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11 gennaio 2018

Un tè con biscotti e concetti a Casa Maninchedda - primo appuntamento

"... le vere e belle fiabe sono in verità inoffensive. Esse sono situate nell’unico luogo dell’universo dove non esiste offesa, cioè nei regni della vita fantastica. Quando mettono paura, è la paura salubre e liberatrice della fantasia, paura di cui lo spirito ha desiderio e alla quale si protende come a una fiamma che lo riscaldi. Della vita fantastica, i bambini hanno fame e sete, le fate e i maghi abitano nel loro pensiero e il fatto che non esistano nella realtà è per loro giustamente irrilevante, perché i regni della vita fantastica sono popolati di oggetti comunque invisibili e intangibili. Nei regni della vita fantastica, anche le immagini più crudeli generano felicità. Si sa bene che la felicità è fatta anche di spavento e di angoscia. Sopprimere lo spavento e l’angoscia, significa sopprimere anche la felicità."
Dal saggio "Senza fate e senza maghi" di Natalia Ginzburg, in Vita immaginaria, contenuto nel Meridiano dedicato alla scrittrice. Ne parlerò domani a Orani in una conversazione sull'educazione alla lettura che fa parte di un ciclo di appuntamenti culturali invernali organizzato dall'Amministrazione Comunale e dalla Pro Loco.

22 settembre 2016

Zanna Bianca

Nun ce sta nient a fa', dicono a Napoli: anche dietro la faccia(ta) della persone perbene può nascondersi il o la delinquente. Così, stamattina, mi torna in mente la scritta sulle mura aureliane, lato San Lorenzo, a Roma, ai tempi di quand'ero ragazza: "Sguinzajamo l'istinto!". Era firmata, tutt'attaccato, "forzaromaforzalupi". Giusto che la abbiano cancellata, e restituite le mura al loro antico splendore, ma l'avremmo dovuta tenere marchiata nella mente e nel cuore.

13 luglio 2016

Fiabe

Alcuni genitori hanno il timore che le fiabe (con il lupo cattivo, l'orco, la matrigna, i mostri, la balena che mangia Pinocchio, ecc.) possano generare nei piccoli forme d'ansia, d'inquietudine, di paura; insomma, che inquinino l'idilliaca visione del mondo in cui ogni adulto vorrebbe vedere immerso i piccoli.
Eppure sappiamo che anche il bambino e la bambina cresciuti nell'ambiente più protettivo hanno dentro di sé quelle emozioni contrastanti, quelle paure che non sono le fiabe ad alimentare; piuttosto le fiabe aiutano a portarle all'esterno, ad esprimerle. Lo dicono tanti esperti di psicologia, di pedagogia, di letteratura per l'infanzia, ma lo sapevano anche le nostre nonne e nonni, che ci "imbottivano" di storie di paura (nel mio sardo si chiamavano contos de mortu). Lo dice Bruno Bettelheim, ad esempio, in un classico sul tema intitolato Il mondo incantato, e ancora prima di lui lo scrisse Chesterton.
Non sono le fiabe a dare ai bambini l'idea dell'esistenza del lupo, delle strega o di bobotti (che, ancora in sardo, è "l'uomo nero"): semmai le fiabe danno loro l'idea che il lupo, la strega o bobotti possono essere sconfitti.
Le bambine e i bambini convivono con i draghi, cioè con la paura, sin da quando hanno acquisito capacità immaginativa. Le fiabe offrono loro un San Giorgio capace di ucciderli, scrive Chesterton.
Dunque, non dobbiamo avere questi timori, cioè che le fiabe inculchino le paure. Leggiamole tranquillamente ad alta voce ai piccoli, proponendo anche quelle classiche o più tradizionali.