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7 marzo 2025

A cuccos: un'acconciatura mondo

A cuccos è un modo di acconciarsi i capelli tipico delle donne di Dorgali, unico in Sardegna. Giuseppe Boeddu, nativo di Dorgali e residente a Roma dal 1995, dove lavora come cineoperatore e Dop per la Rai realizzando programmi televisivi e documentari, ha pensato bene di documentare quel che resta nel presente di questa usanza. Dopo una lunga ricerca in seno alla comunità e negli archivi, il lavoro prende il via nel 2023, realizzato con i fondi del bilancio partecipativo del Comune di Dorgali, e viene presentato per la prima volta al pubblico nel teatro comunale del paese il 25 dicembre del 2024. Il docufilm A cuccos (Produzione: Terza Comunicazione srl e Comune di Dorgali-Bilancio Partecipativo 2022; 4K Colore; Durata: 68 min.) racconta attraverso le testimonianze e filmati storici la vita trascorsa e quella attuale di alcune donne che portano l’abito tradizionale e sono pettinate a cuccos, ma anche ultime testimoni di un modo di essere femminile ormai sul viale del tramonto. La proiezione a Dorgali – tenutasi alla presenza del regista, della Sindaca Angela Testone e del Presidente dell’I.S.R.E. (Istituto Superiore Regionale Etnografico) Stefano Lavra – è stata accolta calorosamente dai numerosi concittadini di Giuseppe Boeddu. Alla scrivente è stato affidato il compito di presentare il documentario in quell’occasione, e il testo che segue, intitolato "A cuccos: un'acconciatura mondo" e pubblicato sull'ultimo numero di Dialoghi Mediterranei, è uno sviluppo della relazione svolta. [Continua nel magazine]

                                         Foto di Elena Mereu

29 settembre 2018

QU.TU prima edizione 2018 - S'eredade poetica. Luna cantadora

Si ti podia nai
ca s'umbra de s'umbragu at amparau
is froris in s'istadi
e su landireddu no at trantziu
sa téula in crobetura.
Béulat ancora s'angioneddu'e nascidroxu e currint ancora po is banderas
is cuaddus chene'e doma. Si ti podia nai
Ca una'oxi chene'e tempus
e chene'e meris
mi sinnat ancora
sa durciura de is fueddus tuus.
Si ti podia nai
ca imoi seu innoi
a ndi'oddiri custu passus in sa'ia
de ancà mi scrucullant aintru
totu is celus de ancà ti circu.
Se potessi dirti
che l'ombra del pergolato ha protetto
i fiori nell'estate
e la grandine ha lasciato integre
le tegole del tetto.
Bela ancora
l'agnellino appena nato
e ancora corrono per vincere
i cavalli indomiti.
Se potessi dirti
che una voce senza tempo
e senza padroni
mi segna ancora
la dolcezza delle tue parole.
Se potessi dirti
che ora sono qui
a raccogliere questi passi nella strada
dove mi rovistano dentro tutti i cieli in cui ti cerco.
---- Anna Cristina Serra
🍃🍃🍃🍃🍃📚🍃
Orani, ExMà e Casa Maninchedda, 28 settembre 2018
Qu.Tu - Quando tutte le donne del mondo. Critica. Poesia. Scienza. Multicultura.
Prima edizione 2018, IV appuntamento
S'EREDADE POETICA - LUNA CANTADORA
Con il Sindaco di Orani Antonio Fadda, la poeta Anna Cristina Serra, il professor  Dino Manca, l'attrice Maria Giovanna Ganga, il Coro Femminile di Orani e un folto pubblico, silenzioso e attento, che ancora una volta motiva a continuare nell'impegno per un paese, un territorio, un'isola che meritano ogni bene. Grazie a tutte e a tutti.
 
