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1 luglio 2019

Altair

Ieri notte, l'incontro fortuito di due appassionati astronomi, che hanno improvvisato un piccolo osservatorio in viale Ciusa, ha reso magica la fine di una giornata particolarmente lunga. Meravigliosi Giove e Saturno, ma chi mi ha fatto innamorare non è un pianeta, bensì una stella che non sentivo nominare da quand'era vivo mio padre, anche lui, per passione, osservatore della volta celeste nelle notti d'estate e nostra guida. Dico della brillante Altair, stella principale della costellazione dell'Aquila. (Ciao, ba') 🌟

25 marzo 2018

A ResPublica con Simone

Sono diversi mesi che vado in giro a presentare il mio saggio dedicato alla filosofa e scrittrice Simone de Beauvoir, e sin qui ho avuto sempre incontri belli e costruttivi. Ma l’appuntamento di quest’ultimo sabato ad Alghero, nell'ambito del festival FeminArts, è stato davvero speciale, perché speciale è il luogo che mi ha accolta, segnato com'è dall'inconfondibile cifra di un sentito impegno collettivo. Si chiama ResPublica, ed è una rete aperta di associazioni di promozione sociale e di servizi che opera nel magnifico edificio di un’antica caserma, nel cuore del centro storico, trasformata in un attivissimo e accogliente centro culturale, con una gestione degli spazi ispirata agli usi civici. Al suo interno c'è una biblioteca, attualmente impegnata anche nella costruzione di una raccolta dedicata ai più piccoli.
Sabato pomeriggio, nelle stanze che si affacciano in un labirintico corridoio dagli alti soffitti, intravedevo diversi gruppi di lavoro; in una di esse, dei ragazzi africani seduti in cerchio, erano concentrati nella conversazione. Arrivata in anticipo, non ho comunque voluto fotografare nelle stanze, per non disturbare, limitandomi a pochi spazi vuoti. E vorrei raccontare di più e meglio, ma lo scopo di questo post è soltanto quello di ringraziare con tutto il cuore chi mi ha inviata a presentare il libro in un luogo così bello e significativo.
In particolare, grazie a Enedina Sanna, anche per l'introduzione all'incontro, e grazie alla ricercatrice Rosanna Morace per la sua analisi puntuale e appassionata di "Simone, le Castor. La costruzione di una morale", che ha stimolato una discussione molto partecipata con le tante persone presenti. Grazie a tutte e a tutti, infine, per le riflessioni e le belle domande: sono andata via con il desiderio di poter ritornare. Lunga vita a ResPublica!

 
 

