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25 giugno 2017

Nelle terre del mito

Nelle terre del mito – conosciute più per le narrazioni che si sviluppano nel tempo che per la realtà quotidiana dei suoi abitanti – un fatto tragico può incidere in modo molto doloroso su intere comunità reali, anche quando mai si sono rassegnate al mito della cattiva stella, al complesso dei malfatati o ad altri poco dissimili luoghi comuni, e anzi sono da tempo immemore interamente e convintamente impegnate nella costruzione di un abitare civile e segnato dal benessere, in ogni senso.
Con lo sgomento per la morte violenta di una persona appartenente a una determinata comunità impegnata, la delusione (anche) che si vive in quei momenti, appresa la notizia, è feroce: il paesaggio comunitario reale, insieme ai progetti a cui si sta lavorando nel presente, sembra affondare. A governare la realtà sembra ritornare una forza sovrastante, che per un tempo non misurabile fa chinare la testa, interrompere la festa, vivere un'amarezza sorda e opaca. Vorrei dire “capisco”, mentre invece nemmeno io, come credo la gran parte di noi, l'ho mai potuta capire ed elaborare sino in fondo quella sensazione che sembra riportare per un attimo alla notte dei tempi, ma ciò perché diventa davvero difficile capire qualcosa che non si accetta dal profondo del cuore e della mente. Purtroppo la violenza (che puntualmente ritorna nelle nostre comunità e che troppo spesso resta impunita) ferisce tutti, anche quando è distante anni luce da noi, dai nostri amici, dai nostri cari, per fortuna. Perciò mi ritrovo a rifletterne, anche se non vorrei, anche senza dire nulla che già non sia stato detto. Non la capisco, la violenza, mi è intollerabile il pensiero che una parete di ghiaccio possa interrompere la strada a una vita umana, e profondamente la rifiuto, ma so anche una cosa, ed è la sola che conti davvero: anche se toglie tanta energia agli abitanti delle comunità che ne vengono colpite, la violenza non ha mai vinto, non vincerà; anche se fa chinare la testa, interrompere la festa, piangere e guardarsi smarriti... Abbraccio con grande affetto le amiche e gli amici fonnesi, la loro operosissima comunità, tutte le persone in gamba che ho la fortuna di conoscere e che mai si arrenderanno ai miti della cattiva stella.

23 luglio 2016

Strage

Insomma, "strage" sta entrando nel lessico quasi quotidiano: è mostruoso, ce ne sentiamo profondamente turbati e ci affrettiamo a cercare un'analisi capace di farci comprendere cosa stia accadendo, darcene ragione e, nell'afferrarne ogni senso, consentirci di prenderne totalmente, razionalmente e radicalmente le distanze: succede là — vorremmo sentirci dire — per questi motivi, e io sto qua, invece, dove tutto è al suo giusto posto.
Ma non è così: non esiste un'analisi capace di pacificare la nostra angoscia per quel che accade nel vasto mondo, diventato ormai piccolissimo. Non esiste per almeno un motivo: ancora troppo poco sappiamo dell'eziologia di internet, quanto e in quali modi l'amato e odiato mostro tecnologico stia interagendo con cervelli troppo schizzati e quanti e in quali modi contribuisce quotidianamente a farne sclerare. Sta succedendo qualcosa di enorme e di incontrollabile. La comunicazione universale è sostanzialmente un'illusione, mentre spessore e concretezza (agisce sulla realtà) è la panna planetaria di ogni genere d'informazione che monta ogni nano secondo. E il fenomeno non ha nulla di innocente.