 
 
 
 
 
 
 
Immagini dal quarto appuntamento della prima edizione della rassegna ideata e curata da Bastiana Madau "Quando tutte le donne del mondo. Critica, poesia, scienza, multicultura", promossa dall'Impresa Sociale Nuovi Scenari, con il sostegno del Comune di Orani e della Fondazione di Sardegna. 
Orani, 28 settembre 2018

16 settembre 2018

QU.TU prima edizione 2018 - Solo per amore

Credits
Orani, 15 settembre 2018

Bello e ricco di contenuti e di immaginazione l'incontro con Lisa Ginzburg, avvenuto in un sito incantevole, l'antica Chiesa di Sant'Andreas, alias Campusantu Vetzu, anche Torre pisana, accompagnato dalla lettura di alcuni stupendi brani tratti dagli ultimi libri della scrittrice Per amore (Marsilio, 2016) , Spietati i mansueti, (Gaffi, 2017) Buongiorno mezzanotte, torno a casa (Italosvevo, 2018), Pura invenzione.12 variazioni su «Frankenstein» di Mary Shelley (Marsilio, 2018) su didascalie musicali discrete e raffinate. 

Grazie a tutti coloro che hanno contribuito a rendere possibile la realizzazione del terzo appuntamento della rassegna a un livello così alto. Grazie a Lisa Ginzburg, Rosanna Morace, Mag Ganga, Battista Giordano, Impresa Sociale Nuovi Scenari, Comune di Orani, Fondazione di Sardegna, Pro Loco di Orani, Scuola di Musica "Costantino Nivola". Ultimo ma non ultimo, grazie all'interessante pubblico che sta seguendo appassionatamente la rassegna di appuntamenti culturali "Qu.Tu - Quando tutte le donne del mondo. Critica, Poesia, Scienza. Multicultura, un progetto ideato e curato da Bastiana Madau, promosso dall'Impresa Sociale Nuovi Scenari, sostenuto dal Comune di Orani, dalla Fondazione Sardegna, in collaborazione con la Pro Loco di Orani e la Scuola di Musica "Costantino Nivola".
 
 
 
 
  
 
 
 
 
  

26 agosto 2018

QU.TU prima edizione 2018 - Terre promesse

... Poi il vento ha spazzato via le nuvole gonfie ed è tornato il sereno. Roberto, Wmamba e Valentina hanno provato l'amplificazione; sono arrivate le sedie da casa di Tziu Celeste, un tappeto giallo appartenuto a mia madre, un tavolino da casa Maninchedda e alla chetichella tante persone arrivate dai paesi vicini, ma anche lontani, da Cagliari e da Sassari. La piazzetta di Su Postu, insomma, si è riempita con un pubblico silenzioso e attento, accorso ad ascoltare Milena Agus e Alessandra Pigliaru dialogare sui diversi e interessanti temi della nostra contemporaneità, ma anche riguardanti la soggettività femminile, sollevati dalla lettura del romanzo Terre Promesse (Nottetempo), le cui pagine abbiamo potuto saggiare nell'elegante reading curato da Valentina Loche e Antonello Masini. Cos'altro aggiungere?
Si stava davvero bene in quella piccola piazza antica, con le panche di granito e i verdissimi pergolati ad addolcire i vecchi muri delle case, in parte abbandonate, purtroppo, e sino a quando sul cielo mite di Orani è calata la sera, e ancora sino a notte fonda si è protratto il bel chiaccherare guardandosi negli occhi, con il piacere di stare insieme.
Immagini del pubblico e un ritratto fotografico di Milena Agus e Alessandra Pigliaru al secondo appuntamento della prima edizione della rassegna ideata e curata da Bastiana Madau "Quando tutte le donne del mondo. Critica, poesia, scienza, multicultura", promossa dall'Impresa Sociale Nuovi Scenari, con il sostegno del Comune di Orani e della Fondazione di Sardegna.
Orani, 25 agosto 2018.