29 ottobre 2017

Racconto fotografico di un incontro al liceo scientifico "E. Fermi" di Nuoro

Leggere, studiare, tradurre e interpretare il saggio di Bastiana Madau Simone, le Castor. La costruzione di una morale (Cuec 2016, 2a ed., 2017; con una nota introduttiva di Alessandra Pigliaru): è quanto è stato realizzato dal Liceo scientifico “E. Fermi” di Nuoro, come ho scoperto durante l'incontro con gli allievi di alcune quarte e quinte, sorprendendomi. 
Informata dalla prof. Francesca Mazzette che in alcune classi era stato letto il libro, con la sua guida, e invitata dai docenti del dipartimento di storia e filosofia, sono arrivata a scuola con curiosità e voglia di ascoltare. E i lavori dei ragazzi sono andati ben oltre le mie aspettative, soprattutto per l'abilità nel mettere in relazione i concetti e creare diverse connessioni disciplinari.
Ho apprezzato tutto: il profilo dell'autrice presentato da Angelica in sardo oranese, che mi ha divertita e commossa, così come anche quello preparato ed esposto da Simona, Maria Lucia, Cristiana, Angelo e Luisa; Maria Giuseppina e Rosalba, che hanno tradotto in orgolese la prefazione, in un sardo assolutamente musicale, perfetto (è bello scoprire delle persone così giovani che ancora parlano una limba così nobilmente, esprimendo concetti anche complessi!); la lettura assai espressiva di Giulia, che avevo avuto già il piacere di ascoltare in un lavoro teatrale curato dalla prof. Maria Giovanna Ganga, che in questa occasione ha proposto stralci significativi del libro; la presentazione sintetica della vita e delle opere di Simone de Beauvoir, curata da Mattia, Maria Grazia, Antonella, Lorenzo e Matteo; la presentazione del saggio, frutto della lettura attentissima che ne ha voluto fare Veronica, con notevole, intelligente sforzo riassuntivo e interpretativo; l'incantevole traduzione e lettura in spagnolo del capitolo “La scelta di un mondo senza Dio” fatta da Roberta e Alessandro; la bella lettura in francese proposta da Martina, Alessia e Mariantonietta;  l'esposizione in inglese della parte intitolata "Ipotesi esistenzialista sulla condizione della donna", fatta da Carla (bravissima); l'intervento complesso di Melissa sulla "morale"; il modulo sull'esistenzialismo e la condizione della donna nella storia, curato da Arianna, Giulia, Silvia, Giorgia, Giovanna, Maddalena, Michela; il modulo sul contesto storico in cui visse e operò la filosofa, curato da Salvatore, Anna, Giovanna, Maria Giovanna e Antioco; gli straordinari Vittorio, Antonio, Paolo, Stefano e Alberto, che, prendendo spunto dalla passione per il jazz di Simone de Beauvoir, hanno tenuto una sorta di piccola conferenza sul rapporto tra la filosofia e la musica, la musica e la libertà, la libertà e la bellezza, attraversando alcune tappe della storia del pensiero e facendo ascoltare alla platea brani di diverse epoche storiche, sino alla contemporaneità. E molto ho apprezzato, in epilogo, l'intelligente domanda che mi ha fatto Giovanna.
Insomma, un grande dono, veramente, e mi sarebbe piaciuto fermarmi ancora a conversare con loro. Che dire, dunque? Arrivederci.
Ringrazio i ragazzi e le ragazze per la loro serietà e per l'impegno, e faccio a ciascuno di essi un fortissimo augurio. E ringrazio le docenti e la dirigente. Di cuore.
 
 
 

25 maggio 2014

Ciak

Clint Eastwood che si imbrana sfilando la pistola dalla fondina; il suo poncho che svolazza al vento donando all'"eroe" un'aria di insolita fragilità; ancora Eastwood e Gian Maria Volontè che scoppiano a ridere fragorosamente; altri ciak... Un piccolo commovente film derivato dai tagli di "Per un pugno di dollari" (1964) di Sergio Leone, ritrovati grazie alla Cineteca di Bologna in occasione del restauro della pellicola e realizzato dalla  Cineteca insieme a Unidis Jolly Film. 
Gli Outakes 'ritrovati' sarà presentato da Quentin Tarantino in chiusura del Festival di Cannes 2014. 
Buona visione.

Per A.

22 gennaio 2014

L'ora d'aria

«Nuoro, una piazza. Un luogo di ritrovo dove l'unica luce è quella del fuoco, elemento che richiama la dimensione primitiva dell'uomo e la sua tendenza a riunirsi attorno ad esso. Il deserto del buio provinciale è colmato dai ragazzi la cui presenza, dove la luce del fuoco non arriva, è percettibile solo grazie alle sigarette, delle piccole lucciole in mezzo alla notte. Arriva il contrasto con un'altra dimensione: la luce dei fari; il loro bagliore interrompe la "danza" della tribù. In questo specifico caso questa forte luce artificiale è al servizio delle telecamere, occhi esterni che ricordano ai ragazzi di non essere soli in quel cortile dove consumano la loro "ora d'aria".» 
Autore: Agostino D'Antonio