9 maggio 2015

Mi fermo su questa immagine

Mi fermo su questa immagine con tristezza e con il desiderio di poter confortare lo sgomento di ogni ragazza e ogni ragazzo ritratti nel silenzio carico di domande troppo più grandi di loro, di me, e ancora di noi... Come se già non bastasse il peso di un futuro che pare impossibile, in questa terra appiattita dall'assenza di prospettiva, come se non bastasse il fatto che sia già così difficile mantenere l'impegno nello studio, coltivare con la forza della sopravvivenza la tenacia e anche onorare il sacrificio dei propri genitori... Ma come si fa ad andare avanti?... Si va, nonostante tutto, perché nella domanda di futuro, insieme alla nostalgia che possa mai arrivare, c'è una speranza che nel solo fatto della propria giovinezza trova la sua giustifcazione, il naturale sapore di una promessa. E si va avanti, dunque, si continua, a volte con durezza, a volte con gioia, con incoscienza e con leggerezza... Ma di fronte al male che mi rifiuto di scrivere con la maiuscola, così come di considerare ineluttabile , a questo male nitido come una lama, gelido come una parete di ghiaccio che cade all'improvviso sulla strada del mattino, il male che falcia la vita di un giovane compagno, amico, fratello... cosa pensare, come continuare nell'impegno, nella gioia, nel coraggio...? Perché è accaduto? Com'è possibile che ancora, in questa terra già così provata, ci siano belve con fattezze umane che ancora osano minare la già così fragile incerta promessa di futuro?... Oggi per i ragazzi è il giorno del silenzio e del pianto, oggi si ha bisogno di un abbraccio e dobbiamo darglielo, rassicurarli con tutto l'amore e il dolore comune per non farli sentire soli: non sono soli, dobbiamo dirglielo con convinzione. Ma presto domani, subito che sia data loro, anche a loro, una risposta limpida di legalità e di giustizia, la sola che può consentire di riprendere il cammino con forza e con coraggio. Senza Gianluca, ma con lui, e anche per lui.

23 novembre 2013

I tempi del disastro

«Il tempo reale delle notizie più o meno tediose, opportune, futili, oscene ci sta alle costole, quando addirittura non ci precede. Vibrano gli smartphone, notificano i computer, impazzano le app. Con difficoltà si distinguono le notizie dalle chiacchiere. La nostra disponibilità a partecipare al gioco della comunicazione tecnologica è proporzionale solo all’illusione di essere parte del mondo con un click. La cartografia dovette fare un effetto simile, ai sovrani cinquecenteschi, restringendo il campo dell’inconcepibile a raffigurazione che rendeva gestibile il pensiero di lunghe e lontane campagne di conquista.
Ma l’illusione arriva, prima o poi, a fare i conti con la realtà. Nel giorno in cui l’acqua ha fatto strage, spazzato via asfalto e cemento, inondato campi e cantine il sistema dell’informazione-comunicazione si è inceppato. Se la notizia dell’allarme è stata lanciata, è lecito chiedersi dove sia naufragata. Perché l’unica certezza è che non è arrivata a destinazione. Videolina mostra e commenta un fax della Protezione civile con “pochi dettagli”, specifica il direttore Emanuele Dessì; i sindaci dei comuni rivendicano di aver ricevuto comunicazioni non diverse da decine di altre.

Di certo il sito istituzionale della Regione Sardegna ignora completamente quanto sta per accadere e così la pagina on line della Protezione civile, ferma e retrodatata all’emergenza incendi. Come si sarebbe potuta diffondere tra la gente la percezione del pericolo, se è mancata persino ai siti istituzionali, alle agenzie di stampa, ai professionisti dell’informazione, ai redattori? Chi dall’alto ha gestito la comunicazione, l’ha fatto in maniera ordinaria, ignorando che l’eccezionalità richiede mezzi diversi affinché una notizia non si confonda tra centinaia di altre e anzi, diventi prioritaria.
Forse sarebbe bastata una telefonata. Forse sarebbe bastato affiancare una voce, in quella comunicazione spedita solo via fax. Come fa un qualsiasi ufficio stampa quando vuole essere certo che la notizia che trasmette sia presa nella giusta considerazione. Poi, a disastro compiuto, è accaduto che la Sardegna sia stata inondata da inviati speciali. Ma come non notare la differenza da quando, nel 2008, la redazione di Radio Press raccoglieva telefonate e messaggi in diretta “a microfono aperto” e creava un ponte tra le persone dando informazioni in tempo reale sulla viabilità, sui bisogni, sulla situazione. Invece, “non uno straccio di una radio privata, indipendente o libera che abbia allestito una diretta-non stop dai luoghi del disastro” scrive Cicci Borghi su questo sito.
E se Videolina si è spesa ovunque sul territorio, come ignorare quanto scrive sulla sua pagina facebook la giornalista di Sardegna 1 Stefania De Michele? «Avvilita e impotente perché non abbiamo potuto fare il nostro lavoro come avremmo voluto. Non abbiamo più a disposizione mezzi per le dirette. Siamo a orario ridotto e settimana corta. La buona volontà di tutti anche non pagati serve a poco in certi casi (…) avremmo voluto esserci di più e meglio dove c’era bisogno anche di raccontare con una voce in più. Non molliamo però, non mollate…”. “Dieci anni fa avremmo potuto fare una diretta satellitare” commenta il collega Gianni Zanata. “Oggi non siamo in grado neanche di una diretta streaming”.
L’informazione locale è ridotta ai minimi termini. Lo sa chi lavora nelle redazioni delle agenzia di stampa, sottodimensionate nonostante passi da lì la gran parte delle notizie che rimbalzano nei media. La chiusura della redazione cagliaritana della Nuova Sardegna è passata quasi sotto silenzio, con l’eccezione di una nota del sindaco di Carbonia, perché la Nuova per il polo industriale del Sulcis ha sempre dimostrato grande attenzione. L’informazione on line cresce invece, ma che fatica reperire le risorse per stipendi e collaborazioni.
Però non si può mollare, perché l’informazione locale è preziosa. Lo dimostra il tentativo scandaloso della censura dell’intervista – recuperata in extremis dal vice direttore di Rai 2, dopo che il caso è finito sul blog di Beppe Grillo – al direttore dell’Unione Sarda Anthony Muroni, forse perché osa additare al “mostro burocratico degli appalti che gestisce il sistema Italia”.
Adesso che inizia la ricostruzione, per evitare cose già viste da ultimo a L’Aquila, sarà bene vigilare con cura; così come è opportuno verifica cosa è accaduto al bacino al cianuro di Furtei, ai bacini dei fanghi rossi a Portovesme e in tutti i luoghi “critici” della Sardegna. Roba scomoda, certo, ma che molti giornalisti farebbero con zelo e passione, se potessero. Se con la ricostruzione si mettessero in moto le migliori professionalità in tutti campi, informazione compresa.»
Giulia Clarkson, L'informazione ai tempi del disastro, sardegnasoprattutto