1 marzo 2018

Dialoghi oranesi

"Venerdì 9 febbraio 2018. È un giorno feriale da pomeriggio letterario. Al paese si arriva questa volta dalla strada di Nùoro, quella che – passando il valico di Corr’e boi – porta nell’Ogliàstra di Lanusei. La vetta di Gonàre è sempre lì. Belle campagne anche se fanno capire di essere assetate, querce secolari e roverelle, qualche agrifoglio con foglie verdissime e drupe che più rosse non si può. Cartelli con nomi belli di campagna e aziende agropastorali: Talèri, Baraùle, Istalài, Lòsore, Monte Nule, Ohto che era zona abitati dai prenuragici e dai nuragici. All’ingresso del paese l’insegna di Zichi Graniti, il cartello d’ingresso indica i gioielli del paese, le chiese di Gonàre, la torre pisana di Sant’Andrea, Sa Itria, San Giovanni, i santuari di San Giorgio, Sant’Elia e Santo Spirito, il galoppatoio comunale, tanti nomi di tanti nuraghi, le domus de janas di San Salvatore, le tombe dei giganti, la zona termale, il Museo Nivòla. Per le strade insegne di botteghe artigianali dove si lavora il ferro. Nei bar si parla del Carnevale, delle corse con i cavalli e dei costumi da usare. In tutti i bar: che si chiamano Tzillèri (ricordando il latino cellarium) ai nomi esterofili Charlìe bar e Snack bar, c’è anche il Millennium.
Al centro del paese, attaccata alla sartoria dei Mura, la “Casa Maninchedda”, casa padronale dell’Ottocento. Qui il pomeriggio letterario di Bastiana Madau propone il tema “Sguardo interno, sguardo esterno. Raccontar fole”. Tanta gente, c’è anche il sindaco. Madau parte da uno scrittore sardo, Sergio Atzeni (1952-1995) che poco apprezzava le fake news raccontate nei romanzi di scrittori europei che si erano occupati di Sardegna. In una lettera inedita inviata nel 1988 a Massimo Loche, allora direttore del quotidiano di Cagliari L’Unione Sarda, aveva scritto: «Caro Loche, acclusa troverai la follia – descrizione della vita sarda a cavallo fra Sette e Ottocento, quando altrove si facevano Rivoluzione industriale e Rivoluzione Francese – costruita usando soltanto scrittori non sardi: italiani, tedeschi, francesi, inglesi. I sardi del passato non raccontati da se stessi ma da un occhio esterno: un po’ perché a quel tempo da sé non si raccontavano – chi scriveva preferiva inventare storie giudicali – un po’ perché gli stranieri sono talvolta divertenti, un un po’ perché l’occhio esterno vede con più freddezza, con meno affetto. Naturalmente, quando gli stranieri hanno raccontato fole ho cercato di smontarle».
Il pubblico – in maggioranza donne – ascolta Madau con attenzione. Che parla di «scrittori, romanzieri e giornalisti come Honoré de Balzac, Elio Vittorini, Carlo Levi, David Herbert Lawrence (autore del capolavoro L’amante di Lady Chatterley ma anche il diario intitolato Mare e Sardegna). Abbiamo i resoconti di viaggio di Paul Valery, Massimo Bontempelli, Nino Savarese, Virgilio Lilli, di grandi linguisti come Max Leopold Wagner. Di letterati come Auguste Boullier. Di politici come Carlo Cattaneo ed Eugene Roissard De Bellet. Di antropologi come Paolo Mantegazza e Franco Cagnetta. Di un accademico dei Lincei, Maurice