1 ottobre 2013

Un geniale bricoleur

Durante cinque decenni di ricovero in un ospedale psichiatrico di Rio de Janeiro, Arthur Bispo do Rosário (n. 1910 ca a Japaratuba, Brasile; m. 1989 a Rio de Janeiro [n.d.B.]) ha prodotto ottocento arazzi, sculture e sontuose vesti cerimoniali per il Giudizio universale. Ex guardiamarina che viveva a Rio facendo lavoretti saltuari, Bispo nel 1938 ebbe una visione: Cristo e una schiera di angeli azzurri gli dissero che era stato scelto per presentare a Dio, alla fine dei tempi, il contenuto del mondo che riteneva degno di redenzione. Subito dopo aver raccontato questa apparizione, Bispo fu internato in manicomio, dove trascorse il resto della vita, continuando a inventariare meticolosamente ciò che credeva sarebbe stato chiamato a rappresentare Dio. Benvoluto dal personale ospedaliero, che gli risparmiò i trattamenti più brutali, fu lasciato libero di aggirarsi liberamente per la struttura e ottenne il permesso di raccogliere meteriale per il suo lavoro che, depositato nella soffitta in cui lavorava, con il passare degli anni inziò a invadere il resto dell'ospedale.
Molte delle opere sono ricamate, secondo un'arte usata nella sua città natale per creare stendardi religiosi. Con lenzuola, capi di abbigliamento scartati e scampoli di tessuto, e utilizzando spesso un filo azzurro ricavato dalle divise dell'ospedale, l'artista ha creato elaborati arazzi in cui sono catalogati nomi, navi e segnalazioni marittime, profezie, poesie, pittogrammi e testi che parlano dell'amore impossibile. Altre opere comprendono ordinati schieramenti di oggetti trovati o fatti a mano - attrezzi, suole di scarpe, cucchiai - che ricordano le sculture di artisti dell'avanguardia come Arman e Claes Oldenburg. Bispo creò anche intere flotte di navi in miniatura, eco del suo passato di marinaio e auspici del suo futuro ruolo: come Noè, Bispo raccoglieva il mondo nella sua arca da bricoleur.
Ho scoperto questo fantastico artista all'Arsenale di Venezia, Il palazzo Enciclopedico, 55. Esposizione Internazionale d'Arte. Riporto la nota contenuta a p. 51 nella guida alla Biennale 2013 edita da Marsilio. Le foto di seguito sono mie.


21 novembre 2011

Nel paese delle arance

Voi che sarete emersi dai gorghi
dove fummo travolti
pensate
quando parlate delle nostre debolezze
anche ai tempi bui
cui voi siete scampati.
Bertolt Brecht

