Visualizzazione post con etichetta compleanni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta compleanni. Mostra tutti i post

25 gennaio 2021

Virginia critica

Cime tempestose è un libro più difficile da capire di Jane Eyre, perché Emily era più poeta di Charlotte. Scrivendo, Charlotte diceva con eloquenza e splendore e passione "io amo", "io odio", "io soffro". La sua esperienza, anche se più intensa, è allo stesso livello della nostra. Ma non c'è "io" in Cime tempestose. Non ci sono istitutrici. Non ci sono padroni. C'è l'amore, ma non è l'amore tra uomini e donne. Emily si ispirava a una concezione più generale. L'impulso che la spingeva a creare non erano le sue proprie sofferenze e offese. Rivolgeva lo sguardo a un mondo spaccato in due da un gigantesco disordine e sentiva in sé la facoltà di riunirlo in un libro. […] Il suo è il più raro dei doni. Sapeva liberare la vita dalla sua dipendenza dai fatti; con pochi tocchi indicare lo spirito di una faccia che non aveva più bisogno di un corpo; parlando della brughiera far parlare il vento e ruggire il tuono.
 

Liliana Rampello [a cura di] Virginia Woolf. Voltando pagina, traduzioni di Adriana Bottini, Livio Bacchi Wilcock, Daniela Daniele [et al.], Il Saggiatore, Milano 2011; pp. 202-203.

 

 

8 giugno 2016

Centomila

Tra oggi e domani festeggerò il traguardo e capirai... delle 100.000 visualizzazioni di Bianca, nato nel settembre del 2008. Probabile che, pure considerandolo nella media dei blog non professionali e vista la data della sua fondazione, un tale numero di visite non sia così rilevante. Nel caso, dalla mia ho il fatto di non essermici impegnata poi tanto (per niente, a dirla tutta) per avere "visitatori", essendo un blog totalmente privo di ambizioni: Bianca è nato e cresciuto per puro divertimento personale e nemmeno è stato mai messo in relazione con altri siti: per mancanza di tempo, per pigrizia, per poca autostima, per tutte queste cose insieme. A maggior ragione ogni volta che registra la traccia di un passaggio mi sorprendo, non dando niente per scontato. La sorpresa, così, pur senza numeri altissimi, si rinnova spesso e fa decisamente parte del piacere di averne avuto cura nel tempo. Centomila visualizzazioni sono molte, dunque? Sono poche? Pochissime?... Boh, non ne ho la più pallida idea. Io, comunque, sono contenta. Pertanto grazie a tutte e a tutti coloro che vi hanno fatto un salto, tornate quando volete.

17 gennaio 2016

Su primu e s'urtimu Sant'Antoni 'e Mama

"A su ocu 'e Sant'Antoni de su vichinadu, babbu vocavat sos truncos pius mannos de su linnargiu, ca mama it s'unica emina de Orane chi teniat duos izzos chi sin navan' Antoni: frade meu mannu, izzu 'e su primu maridu 'e mama – mortu zovaneddu in sa gherra 'e s'Austria –, e Antoni minore, izzu 'e babbu meu, naschìu dae su sicundu cojuvìu.
Sa notte chi soe naschìa eo, mama it in su ocu 'e Sa Uddhitta vinzas a sa una, poi sind est intrada a domo... e a sas tres soe naschìa eo. [E sorride]
Dae tando, babbu, in su occu 'e sant'Antoni poniat semper non duos ma TRES bellos truncos! Unu pro Antoni mannu, unu pro Antoni minore, e unu pro mene!... [E ride] Salude a tottus!"
Mamma, il 17 gennaio del 2015, prima del brindisi in cui, per l'ultima volta, senza saperlo, festeggiavamo il suo compleanno.
Giusy Calia, "Alchimia dell'immagine" 2013-2014 (dettaglio

15 gennaio 2016

I colori del muro

L'anno appena passato, al Caffé Tettamanzi, si divertivano a cambiare spesso il colore delle pareti. Nel pomeriggio di quel 15 gennaio, giorno del suo compleanno, le chiesi: "Dove facciamo il primo brindisi?". "Da Canneddu" rispose, "così vediamo il colore del muro".
Tra tutte le cose di lei che mi sono mancate, e tutte mi sono mancate, le nostre risate.


