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30 aprile 2017

Amargura

Ó gente da minha terra
Agora é que eu percebi
Esta tristeza que trago
Foi de vós que recebi


7 giugno 2015

Piccola libreria antiquaria

Lisbona, Prazeres/Estrela 
Dove ho comprato un'antologia di poeti minori portoghesi intitolata Opras poéticas: A Cinzia das horas, Carnaval, Ritmo dissoluto, Libertinagem, Estrelha da Manhã, Lira dos Cinquant'anos (Editorial Minerva, Lisboa s.a.) e Perfil de Salazar di Luis Teixeira (Lisboa 1938), regalati entrambi.

19 luglio 2012

Sarrabulho

Allora per me si tratta di capire se il fegato del sarrabulho e il sangue con cui si lega con il resto degli ingredienti siano meno interiori della trippa. Per qualche motivo sarei propensa a dare ragione ad Altamante, che lo sia maggiormente quest’ultima, ma è una suggestione attualmente non confortata da basi scientifiche (mi riferisco alla mia ignoranza in materia di anatomia). La metterei sul fatto che fegato e sangue sono dati, mentre la trippa si forma nella meditazione, nel silenzio e nell'immobilità. La trippa è talmente interiore che nemmeno il sangue riesce a irrorarla.
Comunque sia Antonio Tabucchi, in Requiem, ne scrive come di un piatto da sballo. Io non l'ho mai assaggiato quindi non lo so; quasi quasi lo metto nel programma della prossima visita a Lisbona.

26 marzo 2012

Un saluto da Venezia

Ci mancheranno moltissimo le tue parole sul nostro presente, Antonio Tabucchi. Grazie per la preziosa opera che lasci qui. 
Che ti siano lievi la terra, il mare, il fiume…

9 settembre 2011

Tago

Ma il tempo non si trascura impunemente: il tempo è quel non-so-che che nessuno vede con gli occhi o tocca con le mani, di cui lo stesso orecchio non percepisce direttamente il fluire, che non ha né forma, né colore, né odore, che nessun pensiero concepisce, che non è né una dimensione, né una forma, né una categoria, che è dunque quasi-inesistente e che è, nonostante questo, la cosa più essenziale di tutte. Se non si prende in considerazione questo fattore invisibile e impalpabile oltre che ineffabile, ci si espone ai più gravi disinganni.
Vladimir Jankélévitch, La morte, traduzione di Valeria Zini, Einaudi, Torino 2009, p. 293.

Tra le tante, almeno una sciagura ci è risparmiata: non conosciamo con certezza la data in cui ciao ciao. Per i tanti che credono nella sua esistenza, solo God sa, e per i Greci ha questo dono Prometeo, il titano che regalò agli umani la tecnica. Così sono la tecnica e l'ignoranza che ci consentono di affrontare ogni giorno l’esserci o il vivere in "una modalità del futuro illusoria" (Jankélévitch, op. cit., 142). Vorrei avere il coraggio di rifiutare veramente le tante forme di consolazione che cultura, filosofia, scienze hanno inventato per rendere sensata l’insensatezza del non essere più dopo essere stati. "ll tempo non esiste", dice. Ma non scherziamo. È talmente prezioso che, anche volendo (ma non voglio), non riesco più a perderne.

Terrazza sul Tago, Lisbona, novembre 2009