Visualizzazione post con etichetta Javier Marías. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Javier Marías. Mostra tutti i post

8 ottobre 2011

Terza falla

Ho passato l'estate a leggere la trilogia di Marías, e che mi abbia preso è sin troppo chiaro e noioso:  ne ho già scritto qui, qui e qui (non mi va, adesso, di far ponti). Ne alternavo la lettura con quella del manuale di manutenzione della barchetta, e solo ora, rileggendo i libri a stralci e spulciando qua e là, realizzo dei passaggi che mi son sfuggiti. Ad esempio questo:
"... Io non l'ho mai danneggiato, mai gli ho fatto niente, né prima né dopo né certo allora. E forse era stato questo che non tollerava, cioè che gli dispiaceva. Ci sono persone che non perdonano che ci si comporti bene con loro, che si sia leali e li si difenda e si presti loro appoggio, non diciamo che gli si faccia loro un favore o le si tragga da qualche impaccio, questo potrebbe essere la sentenza definitiva per il benefattore, mi gioco qualunque cosa che avrai ben presenti i tuoi esempi. Sembra quasi che queste persone si sentano umiliate dall'affetto e dalle buone intenzioni, o pensino che con questo le si sminuisca, o non sopportino di credersi in debito immaginario, o obbligati alla gratitudine, non so. Chiaro che questi individui non vorrebbero nemmeno il contrario, che il cielo mi aiuti, sono molto insicuri. E perdonerebbero ancora meno se qualcuno si comportasse male, con slealtà, se negasse loro favori, e li lasciasse immersi nei loro pantani. Ci sono persone che semplicemente risultano impossibili, e l'unica cosa saggia è allontanarsi da loro e mantenerle lontane, che non ti si avvicinino né per il bene né per il male, che non contino su di te, non esistere per loro, neppure per combatterli. Chiaro che questo è un desideratum. Per disgrazia non possiamo risultare invisibili a volontà e secondo la nostra propria scelta. ...", ecc., ecc. Insomma, m'era sfuggito. E ora invece mi ha inchiodato per qualche minuto, riportandomi alla memoria un misterioso, per me, allora bambina, proverbio. Ricompongo: un misteriosissimo proverbio che sentii dire alla mia bisnonna materna, con insolita amargùra: "D'arzas su vistìre e ti vien sas mudàndas."... E tornando, invece, a quel sabato pomeriggio del mese di luglio 2011, dovevo essere arrivata, nella lettura della trilogia di Marías, alla centosettantunesima pagina del primo volume proprio quando ci siamo accorti della terza falla, che sarebbe stata necessariamente l'ultima, decidemmo sotto il sole: della barchetta avremmo fatto legna per il camino e grandi fuochi nelle sere più fredde dell'inverno. Fuochi grandi a illuminare le pagine rimaste all'ombra del manuale di manutenzione.

30 agosto 2011

Non maggiore

"Esiste un'ossessione del comprendere ciò che è odioso, e in fondo esiste una malsana fascinazione per questo, e agli odiosi si fa con questo un immenso favore. Io non condivido questa curiosità infinita del nostro tempo per ciò che in nessun caso ha giustificazione, anche a voler trovare mille spiegazioni diverse, psicologiche, sociologiche, biografiche, religiose, storiche, culturali, patriottiche, politiche, peculiari, economiche, antropologiche, fa lo stesso. Io non posso perdere il mio tempo indagando attorno a ciò che è malvagio e a ciò che è pernicioso, il suo interesse è mediocre sempre nel migliore dei casi e sovente nullo, te l'assicuro, ho visto spesso. Il male di solito è semplice, per quanto a volte non tanto semplice, se sei in grado di appezzare la sfumatura. Però ci sono indagini che macchiano, e perfino alcune che contagiano senza dare niente di valido in cambio. Oggi esiste un gusto dell'esporsi a quanto di più basso e vile, di mostruoso e di aberrante, di affacciarsi a contemplare l'infraumano e per entrare in confidenza con questo come se potesse avere prestigio o grazia e maggior trascendenza che i centomila conflitti che ci assediano senza cadere in questo. C'è in tale atteggiamento un elemento di superbia, e anche uno di più: si affonda nell'anomalia, nel ripugnante e nel meschino come se nostra norma fosse quella del rispetto e della generosità e della rettitudine e si dovesse analizzre al microscopio quanto si deborda da quella: come se la malafede e il tradimento, la malevolenza e la volontà di danneggiare non facessero parte di quella norma e fossero cose eccezionali, e meritassero per questo tutto il nostro zelo e la nostra massima attenzione. E non è così. Tutto questo fa parte della norma e non c'è nessun mistero maggiore, non maggiore della buona fede."
Javier Marías, Il tuo volto domani. I. Febbre e lancia, traduzione di Glauco Felici, Einaudi, Torino 2003, pp. 169-170.

9 giugno 2011

Cancellazione d'artista

"Cerchiamo di fare in modo che le cose siano diverse da quel che sono o da come appaiono, ci sforziamo insensatamente a che ci piaccia chi ci piace poco sin dal principio, e a poterci fidare di chi ci ispira diffidenza acuta, è come se spesso andassimo contro alla nostra stessa conoscenza, perché così lo sentiamo molte volte, come conoscenza più che come intuizione o impressione o presentimento, non ha nulla a che vedere tutto questo con le premonizioni, non c'è niente di sovrannaturale né di misterioso in quello, la cosa misteriosa è che non lo accettiamo. E la spiegazione dev'essere semplice per qualcosa di così condiviso da tanti: è soltanto che sappiamo, e lo detestiamo; che non sopportiamo di vedere; che odiamo la conoscenza e la certezza, e il convincimento; e nessuno vuole trasformarsi nel suo stesso dolore e nella sua febbre..."
Javier Marías, Il tuo volto domani, vol. I: Febbre e lancia, traduzione di Glauco Felici, Einaudi, Torino 2003, p. 41.

21 maggio 2011

No data

"Non bisognerebbe raccontare mai niente, né dare dati né tirare in ballo storie né fare in modo che la gente ricordi degli esseri che non sono mai esistiti né hanno mai messo piede su questa terra né attraversato il mondo, o che invece ci sono passati ma erano già in salvo nell'orbo e incerto oblio. Raccontare è quasi sempre un regalo, compreso quando porta e inietta veleno il racconto, è anche un vincolo e un concedere fiducia, e rara è la fiducia che prima o poi non si tradisca, raro il vincolo che non si aggrovigli o si annodi, e perciò finisca per stringere o si debba tirare di coltello o di lama per reciderlo. Quante delle mie rimangono intatte, delle molte fiducie concesse da chi tanto ha creduto nel suo istinto e non sempre ha fatto attenzione ed è stato ingenuo per troppo tempo? (Sempre meno, sempre meno, ma la diminuzione di questo è molto lenta)."
Javier Marías, Il tuo volto domani, vol. I: Febbre e lancia, traduzione di Glauco Felici, Einaudi, Torino 2003, [p. 5, non num.].