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1 aprile 2019

Più triste

Più triste di un capodoglio spiaggiato a Cala Romantica c'è soltanto un capodoglio spiaggiato a Cala Romantica che muore con un feto di due metri, ucciso da chili di plastica ingeriti per cibarsi. Questa, apprendiamo oggi dalla stampa, è stata la causa dell'atroce fine della mamma marina trovata nella baia sarda. 
(Continuiamo allegramente così, mi raccomando 💀🙁)

25 giugno 2017

Nelle terre del mito

Nelle terre del mito – conosciute più per le narrazioni che si sviluppano nel tempo che per la realtà quotidiana dei suoi abitanti – un fatto tragico può incidere in modo molto doloroso su intere comunità reali, anche quando mai si sono rassegnate al mito della cattiva stella, al complesso dei malfatati o ad altri poco dissimili luoghi comuni, e anzi sono da tempo immemore interamente e convintamente impegnate nella costruzione di un abitare civile e segnato dal benessere, in ogni senso.
Con lo sgomento per la morte violenta di una persona appartenente a una determinata comunità impegnata, la delusione (anche) che si vive in quei momenti, appresa la notizia, è feroce: il paesaggio comunitario reale, insieme ai progetti a cui si sta lavorando nel presente, sembra affondare. A governare la realtà sembra ritornare una forza sovrastante, che per un tempo non misurabile fa chinare la testa, interrompere la festa, vivere un'amarezza sorda e opaca. Vorrei dire “capisco”, mentre invece nemmeno io, come credo la gran parte di noi, l'ho mai potuta capire ed elaborare sino in fondo quella sensazione che sembra riportare per un attimo alla notte dei tempi, ma ciò perché diventa davvero difficile capire qualcosa che non si accetta dal profondo del cuore e della mente. Purtroppo la violenza (che puntualmente ritorna nelle nostre comunità e che troppo spesso resta impunita) ferisce tutti, anche quando è distante anni luce da noi, dai nostri amici, dai nostri cari, per fortuna. Perciò mi ritrovo a rifletterne, anche se non vorrei, anche senza dire nulla che già non sia stato detto. Non la capisco, la violenza, mi è intollerabile il pensiero che una parete di ghiaccio possa interrompere la strada a una vita umana, e profondamente la rifiuto, ma so anche una cosa, ed è la sola che conti davvero: anche se toglie tanta energia agli abitanti delle comunità che ne vengono colpite, la violenza non ha mai vinto, non vincerà; anche se fa chinare la testa, interrompere la festa, piangere e guardarsi smarriti... Abbraccio con grande affetto le amiche e gli amici fonnesi, la loro operosissima comunità, tutte le persone in gamba che ho la fortuna di conoscere e che mai si arrenderanno ai miti della cattiva stella.

23 luglio 2016

Strage

Insomma, "strage" sta entrando nel lessico quasi quotidiano: è mostruoso, ce ne sentiamo profondamente turbati e ci affrettiamo a cercare un'analisi capace di farci comprendere cosa stia accadendo, darcene ragione e, nell'afferrarne ogni senso, consentirci di prenderne totalmente, razionalmente e radicalmente le distanze: succede là — vorremmo sentirci dire — per questi motivi, e io sto qua, invece, dove tutto è al suo giusto posto.
Ma non è così: non esiste un'analisi capace di pacificare la nostra angoscia per quel che accade nel vasto mondo, diventato ormai piccolissimo. Non esiste per almeno un motivo: ancora troppo poco sappiamo dell'eziologia di internet, quanto e in quali modi l'amato e odiato mostro tecnologico stia interagendo con cervelli troppo schizzati e quanti e in quali modi contribuisce quotidianamente a farne sclerare. Sta succedendo qualcosa di enorme e di incontrollabile. La comunicazione universale è sostanzialmente un'illusione, mentre spessore e concretezza (agisce sulla realtà) è la panna planetaria di ogni genere d'informazione che monta ogni nano secondo. E il fenomeno non ha nulla di innocente.