13 giugno 2012

Anti nonsense

"Questo Manifesto dichiara la fede dell'UNESCO nella biblioteca pubblica come forza vitale per l'istruzione, la cultura e l'informazione e come agente indispensabile per promuovere la pace e il benessere spirituale delle menti di uomini e donne."

24 ottobre 2011

Give us back Rossella and her friends

Rossella Urru, la cooperante del CISP rapita intorno a mezzanotte e mezza fra sabato e domenica nel campo profughi del popolo Saharawi in Algeria, nell'area di Tindouf, a 1.750 chilometri a sud ovest di Algeri, è ancora nelle mani dei sequestratori. Assieme a lei sono stati rapiti anche due operatori umanitari spagnoli, Ainhoa Fernandez de Rincon, dell'Associaizone di amici del popolo Saharawi in Estremadura, ed Enric Gonyalons, della Ong Mundubat. La cooperante italiana ha 29 anni ed è la rappresentante del CISP tra i Saharawi da due anni, con il ruolo di  coordinatrice di un progetto finanziato dalla Comunità europea.

21 ottobre 2011

3 ottobre 2011

Il più necessario

"NUORO. Torna in Sardegna, per la sesta edizione, il Giffoni Film Festival. A ospitare un’appendice del più famoso festival di cinema per ragazzi è ancora una volta Nuoro, che nelle prossime settimane verrà invasa da studenti provenienti da tutta l’isola. Merito, come nelle precedenti occasioni, del sociologo Pino D’Antonio, ambasciatore nell’isola della rassegna che annualmente si svolge in Campania suscitando grande interesse (François Truffaut lo definiva «fra i tanti festival, il più necessario»*). A Nuoro il festival approda con i Movie Days, giornate rivolte agli studenti di tutta Italia durante le quali vengono proposte proiezioni, dibattiti e giochi sul mondo del cinema.
L’iniziativa è rivolta come sempre a ragazzi delle scuole medie inferiori e delle prime due classi delle scuole medie superiori. Nelle giornate dei Movie Days i ragazzi potranno esprimere le loro opinioni sui film proiettati (uno la mattina e uno il pomeriggio) e affrontare eventuali nodi tematici e interpretativi attraverso un dibattito aperto e una serie di giochi proposti da un animatore del Giffoni Film Festival (supportato da immagini e videoclip). Durante le attività i ragazzi avranno modo di confrontarsi sulle tematiche offerte dai film e sugli aspetti tecnici legati al mondo delle immagini e alle sue potenzialità comunicative. «L’obiettivo — spiega D’Antonio — è avvicinare i più giovani al cinema in modo maturo, consapevole e divertente offrendo loro un’opportunità per scoprire, o riscoprire, il cinema di qualità e comprendere, attraverso esso, le paure, le inquietudini, i desideri e i sogni dei ragazzi».
La manifestazione si svolgera al Teatro Eliseo per quattro giorni dal 29 al 2 dicembre. Sono circa cinquecento al giorno i partecipanti, dunque un totale di duemila ragazzi nell’intera manifestazione. I film che vengono presentati vengono selezionati tra la produzione internazionale, e privilegiano ovviamente l’aspetto pedagogico al semplice intrattenimento. Quelli scelti quest’anno sono «Tutti per uno» (Francia) di Romain Goupil, e «Diario di una schiappa» (Usa) di Thor Freudenthal per le scuole medie inferiori; l’italiano «Alza la testa» di Alessandro Angelini e «Precious» (Usa) di Lee Daniels, uno dei film più interessanti della passata stagione.
Accanto ai Movie Days, viene proposta anche la rassegna «I più amati di Giffoni», che propone un ciclo di film a cadenza quindicinale dal 6 dicembre al 26 aprile 2012. Molte scuole hanno già aderito all’iniziativa, ma in tempi di tagli, un piccolo contributo da parte dei comuni, come sottolinea D’Antonio, può garantire la partecipazione di tutti.
Da segnalare infine che dai Movie Days nuoresi verranno selezionati, come nelle precedenti edizioni, alcuni ragazzi che poi faranno parte della giuria internazionale del Giffoni Film Festival vero e proprio (per informazioni: 0784 257015, segreteria@nuoviscenarisrl.eu)."
Paolo Merlini, Il Giffoni fa tappa a Nuoro, La Nuova Sardegna, CULTURA E SPETTACOLI, sabato 1º ottobre 2011. 


