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12 luglio 2019

Vedere il vento

Lo scirocco rende più nitide le forme e spegne i colori, donando alla natura un aspetto pensoso, accentuandone le caratteristiche del suo lato più dark. Ora è arrivato il fresco maestrale a restituire ai colori del mare e delle colline lo splendore più pieno, la brillantezza, insieme a più lievi pensieri. Ciò detto, io amo tutti i venti e i loro nomi.

10 ottobre 2016

Autunno a Bidderosa

Non ricordo più da chi ho sentito questa storia quando ero bambina; forse dalla catechista, o forse alla radio, magari a Cararai. Non so. Fatto sta che di tanto in tanto, pur essendomi sottratta ormai da tempo immemore da ogni catechesi e pure da tutti i Cararai, mi torna in mente come un invito alla rassegnazione o a una resa sfinita alle cose non volute e involute, ma troppo più grandi della mia capacità di contrastarle.
– Signore, hai detto che non mi avresti mai abbandonata, ma mi sono voltata e ho visto solo le mie orme sulla spiaggia.
– Sono le mie che ti tengo in braccio.

17 aprile 2016

L'erba per i ritorni

Potrebbe essere un fiume grandissimo
Una cavalcata di scalpiti un tumulto un furore
Una rabbia strappata uno stelo sbranato
Un urlo altissimo


Ma anche una minuscola erba per i ritorni
Il crollo d’una pigna bruciata nella fiamma
Una mano che sfiora al passaggio
O l’indecisione fissando senza vedere


Qualcosa comunque che non possiamo perdere
Anche se ogni altra cosa è perduta
E che perpetuamente celebreremo
Perché ogni cosa nasce da quella soltanto


Ma prima di giungervi
Prima la miseria profonda come la lebbra
E le maledizioni imbrogliate e la vera morte
Tu che credi dimenticare vanitoso
O mascherato di rivoluzione


La scuola della gioia è piena di pianto e sangue
Ma anche di eternità
E dalle bocche sparite dei santi
Come le siepi del marzo brillano le verità.


Franco Fortini, "La gioia avvenire", da Foglio di via, 1946-1967.

Eja

Su mare ch'est su mare
essit e torrat in tinu
e tue chi ses traghinu
non dias in sé torrare?


11 aprile 2016

Santa Lucia

Vorrei che i vostri occhi potessero vedere
questo cielo sereno che si è aperto,
la calma delle tegole, la dedizione
del rivo d'acqua che si scalda.

La parola è questa: esiste la primavera,
la perfezione congiunta all'imperfetto.
Il fianco della barca asciutta beve
l'olio della vernice, il ragno trotta.

Diremo più tardi quello che dev'essere detto.
Per ora guardate la bella curva dell'oleandro,
i lampi della magnolia.

Franco Fortini, Paesaggio con serpente. Versi 1973-1983, Einaudi, Torino 1984, p. 9.
Santa Lucia, oggi.

15 luglio 2011

Macallé

Nei grandi pannelli esposti all'Aquario di Cala Gonone in questi giorni, esalta (manco a dirlo) l'elemento marino, "corridorio" blu elettrico che non divide il mondo. Gli squarci che vi appaiono non danno, infatti, le suggestioni di quelli più noti di Lucio Fontana. Antronio Secci, l'artista che li ha ralizzati, è nato a Dorgali nel 1944. Spinto dagli artisti Gianni Dova e Guy Haloff lascia la Sardegna nel 1966 per trasferirsi a Milano, dove frequenta la scuola degli Artefici di Brera, conoscendo Lucio Fontana e Roberto Crippa, di cui divenne il principale collaboratore. Viaggia per studio in Francia, Svizzera e Stati Uniti e realizza due opere a quattro mani con Crippa. Dai primi anni Settanta la sua ricerca lo porta a creare superfici materiche lacerate da tagli irregolari e linee rette che evidenziano l'epidermide cromatica della pittura, animate da forti contrasti di colore. 
Attualmente Antonio Secci vive e lavora a Cala Gonone; è magrissimo, ha una faccia bella e bruciata dal sole come quella dei primi pescatori della frazione marina, che provenivano da Ponza (i dorgalesi, sino a 60, 70 anni fa, erano tutti pastori e avevano paura del mare). Il rione del piccolo porto, ora chiamato anche Il gabbiano (dal nome di un hotel), alle sue origini era Macallé, fondato agli inizi del Novecento dai pescatori di Ponza, appunto. Inncontrai per la prima volta lì, Antonio, e lo scambiai per un pescatore. Iniziò a raccontarmi di sé davanti a un bicchiere di Filieri fresco.