Al Caffé Tettamanzi, foto di G. Canneddu.

17 gennaio 2015

Tres bellos truncos

"A su occu 'e sant'Antoni de su vichinadu, babbu vocavat sos truncos pius mannos de su linnargiu, ca mama it s'unica emina de Orane chi teniat duos izzos chi sin navan' Antoni: frade meu mannu, izzu 'e su primu maridu 'e mama – mortu zovaneddu in sa gherra 'e s'Austria –, e Antoni minore, izzu 'e babbu meu, naschìu dae su sicundu cojuvìu... Sa notte chi soe naschìa eo, mama it in su occu 'e S'Auddhitta vinzas a sa una, poi sind est intrada a domo, e a sas tres soe naschìa... Dae tando, babbu, in su occu 'e sant'Antoni poniat semper non duos ma TRES bellos truncos! Unu pro Antoni mannu, unu pro Antoni minore, e unu pro mene... [e ride]. Salude a tottus!"
[Così M., oggi, brindando con noi per i suoi 90 anni.]

27 settembre 2011

20 più… 10!

A L., con affetto immenso da parte di tutti noi… 
formidable grandmother included!

31 marzo 2011

Ho imparato

“Ho imparato in questo secolo l’indicibile dell’umano, di ognuno di noi e della relazione con l’altro che non possiamo mai afferrare fino in fondo. La mia paura è che mi venga tolto non tanto il pane e nemmeno la Costituzione, ma questa idea dell’umano.”
Pietro Ingrao, commentando Indignez-vous! di Stéphane Hessel.  

20 gennaio 2011

Fuori tempo


– Hey, why so serious?
– Come?... No, no, sono contenta. E smettila però, ho un attacco di anglofobia.
– E tando no ses alligra…
– Eja, t'appo nau. 
– Es caduto el gubierno en Ytaglia, cica?
– No. Ma sono contenta, punto.
– Porque tu es alligra, cica?
– Ma porc…! Non sai niente, scusa? 
– Nada de nada.
– Eheheh, ho le mie soddisfazioni, che ti credi. 
– Ah, visto. Y a ora è per quelo chi tu no es contenta! 
– Eja, t'appo nau, tanto più siamo costretti a sostare in quest'incubo, quanto più dobbiamo coltivare la gioia senza motivo.
– Ahahah!
– Tz, riso sardonico. E faveddha in italiano, chi s'ispagnolu no l'ischis.
– No, scusa, dove l'hai sentita questa scemenza marzulliana.
– E duas. Ite cheret narrer "marzulliana"?
– No ischis ite chere' narrere?!
– Non l'isco.
– Sei fuori dal mondo.
– No, ci sono dentro sino al collo. Ma deo non bjo televisione, ja l'ischis.
– Ok. E allora chi lo dice?
–  Lei.

15 gennaio 2011

U samogo sinyego morya

Ad A.
Vola più veloce, gabbiano...
sul mare azzurro cala la notte...


Non ci siamo dimenticati. Come promesso, anche a noi stessi, abbiamo festeggiato questo giorno, iniziato con la nebbia e via via diventato bellissimo, con le secche di gennaio che illudono la natura, i mandorli e i perastri già fioriti, tra Dorgali e Baunei, e il mare salvo e salvifico di Santa Maria Navarrese. 
Ciao, bella.