*Frase finale di una lettera che François Truffaut lascia come importante eredità in seguito alla sua visita nel 1982 a Giffoni. Il grande regista francese è l'ospite internazionale che inaugura una storia di "visite" che trasformeranno quello che è cominciato come una piccola rassegna in un evento di proprozioni mondiali. Robert De Niro, Oliver Stone, Meryl Streep, Jeremy Irons, John Travolta, Wim Wenders, Meg Ryan, Kathy Bates, Krzystof Kieslowsky, Roman Polanski, Danny de Vito, Naomi Watts, Christina Ricci, Winona Ryder, Susan Sarandon, Samuel L. Jackson tra i tanti ospiti internazionali arrivati al GFF nel corso di questi 40 anni di attività. La lista completa comprende praticamente tutti gli autori e gli attori più importanti del cinema italiano delle ultime 4 decadi. Fonte: Giffoni Experience.


1 ottobre 2011

I cerchi a Sa Curcurica

– Ma ite bomba est?!…
– Bette cumpassus!
– Ufos!
– Compassi celesti…
– Certo che questi alieni se le scelgono bene le spiagge.
– Mah! Ada a essere un atteru progettu 'e rotatroia.
– Rotatoria, si narat.
– Ohi, ohi, pratteddos volantes!
– Può essere Nivola che protesta per l'ultimo furto delle sue opere al museo…
– Messaggi in sand casting.

23 settembre 2011

Luce lumaca

"Aspetta, aspetta, finalmente dopo mezz'ora si aprì una finestra dell'ultimo piano (la casa era di quattro piani) e Pinocchio vide affacciarsi una grossa Lumaca, che aveva un lumicino acceso sul capo, la quale disse:
– Chi è a quest'ora?
– La Fata è in casa? – domandò il burattino.
– La Fata dorme e non vuol essere svegliata: ma tu chi sei?
– Sono io!
– Chi io?
– Pinocchio.
– Chi Pinocchio?
– Il burattino, quello che sta in casa colla Fata.
– Ah! ho capito – disse la Lumaca. – Aspettami costì, che ora scendo giù e ti apro subito.
– Spicciatevi, per carità, perché io muoio dal freddo.
– Ragazzo mio, io sono una lumaca, e le lumache non hanno mai fretta."
Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio

Non se ne poteva più di aspettare che s'accendesse la lampadina pigiando l'interruttore, eh.

