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19 gennaio 2016

Redivive

"Cinemino?"
"Cosa?"
"Iñárritu"
"?? Avevamo detto MAI PIÙ!"
"Ma noi non siamo cattive, VERO? Noi diamo sempre un'altra possibilità, VERO?"
"Ma piantala. Ammetti che con Di Caprio vedresti pure i filmini della cresima. E pure io. Ajò."

E SIAMO ANDATE...

Violenza, sangue e frattaglie a non finire, che si stagliano rosse-rosse sulla neve bianca-bianca, infinita-infinita, nei pazzeschi-pazzeschi paesaggi del Dakota, attraversati da un elemento, questo sì, di irresistibile fascino: il Missouri-Missouri.
Ripetizioni.
Sequenze proposte con un ritmo monotonamente identico lungo tutto il film, con pochi dialoghi e troppo "metraggio". Resiste lui, lo zombie, e resistiamo noi 1) perché Di Caprio si conferma un dio 2) perché a tratti puoi chiudere gli occhi (tanto non è che ti perdi molto: Iñárritu sta nuovamente citando Malick) e goderti la magnifica colonna sonora di Sakamoto.
Man Ray, L'étoile de mer , 1928.

27 ottobre 2013

Particolare

"Credo che Bacone sia rimasto prigioniero della sua filosofia, e questo pericolo minaccia anche me. Davanti agli occhi aveva una vivida immagine di un gigantesco edificio, che però svaniva non appena voleva scendere sul serio nel particolare. Era come se alcuni uomini del suo tempo avessero iniziato a erigere un grande edificio dalle fondamenta; ed egli avesse immaginato qualcosa di analogo, l'aspetto esteriore di una costruzione siffatta, ma l'avesse immaginato ancora più maestoso, forse, di come lo vedevano coloro che lavoravano a costruire. Per far ciò non era per nulla indispensabile avere talento architettonico, ma solo una 'vaga' idea del metodo. Ma il peggio era che egli polemizzava contro quelli che veramente costruivano, senza conoscere i 'propri' limiti, o senza volerli riconoscere.
D'altra parte, vedere questi limiti, e quindi ritrarli con chiarezza, è oltremodo difficile; trovare insomma, per così dire, uno stile in cui poter ritrarre questa cosa oscura. Infatti vorrei dire a me stesso: «Dipingi davvero solo ciò che vedi!»."
Ludwig Wittgenstein, Pensieri diversi, a cura di Michele Ranchetti, Adelphi, Milano 1981, p. 126.

5 marzo 2012

The artist

Perché quando ne senti una dietro l'altra ti prende la nostalgia del muto.

2 dicembre 2011

Progetto Giffoni Sardegna 2

"Ci interessano i film che si aprono con coraggio, originalità e profondità d’analisi alle realtà dell’infanzia e dell’adolescenza, e che si immergono nelle verità dei tessuti e dei problemi sociali, culturali, umani nei quali viviamo e dai quali siamo circondati, senza dipingere i bambini e i ragazzi come tradizionali baluardi di innocenza e di purezza incontaminate, ma vedendoli e rappresentandoli come figure umane che, con le loro complessità e le loro debolezze, possono farsi portatori di salvezza in un mondo che gli adulti hanno ridotto alla rovina, alla decadenza. 

D’altra parte, non rifiutiamo l’abbandono all’immaginazione, ma tentiamo di trovare anche nella fiaba, nella favola, nel fantastico, nello spettacolo, degli elementi che possano restituire e rispecchiare gli sguardi dell’infanzia e dell’adolescenza, che possano attivare l’attenzione, la risposta, la partecipazione emotiva, interpretativa, critica e creativa dei ragazzi."