Per me ieri, a Milis, nel convegno organizzato da Sardegna Democratica, è stato di conforto ascoltare una pluralità di voci serie, competenti, che – con dati alla mano – hanno analizzato diversi ambiti della nostra amata e martoriata isola, e in tempi in cui persino la comunicazione è spesso inficiata da incomprensibile (ai più) astio, la serietà dà sollievo. Ciò detto, nel merito della polemica Murgia-Soddu sollevata nel tavolo di Renato Soru, in epilogo alla due-giorni, ne ritengo inutile la semplice esistenza. Nessuno ci obbliga a stare da una parte o dall'altra tout-court, essendovi in mezzo, per così dire, non delle nuance ma una visione del mondo e anche modalità di comunicazione differenti dalla personalità sia dell'una (Michela Murgia) sia dell'altro (Pietrino Soddu) – senza per altro deleggittimare nessuno, ma appunto per questo non tollero il contrario –. Detto anche questo, spendo due parole (proprio due, perché il discorso è lungo e complesso, come si suol dire, e certo non è la prima volta che se ne parla, ma bisogna superare la noia, accettare le "provocazioni" e riattivare, tra le tradizioni perdute, una genealogia di saperi anche in questo senso) in merito alla "contesa" e dunque sull'industralizzazione, nelle sue varie forme. Voglio solo ricordare che, ad esempio, 40 anni fa, mentre in alcuni paesi del circondario ancora la gente moriva a grappoli per faida, i minatori di Orani, con le loro famiglie, lottavano insieme contro le gabbie salariali e per la "verticalizzazione" del talco (parola che metto tra virgolette per affetto: allora, ai più, risultava come un'idea tanto più affascinante quanto misteriosa e ad altri solo una parolaccia. Per me, allora bambina, era semplicemente impronunciabile). Il passaggio dal lavoro solitario del pastore a quello collettivo, la costruzione della solidarietà politica, sono state l'eredità più preziosa, in tutti i luoghi del lavoro industriale nelle sue varie forme, ed è proprio dalla cultura operaia che derivano il ripensamento (arrivato troppo tardi) delle attività della campagna, le aziende, le cooperative, le lotte unitarie dei pastori. Della grande industrializzazione restano le piane inquinate, le fabbriche dismesse, un modello di sviluppo (non l'abbiamo detto noi e non è accaduto solo qui) che portava in sé il germe del fallimento. Ieri lo ha ammesso, a modo suo, anche uno dei padri del piano di Rinascita, ma lo ha colto solo chi era lì per ascoltare, non per attivare guerre intergenerazionali di cui credo che nessuno senta il bisogno. Ma quel che soprattutto resta ed è un bagaglio pesante – è la nostra consapevolezza complessa, che dobbiamo far valere nella riprogettazione. Anche a Milis sono state tante le analisi e anche le proposte (alcune interessantissime, da approfondire) sui nuovi modelli di sviluppo locale, e ho visto, forse per la prima volta, una forma di coerenza interna agli interventi che mi piacerebbe vedere ripresa e approfondita in altre occasioni di produzione di senso. Sono convinta, ma non da oggi, che pensare ai paesi non sia affatto pensare in piccolo, ma esattamente il contrario.

1 ottobre 2011

Our Magic Hour

Il Giappone non smette di sorprenderci. Dopo aver affrontato la triplice devastazione portata dal terremoto, dallo tsunami e dallo scoppio della centrale nucleare, ha fatto ripartire (da agosto e sino a novembre) la Triennale di Yokohama, alla sua quarta edizione, che richiama artisti da tutto il mondo e lo fa chiamandoli a riflettere su Our Magic Hour (La nostra ora magica). Imperdibile Alias di oggi, che ne scrive in lungo e in largo, dedicando alla Triennale giapponese anche la copertina.
Il sito web della Triennale di Yokohama,  qui.

2 giugno 2011

Chissà che non sia

"La timidezza di Massimo Zedda a Ballarò, la sua mancanza di disinvoltura in tv, quel 'buongiorno' a De Magistris fra le risatine tronfie fuori campo ... . Chissà che non sia anche questa la bellezza che il nostro paese ha perduto e che forse sta cercando di ritrovare. Da troppo tempo siamo abituati alla sicumera, all’esposizione muscolare, all’ostentazione di sorrisi di plastica, alla declinazione machista del successo. Dove la timidezza e la malinconia sono diventati sentimenti da schernire di fronte al 'barzellettismo' e allo 'splendidismo' imperanti. O peggio ancora, dove la buona educazione appare per sempre messa all’angolo dalla rozzezza e dall’arroganza. Pensate per un secondo a quanto tempo ha imperversato nelle nostre visioni la boria insolente ... e a quanto poco telegenica sembra essere stata considerata la compostezza di un Enrico Berlinguer, con quello sguardo che molti di noi ancora ricordano..."
Bob Otti, da una nota odierna su Facebook.

5 maggio 2011

Un appunto

"Io, nella carta d'identità, voglio ci sia scritto Pastore
Io sono un valore economico. Io sono un valore sociale."



23 marzo 2011

Punti fermi

Verso la fine di marzo, da una decina d’anni a questa parte, una famiglia di balene proveniente dal sud del Mediterraneo (che poi si dirige verso il nord) fa bella mostra di sé a Cala Gonone, dove sosta per circa un mese.