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29 novembre 2013

Vigilanza, inquietudine, manutenzione

"... E l'ho visto bene, questo paese pieno di olivi belli e improduttivi, macerie e vestigia archeologiche, strade romane, boschi e paesi abbandonati, persiane di legno che sbattono al vento, sapori di una volta e tanti ristoranti con la cucina della nonna. Tutto bello e statico: tradizione, vecchi miti, rendita di posizione. Sarà che il peso del passato offende il presente, sarà che siamo vecchi e il cuore batte per la vita già andata, sarà per questo o altro ma di sicuro per fare la manutenzione bisogna essere vigili e inquieti. Niente secondo atto. Se il passato è ideale, ogni analisi del presente risulterà, al confronto, perdente. Quindi è meglio mettere su un'espressione melodrammatica. Chi possiamo accusare della nostra sventura? Noi stessi? Meglio tirare in ballo l'ultima calamità, quella pioggia così battente che mai a memoria d'uomo...". 
Antonio Pascale, Le attenuanti sentimentali, Einaudi, Torino 2013, p. 131
Cagliari, Poetto, 20 nov. 2013. Lo scatto è di Compy Marco 

16 luglio 2012

Armidda

"Una teoria immunologica* tenta di spiegare come e perché il nostro sistema immunitario riconosce un ospite estraneo e non gradito e dunque lo attacca producendo anticorpi. Nei primi mesi di vita del feto i rappresentanti dei nostri organi, per così dire, migrano verso la ghiandola del timo: in questa sede avviene una sorta di presentazione e di riconoscimento. Il nostro io impara di cosa è composto l’organismo. Da quel momento ogni elemento estraneo, non presentato in quella sede, diventa nemico e dunque è suscettibile di reazione immunitaria. La metafora letteraria che si può trarre è: più ci conosciamo (con metodo e onestà di rappresentazione), più ci difendiamo. A voler estendere questa teoria immunologica alla narrativa in senso lato, si potrebbe sostenere che solo una buona e approfondita presentazione delle parti in campo (degli elementi che compongono la nostra identità) ci prepara e struttura la nostra resistenza al male, all’ignoto e alla complicità che di solito abbiamo con queste dimensioni."
Antonio Pascale, Questo è il paese che non amo. Trent’anni nell’Italia senza stile, minimum fax, Roma 2010, p. 85.
* Jean Claude Amesein, Al cuore della vita. Il suicidio cellulare e la morte creatrice, Feltrinelli, Milano 2001.

Thymus spp.

Thymus serpyllum L.
Nome comune
Timo serpillo
Nome sardo
Armidda
Nome francese
Serpolet
Nome inglese
Wild thyme

Thimus vulgaris L.
Nome comune
Timo
Nome sardo
Timu, Tumu, Tumbu
Nome francese
Thyme commun
Nome inglese
Common Thyme

Famiglia
Lamiaceae
Parte utilizzata
sommità fiorite
Costituenti principali
olio essenziale (1% Thimus s.; 2,5% Thimus v.)
tannino; sostanze amare: serpillina flavonoidi, saponine e triterpeni ad attività antibiotica

Attività principali
antisettica, espettorante e mucolitica
antitossiva e spasmolitica
digestiva e coleretica

Impiego terapeutico
affezioni dell'apparato respiratorio
(trattamento sintomatico della tosse)
trattamento sintomatico delle turbe digestive

CURIOSITÁ
"Fra le tante dita cerchiate di anellini di metallo, Olì recava striscie di scarlatto e nastri coi quali voleva segnare i fiori di San Giovanni, cioè i cespugli di verbasco, di timo e d’asfodelo da cogliere l’indomani all’alba per farne medicinali ed amuleti." (Grazia Deledda, 1904)
"L’erba che copre qualche macchia del suolo sulla cima [del Gennargentu] è il profumato Thimus herba barona; in mezzo a queste chiazze si vede spuntare in giugno il fiore che preannuncia l’inverno, il rilucente Crocus minimus." (Alberto Della Marmora, 1868)
Enrica Campanini, Piante medicinali della Sardegna, Ilisso, Nuoro, 2009, pp.496, 499.