrappolati nella stessa stanza, si svegliano in centri di raccolta distanti decine di chilometri. I vecchi chiedono di morire e maledicono il destino che li ha risparmiati. I bambini sono scossi da incubi. Raccontano di sognare l'oceano che li trascina via e vengono assaliti da improvvisi singhiozzi. 

* La filastrocca si canta prendendo una mano del bambino, agitandola un po' e dandogli poi con la medesima una leggerissimo schiaffo, come una carezza. Giàda: data; 'onai: dare; spruzzigàda: schiaffo. Variante sardo-campidanese.