9 maggio 2015

Mi fermo su questa immagine

Mi fermo su questa immagine con tristezza e con il desiderio di poter confortare lo sgomento di ogni ragazza e ogni ragazzo ritratti nel silenzio carico di domande troppo più grandi di loro, di me, e ancora di noi... Come se già non bastasse il peso di un futuro che pare impossibile, in questa terra appiattita dall'assenza di prospettiva, come se non bastasse il fatto che sia già così difficile mantenere l'impegno nello studio, coltivare con la forza della sopravvivenza la tenacia e anche onorare il sacrificio dei propri genitori... Ma come si fa ad andare avanti?... Si va, nonostante tutto, perché nella domanda di futuro, insieme alla nostalgia che possa mai arrivare, c'è una speranza che nel solo fatto della propria giovinezza trova la sua giustifcazione, il naturale sapore di una promessa. E si va avanti, dunque, si continua, a volte con durezza, a volte con gioia, con incoscienza e con leggerezza... Ma di fronte al male che mi rifiuto di scrivere con la maiuscola, così come di considerare ineluttabile , a questo male nitido come una lama, gelido come una parete di ghiaccio che cade all'improvviso sulla strada del mattino, il male che falcia la vita di un giovane compagno, amico, fratello... cosa pensare, come continuare nell'impegno, nella gioia, nel coraggio...? Perché è accaduto? Com'è possibile che ancora, in questa terra già così provata, ci siano belve con fattezze umane che ancora osano minare la già così fragile incerta promessa di futuro?... Oggi per i ragazzi è il giorno del silenzio e del pianto, oggi si ha bisogno di un abbraccio e dobbiamo darglielo, rassicurarli con tutto l'amore e il dolore comune per non farli sentire soli: non sono soli, dobbiamo dirglielo con convinzione. Ma presto domani, subito che sia data loro, anche a loro, una risposta limpida di legalità e di giustizia, la sola che può consentire di riprendere il cammino con forza e con coraggio. Senza Gianluca, ma con lui, e anche per lui.

20 aprile 2015

I SENZA CUORE

Ci sono persone il cui cuore se lo sono mangiati i cani: lo noti dall'amarezza, ma tracce del muscolo che fu appaiono in certi gesti o nei silenzi. Altre, semplicemente, atrocemente, sembrano nate senza: al suo posto, da sempre, un registratore di cassa.

24 maggio 2014

Cuore di cane

Certamente la violenza esiste. Un uomo è insieme libertà e fatticità: egli è libero, ma non di quella libertà astratta che ponevano gli Stoici, è libero in situazione. Si deve distinguere qui, come ci suggerisce Descartes, la sua libertà e la sua potenza; la sua potenza è finita, e dall'esterno è possibile aumentarla o ridurla: si può gettare un uomo in prigione, farlo uscire, tagliargli un braccio, prestargli delle ali. Ma la sua libertà rimane in ogni caso infinita; l'automobile e l'areoplano non mutano in nulla la nostra libertà e nemmeno le catene dello schiavo subiscono mutamenti: liberamente egli si lascia morire o raccoglie le proprie forze per vivere, liberamente si rassegna o si ribella, sempre si supera.
La violenza può agire soltanto sulla fatticità dell'uomo, sulla sua esteriorità. Anche quando lo ferma nel suo slancio verso il suo fine, la violenza non lo colpisce nel suo stesso cuore; infatti egli è ancora libero di fronte al fine che si proponeva; voleva la sua riuscita senza confondersi con essa, può trascendere il suo fallimento come avrebbe trasceso il suo successo. Ecco perché, anche, un uomo fiero rifiutava la pietà come rifiutava la gratitudine: egli non è mai appagato, ma non è mai disarmato, non vuole che lo si compianga: è al di là della sua felicità, come della sua infelicità.
Simone de Beauvoir, Pirro e Cinea, in: Per una morale dell'ambiguità, traduzione di Andrea Bonomi, Garzanti, Milano 1975, p. 169. 

12 gennaio 2014

Lettere dal Sonora

Aragon, Artaud, Breton, Crevel, Desnos, Éluard, Prévert, Tzara, Cahun, Jean Arp, Buñuel, Dalí, Max Ernst, Giacometti, Iché, Magritte, Matta, Miró, Man Ray, Tanguy... Se fossero vivi canterebbero, filmerebbero, scolpirebbero, dipingerebbero i curricula strepitosi che volano nel deserto.