3 ottobre 2011

Il più necessario

"NUORO. Torna in Sardegna, per la sesta edizione, il Giffoni Film Festival. A ospitare un’appendice del più famoso festival di cinema per ragazzi è ancora una volta Nuoro, che nelle prossime settimane verrà invasa da studenti provenienti da tutta l’isola. Merito, come nelle precedenti occasioni, del sociologo Pino D’Antonio, ambasciatore nell’isola della rassegna che annualmente si svolge in Campania suscitando grande interesse (François Truffaut lo definiva «fra i tanti festival, il più necessario»*). A Nuoro il festival approda con i Movie Days, giornate rivolte agli studenti di tutta Italia durante le quali vengono proposte proiezioni, dibattiti e giochi sul mondo del cinema.
L’iniziativa è rivolta come sempre a ragazzi delle scuole medie inferiori e delle prime due classi delle scuole medie superiori. Nelle giornate dei Movie Days i ragazzi potranno esprimere le loro opinioni sui film proiettati (uno la mattina e uno il pomeriggio) e affrontare eventuali nodi tematici e interpretativi attraverso un dibattito aperto e una serie di giochi proposti da un animatore del Giffoni Film Festival (supportato da immagini e videoclip). Durante le attività i ragazzi avranno modo di confrontarsi sulle tematiche offerte dai film e sugli aspetti tecnici legati al mondo delle immagini e alle sue potenzialità comunicative. «L’obiettivo — spiega D’Antonio — è avvicinare i più giovani al cinema in modo maturo, consapevole e divertente offrendo loro un’opportunità per scoprire, o riscoprire, il cinema di qualità e comprendere, attraverso esso, le paure, le inquietudini, i desideri e i sogni dei ragazzi».
La manifestazione si svolgera al Teatro Eliseo per quattro giorni dal 29 al 2 dicembre. Sono circa cinquecento al giorno i partecipanti, dunque un totale di duemila ragazzi nell’intera manifestazione. I film che vengono presentati vengono selezionati tra la produzione internazionale, e privilegiano ovviamente l’aspetto pedagogico al semplice intrattenimento. Quelli scelti quest’anno sono «Tutti per uno» (Francia) di Romain Goupil, e «Diario di una schiappa» (Usa) di Thor Freudenthal per le scuole medie inferiori; l’italiano «Alza la testa» di Alessandro Angelini e «Precious» (Usa) di Lee Daniels, uno dei film più interessanti della passata stagione.
Accanto ai Movie Days, viene proposta anche la rassegna «I più amati di Giffoni», che propone un ciclo di film a cadenza quindicinale dal 6 dicembre al 26 aprile 2012. Molte scuole hanno già aderito all’iniziativa, ma in tempi di tagli, un piccolo contributo da parte dei comuni, come sottolinea D’Antonio, può garantire la partecipazione di tutti.
Da segnalare infine che dai Movie Days nuoresi verranno selezionati, come nelle precedenti edizioni, alcuni ragazzi che poi faranno parte della giuria internazionale del Giffoni Film Festival vero e proprio (per informazioni: 0784 257015, segreteria@nuoviscenarisrl.eu)."
Paolo Merlini, Il Giffoni fa tappa a Nuoro, La Nuova Sardegna, CULTURA E SPETTACOLI, sabato 1º ottobre 2011. 


*Frase finale di una lettera che François Truffaut lascia come importante eredità in seguito alla sua visita nel 1982 a Giffoni. Il grande regista francese è l'ospite internazionale che inaugura una storia di "visite" che trasformeranno quello che è cominciato come una piccola rassegna in un evento di proprozioni mondiali. Robert De Niro, Oliver Stone, Meryl Streep, Jeremy Irons, John Travolta, Wim Wenders, Meg Ryan, Kathy Bates, Krzystof Kieslowsky, Roman Polanski, Danny de Vito, Naomi Watts, Christina Ricci, Winona Ryder, Susan Sarandon, Samuel L. Jackson tra i tanti ospiti internazionali arrivati al GFF nel corso di questi 40 anni di attività. La lista completa comprende praticamente tutti gli autori e gli attori più importanti del cinema italiano delle ultime 4 decadi. Fonte: Giffoni Experience.