Le Lannou, uno dei più grandi geografi europei del secolo scorso che ci ha lasciato in particolare un’opera straordinaria intitolata Contadini e pastori di Sardegna, dove la geografia dell’isola viene letta come un libro di storia, per cui “l’inaccessibilità” spiega il perché la Sardegna sia storicamente defilata dai processi che hanno sconvolto il Mediterraneo». E racconta di Carlo Cattaneo che descrive la geologia della Sardegna senza averci mai messo piede.
Compaiono anche i classici. Con Cicerone che chiama i sardi “mastrucati ladruncoli”, domandandosi: «Dal momento che nulla di puro c’è stato in questa gente nemmeno all’origine, quanto dobbiamo pensare che si sia inacetita per tanti travasi»Per Dante, addirittura, nessun isolano è degno di stare in Paradiso, molti invece vengono collocati nell’Inferno – poiché i Sardi, fra tutti i Latini, «sembrano proprio gli unici a non disporre di un proprio volgare imitando la grammatica latina come le scimmie imitano gli uomini».
Tutti ascoltano con interesse. Bastiana Madau passa il microfono a un’attrice, Valentina Loche, che propone la lettura di diversi brani autentici. Eccone uno di Carlo Cattaneo che, è bene ricordarlo, mai era stato nell’Isola: «Il granito rosso del Monte Nieddo è sìmile all’egizio; il roseo dei Sette Fratelli a quello del Verbano; il grigio abonda nel Gocèano e nella Nurra; il pòrfiro trachìtico e le basaniti dànno màcine; il marmo ha belle varietà: il cipollino del Correbòi, il bardilio di Mandas, il nero di Flùmini Maggiore, la breccia d’Eglesia, il bianco zuccherino d’Ozieri, di Chirra, di Teulada. Abonda il gesso; e l‘alabastro veste le grotte di Porto Conte, Tiesi e Domus Novas. La Nurra fornisce schisto tegolare; sono frequenti le pozzolane, le pùmici, i tufi, le argille, il nitro, l’allume, il bolarmeno, le rocce magnesìfere, le terre coloranti; si raccòlgono diaspri, àgate, calcedonie, cornaline, ametiste e giadi. Negli stagni marìtimi abonda il sal commune, ed anche il solfato sòdico; nelli interni il carbonato. Molte fonti salutari dei tempi romani sono smarrite; ma si frequèntano le termali di Sàrdara e Fordungiano, le acidule di Codrungiano, le iodurate di Villacidro, le marziali di Benetutti, ove i bagnanti sono costretti a ripararsi in una chiesa, o sotto frascate, o all’ombra d’un fico gigantesco; così poca cura si ha d‘ogni util cosa».
Ci si rinfranca lo spirito ascoltando parlare di fotografi. Madau: «Abbiamo i repertori dei primissimi fotografi, che sono stati i dagherrotipisti itineranti francesi, di Delessért, di Ugo Pellis, dei fratelli Sella, di Henri Cartier-Bresson, Josip Ciganovic, Bruno Barbey, August Sanders, Thomas Ashby, Fausto Giaccone, Italo Zannier, Paolo di Paolo, Gianni Berengo Gardin, Adriano Mordenti, Tano D’Amico, Franco Pinna, Lisetta Carmi, Sebastiana Papa, Marianne Sin-Pfältzer». Poi si parla di scrittori sardi contemporanei, si annunciano i prossimi incontri: Luciano Marroccu, Omar Onnis, il giornalista Angelo Altea, il ricordo della criminologa Nereide Rudas. La serata a Casa Maninchedda finisce col tè caldo offerto in tazze di ceramica Old England.