9 aprile 2011

Primi

Primi bagni della stagione, senza smettere un attimo di nuotare, per difendersi dal freddo e dal pensiero di cosa può esserci ora nel fondo del mare.

21 marzo 2011

Il faut tenter

“Le vent se leve, il faut tenter de vivre.” 
È un verso di Paul Valery che Gian Maria Volontè (nella foto con Florinda Bolkan) fece stampare sulla randa dell’Arzachena, la barca a vela su cui visse negli anni Settanta.

15 gennaio 2011

U samogo sinyego morya

Ad A.
Vola più veloce, gabbiano...
sul mare azzurro cala la notte...


Non ci siamo dimenticati. Come promesso, anche a noi stessi, abbiamo festeggiato questo giorno, iniziato con la nebbia e via via diventato bellissimo, con le secche di gennaio che illudono la natura, i mandorli e i perastri già fioriti, tra Dorgali e Baunei, e il mare salvo e salvifico di Santa Maria Navarrese. 
Ciao, bella.

1 agosto 2010

C'è una meta


Foto di foto che ho scattato al Kon-Tiki (Bygdoy, Oslo, Norvegia)




C'è una meta
per il vento dell'inverno:
il rumore del mare.
Ikenishi Gonsui (1650-1722)

Laggiù le persone sono semplici e non fanno domande. Sono abituate ad avere il blu nel cuore. La sera, non chiudono le porte. Ascoltano gli uccelli e credono che quella musica venga dagli alberi del cocco che sostengono le loro esistenze. Vanno a piedi nudi sulla sabbia e vivono alla giornata della loro pesca. La sera si riuniscono sulla spiaggia per cantare e fare musica. Noi saremo semplici come loro, seduti per terra, all'ascolto dei ravanes e di una voce più antica di quella dell'oceano. Nelle tue braccia dormirà un bambino nudo. Tuonerà nel nostro ventre come un ciclone. Questo ci farà ridere, poi fremere. E quando i nostri sensi saranno tutti risvegliati, andremo a rifugiarci nella nostra capanna attraversata dal vento.
Agalega, isole di brezza e di corallo, di rocce e schiuma. Lavate dai ritmi dell'oceano. Dalla grazia e dal fuoco dei loro soli. Isole della mia ultima ora, della mia ultima vita.

Ananda Devi, Pagli, traduzione di Cristina Schiavone, Ibis, Como-Pavia 2004, p. 84.

2 luglio 2010

Avvistamenti

Non durerà. Non potremo fare a meno ancora a lungo delle cose essenziali.
Manu Larcenet, Lo scontro quotidiano, vol.2, Coconino, Bologna 2009.
 