22 settembre 2011

Giffoni Sardegna

Movie Days di Giffoni Experience è un attività del Giffoni Film Festival che ha portato al cinema oltre 200.000 studenti in 14 anni di storia. La sua formula è richiesta in tutta Italia: si rinnova, si rafforza, diventa ancora più necessaria. 
La prima tappa del MOVIE DAYS 2011 in Sardegna sarà a Nuoro al Cinema Eliseo, proponendo diversi film scelti con grande attenzione alle esigenze dei docenti e al piacere degli studenti, che avranno una preziosa occasione di apertura alle nuove frontiere della tecnologia cinematografica. Sono previsti incontri con ospiti ed esperti con cui discutere insieme.
Informazioni qui.


19 settembre 2011

Miaiolu

Certo, ho veduto molte cose. E qualcuna terribile. Ma non occorre andar lontano. Se può giovarti, ti dirò che gli immortali sanno la strada della cappa del camino.
Cesare Pavese, Dialoghi con Leucò, Einaudi, Torino 1947, p. 40.


17 aprile 2011

Lungometraggio

Ho visto "Habemus papam" e ancora sono dentro le sue atmosfere. Per niente semplice scriverne ma non è importante farlo: ritornerò sulle metafore del film che mi sono rimaste quando capiterà, intanto che ho già voglia di rivederlo. Moretti ha ampliato e, se è possibile, affinato la potenza del suo linguaggio, o così è per me. Nel presente che decreta la fine della grandezza dell'uomo per l'incapacità di riconoscere la propria fragilità e (in) quella dei propri simili, saperla raccontare con rigore e tenerezza, questa fragilità, è la cifra che oggi fa grande il regista ai miei occhi. 
(Un appunto nella moleskina mentre scorrevano i titoli di coda: La Chiesa ha bisogno di una guida che porti grandi cambiamenti, che abbia comprensione per tutti. La folla del film è contenta e applaude a queste parole di Michel Piccoli.)
Mi piacerebbe mettere nel blog la sequenza dell'interno dell'automobile con la psicanalista alla guida, il papa (senza l'accento) nel sedile accanto, e i due ragazzini, fratello e sorella, figli di lei, nei sedili posteriori. Mi riporta a un'altra, che amo moltissimo, di La stanza del figlio

P.S.: Mi sono espressa un po' di più (come a volte accade confrontandosi) nella social recensione organizzata da Strelnik. Riporto anche qui.


Anche se il film mi è piaciuto moltissimo, mi ha fatto ridere e, molto, sorridere, forse non ci ho capito granché. Insomma, Strel, in fondo sono solo le tue “seghe mentali” che mi sento di condividere veramente: c’è una straordinaria forza in quest’uomo che rivendica la sua fragilità e la sua paura: quel suo “non ce la faccio” non è l’urlo di un pavido ma l’atto di rivolta da cui attingere il coraggio di ributtarsi sulla strada (senza cellulare), osservare la realtà da un altro punto di vista, ricostruire se stesso, ritrovare la passione (la recitazione), nuove parole per dialogare con la realtà (la scena finale, con Melville che ritrova parole sincere – come una nuova dimora -, il coraggio per dirle, l’empatia con con una folla che aspetta di poter ascoltare una parola sull’uomo e sul dolore; per contrasto, lo sconcerto dei cardinali che aspettano parole potenti e istituzionalmente risolutive… E anche su questo versante molte stratificazioni dell’umano, su cui insiste gran parte del film.) Troppo sfumate, meno semplici da analizzare sono le figure femminili, non isolate dal contesto. Ho trovato interessante e particolarmente ironica l’interazione tra la psicanalista/madre, Melville, i figli di lei, fratellino e sorellina, che battibeccano (Interno dell’automobile, sequenza molto simile a un’altra vista in “La stanza del figlio”. La psicanalista/madre: “Lei picchiava sua sorella da bambino?”; Melville: “Certo.”): c’è un invito allo spostamento su un piano meno esplicito del film? Non lo so. Invece non vedo contemplato, nella figura del papa, un discorso sul “fallimento”, dimensione esistenziale di chi non riesce a superare “la prova”, traducibile anche – semplificando – nella morale borghese del disgraziato che non dà prova di successo. La consapevolezza dell’inadeguatezza al ruolo nel punto in cui la propria umanità rischia l’annichilimento (un’esperienza così comune, altro che papa!) non mi sembra si possa definire come uno scacco. Non è a un’immagine di “fallimento” che conduce la tenda rossa che si apre sul nero dell’assenza e neppure è un’immagine di libertà. Forse rivedendo il film – cosa che ho idea di fare – la smetterò di parlarne così, solo per sottrazione.