Da Casa Manichedda al Museo dedicato a Costantino Nivòla, a mezza collina, sotto Gonàre. E si passa dagli artisti oranesi del passato a quelli contemporanei. Anche qui tanta gente anche se la serata è decisamente gelida. Voci di bambini e bambine. C’è l’inaugurazione della mostra “I’m bach” di Cristian Chironi…".
Dal lungo articolo di Giacomo Mameli intitolato "Orani nel cuore della Barbagia, dove il cuore batte meglio", in Dialoghi Mediterranei (periodico bimestrale), n. 30, marzo 2018.
Orani, febbraio e marzo 2018, pomeriggi letterari a Casa Maninchedda, a cura di Bastiana Madau. Organizzazione: Comune di Orani, in collaborazione con la Pro Loco.

21 febbraio 2018

Un tè con biscotti e concetti a Casa Maninchedda - quarto appuntamento

Nel corso di questa breve ma intensa passeggiata per la letteratura sarda, scandita in quattro appuntamenti, abbiamo decostruito la fissità mitografica dell’isola fortezza per fare emergere una terra che è stata crocevia di popoli e culture, dal cui incontro/scontro è sorta la nostra attuale multicultura, geograficamente centrata, ma aperta a orizzonti vasti. Abbiamo visto, però, che per indagare il cambiamento necessitano occhi limpidi, non condizionati dal pregiudizio, e forse anche un cuore puro, e questo talvolta è mancato. Lo abbiamo constatato esaminando diversi dei numerosi resoconti dei viaggiatori a cavallo tra Sette, Otto e Novecento, che sembrano segnalare sulla mappa del mondo un'isola dove chiunque, arrivandovi, poteva decidere di esserne il re. Ma è capitato anche, nel secolo appena passato e non ancora archiviabile –, che siano giunti in queste sponde giornalisti che hanno portato alto il nome della loro professione. Sono diversi, sardi e non sardi. Nel corso di quest'ultimo pomeriggio letterario invernale parleremo soprattutto di uno di essi, non nativo, che ci ha lasciato delle inchieste formidabili: seppure datate agli anni Sessanta del Novecento, infatti, riescono ancora a restituirci un metodo, innanzitutto, oltre che un’isola indagata nel periodo dei grandi stravolgimenti che hanno segnato il suo non indolore passaggio alla modernità. Quel giornalista si chiamava Franco Nasi, e lo conosciamo grazie al libro L'Isola senza mare (Iniziative Culturali, Sassari 1997), purtroppo ormai introvabile, che raccoglie i suoi reportage sardi. Libro-pretesto, se vogliamo, per fare un excursus tra il 1957 e il 1966, nella "Sardegna dopo il solleone"... 
Saranno con me dei graditissimi ospiti: Angelo Altea (giornalista storico de L’Unione Sarda), Maria Giovanna Fossati (Ansa) e lo scrittore Omar Onnis. 

8 febbraio 2018

Un tè con biscotti e concetti a Casa Maninchedda - terzo appuntamento

Il complicato ma nondimeno affascinante tema del terzo appuntamento oranese sarà l’attenzione verso gli elementi del vero e del falso nella descrizione della Sardegna storica, questione a cui Sergio Atzeni ha dato con i suoi meravigliosi romanzi una risposta etica e artistica. Con lui ci siamo lasciati nel penultimo incontro e da lui ripartiremo, per riattraversare un bel po’ di “fole”, come le chiamava. Con me “saranno” gli studiosi che questo tema, produttore di tanti stereotipi duri a morire sui sardi e la Sardegna, lo hanno analizzato da diversi punti di vista: dalla grande Nereide Rudas al raffinato storico della letteratura Francesco Casula, dallo storico universitario Luciano Marrocu all’acuto storico militante Omar Onnis. C’è di che parlare e tanto si parlerà dei resoconti letterari e fotografici degli innumerevoli viaggiatori che hanno visitato l’isola a cavallo tra Otto e Novecento. Saranno presenti, invece, realmente due graditissimi ospiti: l'attrice teatrale Valentina Loche, che leggerà alcuni brani, e il giornalista e scrittore Giacomo Mameli, che con le sue indagini incentrate a cogliere la realtà di un’isola che non ha mai smesso di cambiare ha dato un grande contributo culturale alla decostruzione dei luoghi comuni.
Inizieremo puntuali, alle 17, per finire in tempo e partecipare tutti all'inaugurazione della mostra di Cristian Chironi, che ritorna da un lungo, straordinario viaggio, al Museo Nivola, alle 19.