16 marzo 2010

Zuppa di pesci per chi se la mangia


Titolo parallelo: Egocentrisme
Sottotitolo del t.p.: Dedicato ad Alberoni e a chi non se lo mangia
Con S.F., D.D.M., A.N. (incinta di 8 mesi) e suo marito E., C.P., B.F. e un po' defilato il filmaker F.B. Con la partecipazione straordinaria di E.M., romana, provvisoriamente cagliaritana, ricercatrice di se stessa.
Casa di A. e S., festa del loro secondogenito, il geniale dodicenne N. Altresì i grandi festeggiamenti sono dedicati al rinnovato ingresso in società del miracolato trentanovenne M., sopravvissuto allo spaventoso incidente accadutogli nel porticciolo di Santa Maria Navarrese mentre riparava il pneumatico di un muletto (primi di marzo del 2003: il pneumatico gli è esploso sul viso e ci ha rimesso un occhio; "Poco male", dice ora vivo e contento a noi che lo abbiamo pianto come morto per tre settimane di coma stazionario: 1° intervento al cervello durata 7 ore, 2° intervento di massoplastica, sofferenze feroci). Si è salvato, il vecchio lupo di mare, e ora siamo tutti qui a baciarcelo un’ora sì e l’altra pure. M. è molto bello anche con gli occhiali, ma sta pensando a una benda nera come suo fratello Corto, dice; P., sua moglie, ha collaborato alla già straordinaria cucina di A. con la preparazione delle cose buonissime che stiamo mangiando in questo momento: una sontuosa insalata con crostacei e molluschi freschissimi, ad esempio, che mi gusto proprio ora, mentre cerco un angolo per prendere appunti… Ci sono tanti amici, e i bambini: le due G. (una è la mia!), B., il mio A., N. e M., la più piccola, figlia di M. e P., dolcezza, serietà e astuzia condensati in 3 anni di vita (a cent’anni piccola!). Su questo paesaggio d’affetto, S., il padrone di casa, abbozza al pianoforte un lieder di Schubert…
– E la ricetta?
– Eccola!
ZUPPA DI PESCI
(S. – fratello di A. e cognato si S., i padroni di casa – qui detta legge! E inizia appunto a dettare gli ingredienti: olio extravergine di oliva, cipolla (chape, in rumeno, dice Alina), aglio, peperoncino. Pesci diversi e freschissimi. Pescatevi alcuni pesci di specie diversa, ordunque, dai crostacei ai molluschi passando per un buon pesce San Pietro, uno scorfano, una gallinella (non una piccola gallina, attenzione) nonché dei pesci a trance (leggere com’è scritto!) che il vostro pescivendolo di fiducia – se non avete in casa un Marco e un Salvatore F.! – saprà sicuramente consigliarvi. Dopo aver fatto “squagliare” le teste dei pesci piccoli in un soffritto di cipolla (chape, insiste…), aglio e peperoncino, aggiungere il polpo, il calamaro e le seppie. Annaffiare con vino bianco e salare!
– Alina, com’è in rumeno ‘fidanzati’?
Prieteni, si dice, prieteni
– E ‘nascita’, ‘nascere’?
Nàstere, si dice, nastère
– E ‘noi due siamo fidanzati’?
Ce doi sunt
– …ma è latino!
– …prieteni! Che vuol dire anche ‘quei due sono fidanzati’…
– Grazie. Dolores, e tu?…
– Io cosa?
– Scusate, scusate, ma che ricetta è?
– È la ricetta di una ija de puta!
– No, dai, è la ricetta di una puta de verano…
– Avanti con la preparazione della zuppa!
– O.K.… Appena i pesci piccoli si fràzicano…
– ?… Come si dice frazicare in italiano?
– Boh!
– Andiamo avanti.
Appena i pesci piccoli si fràzicano, posare nel tegame i pesci dal più grande al più piccolo. Coprire di polpa di pomodoro e circa 20 minuti dopo aggiungere i molluschi e i crostacei. Ricordare di schiacciare la testa dei granchi con un piccolo martello al centro del carapace. Lasciate riposare per 4 o 5 ore e buon appetito!
