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18 maggio 2012

Little bittern

Negli anni '30 – mi raccontavano ieri sera –, prima che le paludi venissero bonificate, ogni venerdì all'imbrunire si sentivano le urla rauche dei tarabusi. Il verso dell'uccello (boi forraiu in sardo, bos taurus in latino) è simile a un impressionante muggito, tant'è vero che il bestiame nell'udirlo fuggiva spaventato, e così gli uomini e le donne che si trovavano nei paraggi. La gente credeva che le urla del tarabuso appartenessero alle anime in pena, possedute dal demonio, e che gli uccelli sostassero nelle paludi per espiare le loro colpe. A me non è mai capitato di vedere un boi forraiu, così mi sono voluta togliere la curiosità cercando qualche foto. E ho scoperto che si tratta di un uccello bellissimo.

21 marzo 2011

Il faut tenter

“Le vent se leve, il faut tenter de vivre.” 
È un verso di Paul Valery che Gian Maria Volontè (nella foto con Florinda Bolkan) fece stampare sulla randa dell’Arzachena, la barca a vela su cui visse negli anni Settanta.

5 febbraio 2010

Era l'inizio

Era l'inizio di una primavera strana. La tensione si tagliava a fette nell'aria aggrumata. Anch'io avevo paura, ma da sempre, e lo sapevo. Lei no, non poteva immaginarlo.
Allora più giusto sarebbe iniziare a raccontare così:
Era per lei una primavera strana. L’avevo incontrata da poco, brillante di mitezza, mentre intorno tutti erano in guerra. Mi accorsi subito della sua presenza. Aveva parcheggiato la macchina a lato di un’enorme pila di vasi vuoti. Era entrata, guardandosi intorno con circospezione, nel recinto del vivaio di sinistra. Scorgeva con sguardo lento e attento le piante, passando in rassegna gli alberelli. Poi tornava indietro, e ricominciava. Io l’osservavo da dentro la mia auto, dal parcheggio soprastante il vivaio.
Uscì dal recinto. Si arrestò oltre il gabbiotto del guardiano per poi voltarsi verso la montagna, risalendo con lo sguardo per il bosco, il cielo e poi ancora giù, come a cercare qualcosa.
Ritornò nel vivaio e indicò al ragazzo nove piante: un arancio, un limone, un mandarino, una noce, due abeti, un cachi, un ulivo, un ginepro.
Più tardi mi raccontò di averli sistemati tutti intorno al suo letto. Voleva dormire in una stanza piena di alberi, disse la prima volta che la vidi da vicino.
Mi stupì: non aveva i capelli corti come sembrava vedendola da lontano, ma solo raccolti in una lunga treccia.
Tavola di Ivan Jakovlevič Bilibin

1 gennaio 2010

Primo tempo dei sentimenti

Quel giorno si diresse verso il fiume per dare addio...
alla sua casa, al suo giardino.

Era il giorno della distruzione di Babilonia.
E quel disordine non è mai cessato.

Babilonia fu distrutta per la sua architettura eccessivamente alta.
Nasce la confusione delle lingue.
Primo tempo dei sentimenti...
Voce narrante ne La forza dei sentimenti (Alexander Kluge, 1983).

Puoi vedere tutto il film qui, grazie alla generosa sapienza di Stenelo.