2 agosto 2011

Due Agosto

Il governo è assente. Ci sono i cittadini. Parla il loro sindaco:
"Oggi rinnoviamo il nostro cordoglio al popolo norvegese per i recenti fatti di Oslo, e ricordiamo le stragi di Londra, Madrid e New York.
E torniamo a ricordare che la comunità bolognese ha sempre pagato un alto tributo di sangue: i treni, la strage alla stazione, la battaglia aerea sopra i cieli di Ustica, le stragi della Uno Bianca e l’uccisione del professor Marco Biagi da parte delle Brigate Rosse. Questa città si ritrova e come nel giorno della strage si rende attiva, reagisce con la presenza dei giovani, ognuno torna a raccontare dove era quel giorno e quel che ha potuto fare. È una staffetta di impegno nel ricordo e di dovere di solidarietà alle vittime che appartiene al nostro modo ormai di sentirci cittadini." 


1 aprile 2011

Bullysm

Questo non è che un momento di una storia tra adolescenti che potrebbe avere un buon epilogo o, viceversa, una fine drammatica quando non tragica.
All'immaginazione di chi legge – all'esperienza, cultura e sensibilità – lascio la costruzione di quel che precede il momento ritratto dalla foto nel post, la caratterizzazione dei personaggi, la costruzione della storia.

17 gennaio 2011

Ni una más

Susana Chávez, 36 anni, poeta e militante messicana per i diritti delle donne, barbaramente assassinata a Ciudad Juárez il 12 gennaio 2011.


29 settembre 2010

Restituzione prestiti

Sentirsi come i gatti, che vivono beati perché non se ne fregano un cazzo di nessuno, badano solo alla ricerca della loro posizione perfetta e soddisfacente sul territorio. Per questo sono così odiosi i gatti. Hanno risolto il problema senza neanche conoscerlo. Un privilegio inaccessibile agli esseri umani.
Paolo Sorrentino, Hanno tutti ragione, Feltrinelli, Milano 2010, p. 214.

Mentre mi recavo in biblioteca per riportare  i prestiti di tutta la famiglia, ho aperto una pagina a caso di questo libro di Sorrentino (il regista cinematografico, sì), che io non ho letto – ce l'aveva P. – e l'occhio mi è caduto sulla frase che ho ricopiato quassù. Contrariamente a Paolo Sorrentino io non odio i gatti, tutt'altro: da bambina li amavo, soprattutto i figli della gatta di mia madre (che tuttora li adora). La gatta domestica era perennemente gravida e quando partoriva gran parte dei mici - dopo qualche giorno dalla loro venuta al mondo (non so dire esattamente quanto tempo dopo, ma abbastanza perché noi bambini ci affezionassimo) - sparivano. I neonati che mia madre non riusciva a regalare venivano uccisi da qualcuno. Non so da chi, non l'ho mai capito. Non da mia madre, ne sono certa, e credo nemmeno mio padre. A ogni modo risparmio i dettagli di qualche fruttuosa indagine infantile, e dunque i nomi dei sospetti criminali. Per i mici che morivano di morte naturale noi bambini avevamo allestito un cimitero, dove seppellivamo anche uccelli e altre bestie diversamente morte: la rondine che si era schiantata sui vetri di casa, gli astores caduti dai nidi, alcune api che avevano subito la macelleria dei più piccoli e che andavo a recuperare mentre galleggiavano a pezzi lungo i rigagnoli. Il cimitero era sotto la piccola quercia dietro il grande cancello di Tron. Un cimitero abusivo e tuttavia molto frequentato. Ma in tutto quell'andarivieni di impiegati e tecnici delle miniere di talco, nessuno faceva caso a noi seppellitori di bestie trucidate.
Adesso le gatte domestiche si portano dal veterinaio per la sterilizzazione. Il mondo è cambiato, i gatti pure e non è facile cucire il tempo attraverso la mia personale esperienza con l'orrore. Aggiungi anche che ci sono passaggi di tempo che ancora mi sfuggono, in questo processo che va dai gatticidi domestici alla sterilizzazione.

8 luglio 2010

L'isola dei balocchi

Tra uno spettacolo e l'altro, sorrisi arrotolati, giovedì patinati, scimmie a casa tua.

Grazie a Fabrizio Gatti per le immersioni.  

14 settembre 2009

Cunski, Voriais Sparadis, Yvonne A…

È stato filmato sabato pomeriggio a 483 metri di profondità, a 20 miglia al largo di Cetraro (Cosenza), il relitto della nave fantasma, il cui naufragio non era mai stato dichiarato.
Si tratterebbe della Cunski, uno dei vascelli dei veleni affondati nel Mediterraneo, carichi di rifiuti tossici e radioattivi.

http://www.ilariaalpi.it/?id_notizia=2826