– Aspetta!
Fondamentale: mescolare solo la base della zuppa, una volta posato il pesce non toccare più il tegame se non per servire nei piatti, se non volete mangiare solo le spine! Poi passate le teste al setaccio grosso, ché così facendo insaporisci tutta la zuppa, e ricordati che la testa insaporisce! E ricordati anche di aggiungere – per lo stesso motivo – il fegato di un pesce, uno qualunque, ma NON DI MERLUZZO che nella zuppa non ci sta a far niente, il merluzzo…
– Scusate, potete andate più piano, per favore?
– Sì, scusaci tu.
– Intanto perché qualcuno non prepara una caipiriña?… Annamaria, abbiamo ancora del ghiaccio?
– Sicuramente, ma vado a vedere…
– Grazie, bella.
– Sei la più bella davvero, mica per dire!
– Come la chiamerete la bambina?
– Io la vorrei chiamare Alina, ma Alina è già lei…
– Tu che scrivi eh? Vedi che tu devi dettare la ricetta, NON scriverla.
– Niente.
– Se non mi fai leggere la smetto con questo giochino. Dai qua, fammi vedere…
– E vabbe’, te lo leggo: “B. stasera ha indossato delle calze traforate che sono un’istigazione a delinquere.”
– E vabbe' lo dico io. E tu? Cos’è quel bigliettino?…
– “Le calze di B. sono traforate come le grate che separano i sussurri delle suore di clausura dai loro desideri.”
– Quanto siete scemi… Ehm, scusa, volevo dire ‘benvenuta’… benvenuta in quest’isola, stelli’.
– Grazie… ma tanto tra un po’ me ne vado, credo…
Elena, Roma, 8 ottobre 1964
Vivo qui per vivere, e capire dove voglio vivere. A Cagliari abito in corso Vittorio, 203. Mi alzo e bevo l’acqua. La prima cosa che vedo quando esco di casa è “Patrizia e Robero Alimentari”. Di Cagliari mi piacciono gli aironi che volano di notte in formazione a V… La cosa che meno mi piace di Cagliari sono i cagliaritani. La cosa che mi piace di meno di meno dei cagliaritani è il tono indolente e lagnoso della voce (che io ora sto assumendo…). Però questo gioco mi piace.
Ok, ripartiamo?… Una precisazione sul pesce a trance (da leggere, ecc.): la morte sua è la cernia a… (scusate, non arrivo a capimme cosa ho scritto a mano dal foglietto dove sto ricopiando) che assorbe tutti i sapori della zuppa, e quando ne mangi una fettina ti stai mangiando tutti i sapori compreso quello della cozza. Teste passate al setaccio + il fegato di un pesce, escluso il merluzzo, dicevamo…
– Scusa, cosa sono le capesante?
– Sono delle conchiglie bivalve giganti.
– Bivulve?!
– Scemo.
– Ostriche, comunque, no?
– Sì, ostriche giganti, buone gratinate con mollica di pane passato nell’uovo appena di prezzemolo (sempre crudo, cioè mai e poi mai cotto, nel pesce…) e basta.
– Hai finito di preparare la caipiriña?
– È cubana?
– Brazil.
– Mmhh è deliziosa… Come l’hai fatta?
– Scrivi: zucchero di canna, ghiaccio tritato con il pestello…
– Dai, ma io dopo la zuppa di pesci preferisco il mirto!
– Ah, si? E come lo fai Carme', come lo fai, che a me esce sempre un po’ blando?
– Asco’… io mi sono rotta i coglioni di…
– Ma come parli?!
– Asco', io mi sono stufata di far macerare il mirto nell’alcol, e di perdererne il 70%… Meglius abbundare, e il mio consuocero…
– Il tuo?!
– Il mio ex consuocero. Mi ha regalato le bacche…
– Dove le ha raccolte?
– … bacche del Mandrolisài. Le ho fatte bollire con acqua…
