Visualizzazione post con etichetta Federico Greco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Federico Greco. Mostra tutti i post
23 dicembre 2011
3 novembre 2010
Meig
Benevennidas siades rundines in domo mia.
Il dono che ogni immigrato ci fa è prima di tutto la sua storia. Forse è per questo che la radice del termine migrazione, "meig", contiene il concetto di scambio di doni.
Federico Greco, Voci migranti, 2010.
9 settembre 2009
Un oasis de horror en medio de un desierto de aburrimiento
Videocracy - Basta apparire di Erik Gandini - Documentario, 85 min., Svezia 2009.
"… E quando ti alzi e vedi gli altri spettatori come te, e sai già fin d’ora che se ne andranno come se niente fosse, come si esce ogni sera da un cinema, un po’ stralunati e un po’ eccitati, ti piomba di nuovo addosso la vergogna, quasi fossimo tutti quanti testimoni passivi e docili di un crimine detestabile, concluso il quale ognuno se ne va solitario, omertoso e impotente a casa propria. Strano effetto, davvero. Ma come? Non avevo io letto Anders, Debord, Baudrillard, Bauman? Non avevo letto Barbaceto, Travaglio, Perniola, la Benedetti, Luperini? Non conoscevo già tutta questa vicenda a memoria? Non avrei dovuto essere immune dallo shock? Non ho forse letto analisi e ascoltato dibattiti sul genocidio culturale, sulla rivoluzione mediatica degli anni Ottanta? Sul grande smottamento antropologico cominciato con Drive In?"…
Così Andrea Inglese nelle sue assai condivisibili riflessioni.
"Videocracy è - kantianamente - sublime: mentre lo guardavo la sensazione era quella di osservare il baratro del marciume dell'estetica fascistoide attraverso il buco della serratura, da una posizione protetta, non coinvolta, superiore. In realtà non era così. Il sublime consisteva invece – ed è questa la grandezza del film (cui accenna anche Inglese in altro modo) – che il baratro cui stavo assistendo è il mio, la mia stessa inanità, l'aver accettato tutto questo per anni pur avendo sempre saputo che esisteva."
"Videocracy è - kantianamente - sublime: mentre lo guardavo la sensazione era quella di osservare il baratro del marciume dell'estetica fascistoide attraverso il buco della serratura, da una posizione protetta, non coinvolta, superiore. In realtà non era così. Il sublime consisteva invece – ed è questa la grandezza del film (cui accenna anche Inglese in altro modo) – che il baratro cui stavo assistendo è il mio, la mia stessa inanità, l'aver accettato tutto questo per anni pur avendo sempre saputo che esisteva."
Iscriviti a:
Post (Atom)