2 febbraio 2018

Vuol dire arte

Orani vuol dire arte. Perché tutte le Muse sono venerate ai piedi del Monte Gonare. Pittura e scultura, architettura, poesia e prosa, l’uso sapiente delle mani nelle sartorie di Mura o Modolo con velluti Visconti di Modrone o nelle botteghe artigiane con le lamiere di Roberto Ziranu, maestro di brunitura e d’incisione. Tutt’attorno una montagna dove vivono le sirene. E la guglia di Sant’Andrea. In piazza Santa Croce nel 1388 fu firmata la pace tra Eleonora d’Arborea e gli Aragonesi. In una chiesa c’è un organo del 1732, ha 369 canne.
Qui è nato, nel 1950, Salvatore Niffoi. Vedove scalze, Matoforu aedo di Thilipirches, il bandito Bantine Bagolaris che torna a Maragolò: fantasia e realtà nella lingua forte e immaginifica del narratore Premio Campiello. [...]  Proviamo a raccontarlo, questo luogo, da un punto di vista un po’ differente. Seguiremo, per capire da quale humus prende alimento la narrativa dell’autore del “Maestro di metafore”, le tracce di altri grandi che si sono distinti nel Pantheon di questo piccolo paese della Barbagia. Su tutti due nomi: Costantino Nivola (1911-1988) e Mario Delitala (1877-1990). Nivola e Delitala, come Niffoi, un tutt’uno col paese dove sono nati e sono amati.
Prima di sbarcare a New York con la moglie ebrea Ruth Guggenheim, Nivola lavora alla Olivetti di Ivrea. Diventa direttore artistico di “Interiors” e di “Progressive Architecture”, firma la prima personale alla Nagy Gallery a New York, partecipa alla Quadriennale di Roma, poi la cattedra ad Harvard. Continua a scolpire e dipingere. Nel 1958 torna a Orani, completa la facciata della chiesa dell’Itria. In un amarcord di quarant’anni scrive di essere nato «tutto rosso, come un coniglio appena spellato. Era mezzogiorno e mezzo, il 5 luglio 1911: dalla finestra della stanza entrava l’aria tiepida e con essa migliaia di suoni gradevoli, prodotti dagli uccelli, i grilli, le api e anche dagli scoppi dei piselli selvatici». Il resto si sa. American Academy of Arts, professore tra Harvard e la University of California di Berkeley, nel 1982 è alla Reale Accademia di Belle Arti all’Aja. Torna a Orani e descrive «le due minuscole finestre delle due altrettanto minuscole stanze da letto della casa dove sono nato e che davano sull’orto di don Pietropaolo Meloni». Ritrova Elias, «uno dei quattro manovali che lavoravano alla costruzione della villa Cusinu a Orotelli», e potrà scrivere la poesia-epitaffio con sei versi: «Sono tornato a Orani/ annunziato dalle tue comari/ “ricco potente è”/ hanno detto/ “meschino”, hai risposto/ “costretto a vivere in terre straniere». Orani lo venera. Gli dedica un museo. Con iniziative intelligenti. 
Va in terre straniere anche Mario Delitala, nome già affermato quando Nivola nasce. Artista da bambino: «Avevo una certa tendenza alla pittura che manifestavo disegnando caricature o dipingendo cartelli di réclame per i balli studenteschi o rappresentazioni teatrali». Comincia con le scene per una commedia di Terenzio, poi vita paesana, case e cortili, l’asino alla mola, ritratti di Ziu Predu Costanza. Con gli anni emerge «la predisposizione alla resa somatica dei volti». Sono le basi per i successi prossimi venturi. Alla fine degli anni 20 Delitala decora il Duomo di Lanusei: disegni geometrici, le quattro lunette delle Maddelene nella «cappella Sistina dell’Ogliastra», le grandi tele della Crocifissione, della Natività e della Deposizione. Venezia, Roma. Arriva la direzione della Scuola del libro di Urbino, darà valore aggiunto moderno alla città di Raffaello. La stilistica è una delle materie preferite. C’è poi l’Africa per «avvicinare – scrive la critica d’arte Maria Luisa Frongia – nuove culture, paesaggi, abitudini e volti inconsueti». Chi può, guardi i capolavori La donna di Bengasi, i cammelli di Agedabia, la moschea, le spiagge con palme. 
Delitala torna in Italia, altre città, il trionfo alla Mostra internazionale del libro d’arte e alla ventesima Biennale veneziana con “La cacciata dell’Arrendadore”. E ancora Palermo, Pesaro, in Sardegna lavora a Nuoro, decora l’aula magna dell’università di Sassari, è ad Alghero, Castiadas, altre città. Oggi Lanusei gli dedica il liceo artistico.
Scrittori, artisti, ma anche altre figure nel nome di Orani. Pietro Borrotzu (1921-1944), eroe della seconda guerra mondiale, comandante partigiano torturato e fucilato a Chiusola di La Spezia dai nazifascisti. Nel 1946-47 ottiene la laurea ad honorem a Sassari, è medaglia d’oro al valor militare. E poi una donna, la prima femminista del Psd’Az. Si chiamava Marianna Bussalai (1904-1947). Piccola di statura, la chiamavano “Marianedda de sos Battor Moros” [...] Ieri e oggi, nel paese dei romanzi di Niffoi. Perché la tradizione letteraria continua. Bastiana Madau, scrittrice raffinata, direttrice-mito della biblioteca di Orgosolo, organizza pomeriggi letterari in una casa padronale dell’Ottocento, casa Maninchedda. È la tradizione letteraria che, nel paese della “Vedova scalza”, viene proposta settimana dopo settimana alla gente. Per crescere. Dibattiti in nome della cultura. Madau, parlando della Bussalai, nel saggio “L’antifascismo di madre in madre”, ha scritto: «La bara leggera fu trasportata dalla casa alla chiesa al camposanto antico, dagli amici, che a turno la sollevavano con tenerezza composta, percorrendo i vicoli di Orani. Arrivarono da Sassari, Cagliari, Nuoro, da ogni paese della Barbagia, dell’Ogliastra e del Campidano, a dare l’ultimo saluto alla nobile ragazza, amica degli umili, libera e ribelle».
In questa temperie civile e culturale nascono i libri di Salvatore Niffoi. Chi li conosce e li ama, sa che vengono dal cuore grande di una terra dura e generosa.
Giacomo Mameli, Viaggio a Orani dove nascono le storie di Niffoi, La Nuova Sardegna, giovedì 1 febbraio 2017.

