Lettera di Rimbaud a sua suocera, raccolta in Si t'avances et je recule (Garnier, Paris 1898), e proposta da Stenelo (grazie) nella pagina FF del suo collettivo (GhostwritersOnDemand). Totalmente d'accordo con lo zombi per quanto ribadisce in un dialoghetto friendfeedano: non aspetto, non credo esistano e neppure vorrei alessandrimagni che raccontino di poterci condurre "alle porte dell'India". E al poco stupefacente fatto che non ci sia nessuno in assetto di miracolo, anch'io rispondo sempre ai ragazzi ricordando loro che, nel nostro orizzonte verso un cambiamento possibile, continua a esserci soltanto la repubblica parlamentare. Dunque, l'unica aspettativa che continuo a non precludermi e che vorrei nessuno si precludesse (non mi interessa domandarmi se ragionevolmente o meno, convinta sia falso che siamo, e quindi siano, tutti "uguali") è che si vigili costantemente per inviare nelle camere rappresentanti capaci di elaborare un progetto sociale all'altezza della situazione.
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14 marzo 2011
29 ottobre 2010
Anche il suo cane si chiamava Rimbaud
C’è qualcosa che mette a disagio, a partire dalla sua morte, un risvolto mitico che la morte dello scrittore sta in qualche modo imponendo. E davvero mi è difficile distinguerlo, separarlo. Io, per lo meno, ho questa necessità di separare la mia propria esperienza di lettura da quell'impronta mitica che si inizia a incubare con il solo fatto della morte giovane.
(Martín Kohan)
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Nel 2008, nell’ambito del Festival Internacional de Literatura de Buenos Aires (Filba), Martín Kohan, Juan José Becerra e Gonzalo Garcés, nella tavola rotonda coordinata da Edmundo Paz Soldán e intitolata "Después de Bolaño", hanno finemente analizzato il futuro dell'opera di Roberto Bolaño.
Si tratta della seconda tavola rotonda dedicata allo scrittore e la trovate integralmente tradotta qui.
Consiglio la lettura anche della prima, intitolata “El escritor insufrible” che trovate tradotta e pubblicata nel sito di Nazione Indiana.
La traduzione della terza e ultima tavola rotonda sta per uscire.
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