1 dicembre 2010

Il ripasso

Mentre in Europa ci si sforzava di "esprimere" attraverso le strutture compositive come faceva la pittura, riuscendo in questo modo, sia pure con mezzi decorativi, ad organizzare lo spazio all'interno del quadro, gli americani e Griffith in particolare scoprivano la possibilità suggestive delle immagini nei loro rapporti reciproci: scoprivano cioè le virtù del montaggio.
L'unità dal punto di vista praticata sino al 1909 aveva avuto come principale conseguenza di dividere il "mondo del dramma" da quello dello spettatore. Al pari della ribalta, lo schermo separava come una lastra di vetro due mondi di natura diversa.
Il merito principale di Griffith fu di insorgere contro questo arbitrio. Pensando che la macchina da presa, molto maneggevole, permetteva di avvicinarsi o allontanarsi a piacere dai personaggi e di muoversi liberamente attorno ad essi, li fece agire in uno spazio che non era più limitato dalla stessa cornice della scena. Il campo poteva abbracciare uno spazio più o meno vasto a seconda della necessità dell'azione. Una stessa scena poteva quindi essere vista sia da vicino che da lonatno, secondo punti di vista che andavano dal campo totale al primo piano.
Come nota André Malraux: "È dalla visione in piani, cioè dall'indipendenza dell'operatore e del regista nei confronti della scena stessa, che nacque la possibilità d'espressione del cinema, che il cinema nacque come arte".
Il montaggio, dunq... 

Miiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii, che due...!
Ehm, no, volevo dire: Jean Mitry, Storia del cinema sperimentale, Mazzotta, Milano, 1971, p. 18.

Errata corrige: lonatno >>> lontano.

7 novembre 2010

Domenica mattina

– Non mi ero accorto che il mondo fosse così mal ridotto... Guarda questo giornale… Guarda cosa sta succedendo! Non sapevo che oggi accadessero cose simili!
Cosa stai leggendo, la prima pagina?
No, i cinema.

5 ottobre 2010

Fa' le carte e ridimmelo

Nel giro di un pugno di giorni ho visto La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo (che non mi è piaciuto), Inception di Christopher Nolan e Somewhere di Sofia Coppola. Già, l'estate finisce quando si torna al cinema, e il cinema è una delle poche cose dell'inverno che mi garba. Ma questi primi film della stagione, insomma… Tra tutti, quello che più mi ha convinto è il mattonazzo della Coppola (fantastica la giovanissima Elle Fanning che interpreta Cleo, la figlia del protagonista).  Su Inception mi sono già espressa un poco qui.
In realtà non ho voglia di scriverne, a parte che a quest'ora s'è già detto tutto.
Quel che resta di ciascuno di questi film – destinati, per quanto che mi riguarda,  all'oblio – è l'idea dei bambini che verbalizzano poco la domanda d'affetto per non mostrare la propria infelicità, leit motiv di ciascuno di essi in  modo diversamente "visibile" e centrale (in Inception, per poter tollerare "il sogno", non se ne mostrano neppure i volti, se non appena, di corsa e con capelli rigorosamente biondi e sottili al vento). Ovunque adulti troppo occupati con se stessi, con i loro amori, rancori e paranoie.
Disintossichiamoci così, ma soprattutto perché altrimenti non saprei come chiudere questo inutile post.
 