25 gennaio 2018

Un tè con biscotti e concetti a Casa Maninchedda - secondo appuntamento

"Chi per propria sventura sappia di non essere all’altezza del mignolo sinistro di Conrad ma voglia con onestà narrare, non ha che da guardare la propria nazione, in diretta o nella memoria. Troverà infiniti spunti per intrecci e vicende di romanzo e nella propria identità nazionale un terreno fertile di immagini, modi di dire e costumi che svelano una visione del mondo. La faccenda è complicata, in quest’epoca. L’appartenenza nazionale è doppia o tripla o quadrupla, quando non arricchita o sostituita da un’appartenenza ideologica che, con atto volontario, l’uomo assume a tribù dello spirito. Molteplici sono le radici di ognuno di noi."
Sergio Atzeni, "Nazione e narrazione", in Scritti giornalistici, a cura di Gigliola Sulis, Nuoro, Il Maestrale, 2005, p. 992. 

Non è Conrad appunto, è Atzeni: lucido, ironico e autoironico com'era realmente. È l'autore che tanto peso avrà nella narrativa sarda per lo stile e il fascino dei concetti innovativi che traspaiono dai suoi romanzi e che lo inscriveranno nella storia della letteratura come un precursore. Ne parlerò sabato, 27 gennaio, a Orani, in una conferenza a lui dedicata, arricchita dalle letture con accompagnamenti musicali dell'attrice teatrale Maria Giovanna Ganga.

11 gennaio 2018

Un tè con biscotti e concetti a Casa Maninchedda - primo appuntamento

"... le vere e belle fiabe sono in verità inoffensive. Esse sono situate nell’unico luogo dell’universo dove non esiste offesa, cioè nei regni della vita fantastica. Quando mettono paura, è la paura salubre e liberatrice della fantasia, paura di cui lo spirito ha desiderio e alla quale si protende come a una fiamma che lo riscaldi. Della vita fantastica, i bambini hanno fame e sete, le fate e i maghi abitano nel loro pensiero e il fatto che non esistano nella realtà è per loro giustamente irrilevante, perché i regni della vita fantastica sono popolati di oggetti comunque invisibili e intangibili. Nei regni della vita fantastica, anche le immagini più crudeli generano felicità. Si sa bene che la felicità è fatta anche di spavento e di angoscia. Sopprimere lo spavento e l’angoscia, significa sopprimere anche la felicità."
Dal saggio "Senza fate e senza maghi" di Natalia Ginzburg, in Vita immaginaria, contenuto nel Meridiano dedicato alla scrittrice. Ne parlerò domani a Orani in una conversazione sull'educazione alla lettura che fa parte di un ciclo di appuntamenti culturali invernali organizzato dall'Amministrazione Comunale e dalla Pro Loco.