– Acqua cosa? Acqua di dove?
– …acqua di Monte Spada… bollire per 20 minuti; ho scolato con un colapasta…
– Si dice così?
– Sì… ho scolato con un colapasta, poi – se sei tu a fare – misuri la quantità di liquido e proporzioni… fai la proporzione liquido più zucchero più alcol, in queste quantità… Scrivi:
IL LIQUORE DI MIRTO
1) 1 lt di liquido (essenza di mirto + acqua); 2) 300 gr. di zucchero; 3) 750 gr. di alcol puro…
– Mi sembra una bomba questa roba…
– No, no, guarda: meglio esagerare che poi, semmai, ti vien meglio se provi a scalare: io ho iniziato con un litro di alcol, ma i miei non hanno gradito, “troppo alcol” hanno detto, al che ho diminuito, per cui ho rifatto le proporzioni e all’essenza ho aggiunto più acqua.
– Ho capito: tu consigli di darsi delle possibilità, insomma?
– Esatto.
– Grazie. Però… questa caipiriña è deliziosa… Subito la ricetta!
– Certamente, niña, scrivi!…
CAIPIRIÑA
Zucchero di canna, ghiaccio tritato con il pestello, spicchi di…
– No, cacchio, aspetta… Pestello cosa? E se non c’è? E se siamo… che ne so… in una grotta di Cala Luna, ad esempio, e fuori si schiatta di caldo che è l’ora della Mamma del Sole e il pestello nella borsa frigo non l’abbiamo messo?
– No problem. Va bene anche il fondo di una caffettiera Lagostina da quattro… o Bialetti… o Stella…
– Un sasso bianco della còdula, può andare?
– Geniale! Ricordati di lavarlo con acqua dolce, però, prima di pestarci il ghiaccio…
– Grazie. Andiamo avanti.
– Spicchi di lime (se non c’è accontentatevi del limone) tagliati a dadini. Ripesta ghiaccio con l’agrume; prendi e versa la cachaça…
– E se non non la troviamo?
– A tutto c'è rimedio, tranne al mondo!… Alina, qual è la miglior vodka secondo te?
– Moskòskaja!
– Grazie.
– Dov'ero rimasto... Ah sì, le propozioni: un quarto di vodka; un limone; una vaschetta da 8 cubetti… Insomma che la vaschetta contenga almeno mezzo litro d’acqua, ca tantu su ghiacciu lu depes pistàre.
Ma non si narat ‘ghiacciu’!
Ah! Tenes rejone… si narat àstragu’!
– Senti. A me la zuppa di pesce piace come la servono – e la mangiano – ad Arbatax e in tutta l’Ogliastra, oppure come la presentano a Bosa… Cosa manca? Indovinello!
– IL PANE!
– Il pane!
– Su coccòne!
– Sì, direi che sul piatto, prima di servirci la zuppa di pesce, ci stendiamo una bella e spessa sfoglia di pistòccu ogliastrino o bosano, indifferentemente: sono entrambi pani straordinari.
– E il vino?
– Rosso!
– No, dai, col pesce bisogna bere vino bianco…
– Bisogna?! Chi se ne frega della morale, scusa…
– Rosso!
– Evvai!
ROSSI CONSIGLIATI (scegline uno, massimo due)
Agliànico del Vulture, Venosa;
Ànghelu Ruju, Cantine Sella&Mosca, Alghero;
Kore, (ma anche Perdèra) Cantina Argiolas, Serdiàna;
Corvo di Salaparuta, Sicilia, provincia di Djragusa (ci sembra, e se no cu minchia ce ne fotte);
Brunello di Montalcino, Siena;
Lillovè, più che rosso, nero! Cantine Gabbas, Nuoro;
Àvra, vinu 'e feminas, idem, Nuoro.


F I N E

4 marzo 2010

A Baunei, di fronte al mare


Solo lei rimase in silenzio
fissando la nave fino a che scomparve nella foschia.
E quando tutto il popolo si disperse lei restò sola sul molo
mentre nel suo cuore riaffioravano le parole:

"Sarà tra breve,
un attimo di calma nel vento e un'altra donna mi partorirà."


3 marzo, 2010
Nella tua piccola terra, di fronte al mare che ami tanto,
con noi per sempre, bella.