11 maggio 2010

Un pomeriggio a Villa Pamphilj


Wieslaw Walkuski


Wiktor Sadowski

"La Pologne? La Pologne? Dev'esserci un freddo terribile, vero?" mi ha chiesto, e ha tirato un sospiro di sollievo, infatti sono saltati fuori tanti di quei paesi che la cosa migliore è parlare del clima.
"Oh Signora" vorrei risponderle "i poeti del mio paese scrivono in guanti.
Non dico che non se li tolgano mai; quando la luna scalda allora sì. In strofe composte di grida tonanti, perché solo questo penetra attraverso il mugghio della tempesta, cantano l'esistenza semplice dei pastori di foche.
I classici incidono con ghiaccioli d'inchiostro su cumuli di neve. Gli altri, i decadenti, piangono sul destino con stelline di neve. Chi si vuole annegare deve avere una scure per fare un buco nel ghiaccio.
Oh, Signora, mia cara signora!"

È così che vorrei risponderle.
Ma ho dimenticato come si dice foca in francese.
Non sono sicura del ghiacciolo e del buco nel ghiaccio.
"La Pologne? La Pologne? Dev'esserci un freddo terribile, vero?"
"Pas du tout" rispondo glacialmente.

Wisława Szymborska, Piccole cose (1962); traduzione di Pietro Marchesani

Rafal Olbinski
* Curioso staccarsi per un momento dal gruppo degli amici sdraiati al sole dopo un festoso pic-nic ed entrare in uno spazio abitato da immagini inattese. Parlo della mostra di manifesti del teatro polacco beccata ieri pomeriggio alla Casa dei Teatri di Villa Pamphilj, oltremodo sorprendente per il mio casuale passaggio nei paraggi. Così di questa emozione, mettialola così, ho voluto lasciare una sintesi, mentre quella del pic-nic (festeggiavamo il compleanno di Vittoria) è racchiusa nella battuta: "Il mirto di Simonetta sposta dall'ombra le panchine."

8 ottobre 2009

Mexican standoff

"Si ammirano i Re Magi!", disse una volta la buonanima di mio nonno, poco tempo prima di lasciarci. E a me che non avevo mai incontrato un re in vita mia e nemmeno un piccolo principe, sembrò finalmente chiaro perché non sapessi cosa fosse l'ammirazione. Ancora oggi non lo so. E anche altre cose, non me le spiego. Ma bando alle ciance, che oggi son contenta: ho vinto a una corsa di cavalli puntando su Damasceno Monteiro.
Dejo esta cabeza a Aldo Raine por sus cien años.


28 settembre 2009

A piccola Ma

"Cari miei genitori, ecco dove mi hanno condotta! Allatto un bambino, mentre tra le mani tengo il coltello. Qui tutti sono con i coltelli. Sulla riva del mare stanno vari popoli: turchi, tartari, amugri (evidentemente un misto di negro e di mauro)."

"Signora, che popoli ci sono ancora?"
"I francesi, Gruša!"
"...turchi, tatari, amugri e francesi e bevono il caffè, mentre tengono i coltelli. L’uva è maturata, è dolce. Ieri sono stata nella vecchia Gerusalemme e mi sono inchinata davanti alla tomba del Signore..."
"Gruša, perchè scrivete tutto ciò?"
"Perché possano compiangermi, signora, e invidiarmi!"

Marina Cvetaeva, Alja, piccola ombra. Lettere alla figlia; traduzione di Giovanna Spendel, Mondadori, Milano 2000, p. 19

20 luglio 2009

Luna, luna, luna, portami fortuna

Paolo Mòdolo – che all'epoca aveva una minuscola sartoria in piazza Convento, dove lavorava un pugno d'ore la sera per arrotondare il salario di minatore –, all'imbrunire del 20 luglio 1969 mise sulla soglia della bottega, rivolta verso la piazza, la scatola sputaimmagini - sì, quella che i nostri hermanos già chiamavano la caja tonta. Arrivò la gente a frotte, con i mesicheddos e i galli da combattimento. Che ve lo dico a fare? Lo sapete già. Ero piccola come voi, fu una notte magica, e il giorno che seguì aveva una luce più polverosa.


Luna, luna, luna
portami fortuna
portami dinai
po mi coiuai
cun d'unu sennereddu
bistiu a cappeddu
bistiu a sordau
arruttu a terra
e squatarau.
Filastrocca sarda tradizionalmente cantata alle bambine