3 dicembre 2017

Con "Simone, le Castor" a Orgosolo

Simone de Beauvoir este nashia in Parigi in su 1908. Ada istudiau filosofia a La Sorbonne, iuve ada honnotu a Jean-Paul Sartre e ateras pessones istruias; in chin issos ada intratesu unu arresonu filosoficu e politicu, arrichiu dae su hi vi sutzediada in cussos annos. Ustu hunfrontu che l'ada ata arribare a fahere parte de sa "res publica" de s'esistenzialsmu vrantzesu, iuve sa filosofa juhiada e ada galu homo unu postu suo de importu. Sempere huncorde hin sos printzipios de sos filosofos, mancari hi in cussos tempos vaiada medas trumentos, s'idea filosofica sua este annoidada dae su bisonzu de sintzeridade e dae su sensu de responsabilidade hi cada unu de nois depede aere de sa vida sua. In custu sensu rispettada su hi Sartre descrivede in Che cos'è la letteratura?, duncas s'ishrittura non podede istare indedda dae sos omines e da sa sotziedade, ma si depede dedicare a sa condizione umana e ahere in modu hi nemos podada ahere a mancu de ishire su hi vi capitada e a si hunsiderare hene curpa. Sa pessone de Simone de Beauvoir sinzada su passazzu a unu novu modellu de pessone istruia, hi in sa sotziedade cumpricada moderna non podede prusu ishriere solu pro issa e pro suddisfazione sua, ma si depede impinnare e su hi ishriede depede essere de azzudu pro mezzorare sa sotziedade. Sa filosofa ada travallau pessandela in custu modu, ma sempere cumintzande dae issa e totu, istande attentu a tottus sos hambiamentos de s'interioridade de sa pessone. Emina moderna e cuncreta, non si perdede hin imburdulos de allegas ma su pessamentu suo este a c'arribare a su menzus pro sa vida de sas pessones, ilhande sos medios a sos trumentos de cada unu e de tottu sa colletividade.
Sas ideas suas supra su raportu de sa filosofia e de sa vida las ada ispiegas in s'opera L'esistenzialismo e la saggezza delle nazioni, mascamente narada a s'omine ada bisonzu de sa filosofia pro esserede liberu, a sa filosofia daede usta possibilidade. Ada affrontau atteros temas in sas operas: Memorie di una ragazza perbene, L'età forte, La forza delle cose, A conti fatti, Una morte dolcissima e La cerimonia degli addii. Sos temas printzipales suni sa varsidade e sos dubbios e sas dimandas de s'esistensia e sa possibilidade de prozetare lezes vonas e zustas de modos de ahere, proha s'omine si depede misurare hin sos limites hi ada e hin cussos provare a si dare una regula zusta de vida, hene dare curpa a Deus e a ateras lezes morales. Un'ateru tema importante hi ada trattau este sa hestione de sa emina e de s'emancipazione sua (Il secondo sesso).
S'iscrittrice Bastiana Madau pretzisada a in su libru ada considerau mascamente su travallu hi Simone de Beauvoir ada atu in intro de se, hi ilhande sa serenidade este holada dae pessare e resonare solu pro issa a si ponnere hin cunfrontu in tottus sos ateros, proha issa este humbinta a sas allegas e sos arresonamentos servini propriu homente bonos printzipios pro hambiare sas hosas. […] E, pro inire su saggio, Bastiana Madau c'ada ertziu ponnere in intro unu articulu hi ada ishrittu pro unu giornale vranzesu pro sos trint'annos de sa morte de Simone de Beauvoir.
Intervento di Rosalba Fistrale alla presentazione a Orgosolo del libro Simone, le Castor. La costruzione di una morale di Bastiana Madau (Cuec 2017).

Bella serata a Orgosolo il 2 dicembre 2017, in occasione della presentazione del mio saggio sull'opera e il pensiero di Simone de Beauvoir. Belle le domande, partecipata e attenta la conversazione, alto l'ascolto. Ringrazio Maria Giovanna Fossati, appassionata e brillante relatrice; la giovane Rosalba Fistrale, che con il suo musicale orgolese ci ha incantato con una traduzione dall'italiano al sardo di alcune parti significative del libro, restituendo in modo assolutamente corretto i concetti. Ringrazio di cuore Michela, Giuseppina, Maura, Giovanna Luisa e tutte per l'organizzazione e la squisita ospitalità, e abbraccio tutte con stima e amicizia.