30 settembre 2010

Al secondo livello del sogno

– Ti va una pizza?
– …
– Oh, hai fame?
– Sono frastornata. E ho freddo.
– Mangiamo qualcosa a casa, dai.
– …
– Vuoi un calcio?
– Hiii, caduta la trottolina.
– Al secondo livello del sogno la tua girava alla grande.
– Cazzo… ho russato?
– No, solo il mento appoggiato al petto. Per un quarto d'ora.
– Quindi per due minuti.
– …
– Partecipavo.
– Sei mai stata a Mombasa?
– …
– Dai, spara.
– 6, per averci provato.
– 5.
– 5.

7 agosto 2010

Paterna

Ci fosse un raggio verde, chi può mai dire? E in quel caso, l'opportunità di brillare, vedendolo per primo in un istante preciso, indimenticabile, collocabile nello spazio della memoria, lasciando un'indelebile incisione nell'immaginario altrui: "Guarda! Hai visto?!".

Ma io, sciaguratamente, perdo di vista l'oggetto "politico" (che l'autore del post sembra individuare), talmente invece esso è ormai sparso come polvere anche sul paesaggio marino più amato.
Anche qui l'orizzonte si è fatto più basso. E guardando il mare
bianco, a quest'ora affiora la memoria dei povericristi che in quelle acque hanno trovato una tomba, nel vano tentativo di aggrapparsi alle sponde di questa terra che non è, non è mai stata Italia...
Oggi credo di sapere perché non sono più tornata a P.
Il Comandante allora riuscì davvero a farmi voltare la testa girandola con le sue mani verso le colline:
"Guarda! Hai visto?!". E quel che vidi veramente lasciò nell'anima un'impronta indelebile.

Resto qui, e senza volerlo mi scopro a stringermi a quella memoria di
colline, vigneti e olivi, o al ricordo di quell'albero smisuratamente alto... per non farli andare via per sempre.
Ecco. Come spiegarlo? Come farmi perdonare l'assenza?
Non posso tornare.
Non sopporterei la visione della polvere anche intorno a quei luoghi.

...
allora,
tu diresti che il mio cielo
steso in tana e strada di malinconia
è solo lastrico d'appunti
a proteggere una faccia
magnifica per lo stregone
sperso

quando t'offri a realizzo in questo gioco del riconoscersi
che facilita il sonno
senza un piccolo un che di stupori
in queste prescrizioni dove tutti son sapienti e io,

lastricato d'appunti
in questa resistenza dove tu capisci
soltanto paura
o ricordo d'annata

...

Da Hic sunt leones di Marco Noferi, in: Marco Noferi, Nello Cattalini, Saretto Cincinelli, Poesie, La Morgana, Montevarchi, 1983, pp. 9-10.

11 maggio 2010

Il punto di vista di Batman

Quando qualche giorno fa ho visto Night Shadows (1921) alla mostra romana di Hopper, mi è sembrato di trovarmi davanti a un un quiz dello zombi

… su un vecchio film di Kubrick, magari.



8 dicembre 2009

Sperduti nel buio

Capita – raramente ma capita – di sognare i sogni di altri.


"Da ragazzo mi sembra di aver letto che Sperduti nel buio influenzò non poco i registi del neorealismo, ma non ho ritrovato conferma di questo ricordo. Forse l'ho sognato, o forse anche loro avevano letto l'articolo di Barbaro, alimentando le loro opere con la fantasticheria di un film muto fatto solo di parole.” (A.S.)

Il mio "sogno" come ho scritto in un commento al post dello zombi stavolta si chiama Sa… d… Sadoul! George Sadoul, e sta in una tavola fuori testo tra le pagg. 82-83 della Storia del cinema mondiale. Vol. I. Dalle origini alla fine della II guerra mondiale, traduzione della settima ed. francese di Mariella Mammalella, Feltrinelli, Milano 1981. 
Mai l'avessi detto!