26 luglio 2011

Nella pancia della nave

"Alle ventiquattro e zero sei in punto l’inquilino della cuccetta numero 47, la inferiore del castello 1, dice: «Disturba se fumo?».
È un pastore in fustagno domenicale nero, liscio e lustro. Siede immobile sul bordo del lettino, da ore. Ha forse settant’anni e gli occhi neri annoiati nel volto impassibile.
«A me non disturba» dice Ruggero, inquilino della cuccetta inferiore del castello 2, numero 49. E aggiunge indicando con la testa la cuccetta superiore: «Quanto a loro, credo non siano in grado di intendere e volere».
Il vecchio accende mezzo toscano.
Ruggero chiede: «È la prima volta che viaggiate in nave?».
«La prima volta. Mia figlia si sposa a Roma con un medico napoletano…».
«Non avete paura del mal di mare?».
«Non so cos’è. E tu, dove vai?».
«A Napoli, per un concorso».
«Un posto dello Stato?».
«Un posto dello Stato».
«Operaio, impiegato o dirigente?».
«Giornalista alla radio».
«Hai gli amici giusti?».
«Non ho amici».
«Non vincerai».
Madre acqua …
«Voi siete contento del matrimonio di vostra figlia?».
«Sì e no. Sì perché a Nuoro nessuno se la sarebbe sposata, una che ha fatto l’università a Bologna, ha preso altre abitudini. No perché è lontana da casa. Ma dirò a lui di venire nell’isola, qui da noi napoletano più o meno… Il suo mestiere può farlo dove vuole. Vivranno in città. A Nuoro medici ce n’è già più del necessario, ma lui lavorerà a Oliena, o a Orgosolo, viaggerà, si farà le ossa… Potrò andare a trovarli a cavallo, non su questa bestia putrida».
«A cavallo?».
«Sono pastore. E se uscissimo all’aperto? Qui si respira male…».
Sul ponte il pastore dice: «Bella notte, ma il mare non mi piace, lo capisco ma non mi piace, si agita troppo per nulla, mi bagna la giacca e me la sala, in fondo stiamo soltanto passandoci sopra, la terra è più sicura. Se non fosse ch’è acqua lo maledirei».
«Non potete maledire l’acqua?».
«Non si maledice una madre. L’acqua è madre… l’uomo ha molte madri, acqua, terra, sole, aria… Preferirei stare sotto un olivo, con un bicchiere di vino in mano, ascoltando e raccontando storie con gli amici…».
«Raccontate» risponde Ruggero «il vino manca, io vi conosco appena, ma avete tutto il tempo. Là dentro con quella puzza non riuscirei a dormire, preferisco stare all’aperto».
«Conosci la storia di Rosario Moro?».
«No. Era un bandito?»."
Sergio Atzeni, Il quinto passo è l’addio, Ilisso, Nuoro 1995, pp. 108-110.
 «È la Tirrenia di una volta che ha fatto di me la donna che sono. I suoi bagni luridi hanno aumentato esponenzialmente le risorse del mio sistema immunitario: oggi sono così immunizzata che potrei andare in Indocina senza fare alcuna vaccinazione. Le sue cabine a quattro posti da condividere con perfetti sconosciuti mi hanno fatta diventare tollerante verso le diversità, aperta al nuovo e curiosa degli altri. I ponti insicuri sui quali ho trascorso tante notti perché la poltrona costava troppo mi hanno fatta riflettere sulla fragilità della nostra condizione umana, così esposta ai marosi del destino. Quando riuscivo a pagarmi una poltrona era in condizioni tali da farmi valutare come alternativa anche il linoleum scrostato del pavimento, insegnandomi che quando credi che il peggio sia arrivato, non è detto che sia davvero così. L’offerta di cibo nelle sue mense mi ha forgiata all’esercizio di un digiuno liberante.
La difficoltà di viaggiare con quelle vecchie carrette, sempre piene o con tratte lente a massimo risparmio di carburante, mi ha educata al valore della rinuncia, insegnandomi a non prendere le occasioni al volo, che non si sa mai dove ti portano. Vedere che per i turisti d'estate venivano messe navi migliori e più veloci mi ha insegnato che dall'altra parte del mare qualcuno era convinto che i sardi meritassero gli scarti, tanto non potevano scegliere.»
Michela Murgia, in Sardegna 24 del 24 luglio 2011.
Costantino Nivola, particolare di una terracotta.

23 luglio 2011

22 marzo 2011

Margherita

Il sistema di infotainment sta andando in tilt.  È  una guerra, non è una guerra, è una guerra, non è una guerra (ad libitum). Tutto questo significa solo una cosa. Che è una guerra. 
Maxeramax, oggi, nella sua pagina facebook





6 marzo 2011

Joyce

La lezione morale di Joyce Lussu, una vita spesa per la libertà

di Paolo Merlini
 
Quando pensiamo alla nostra Costituzione, all'Italia libera e democratica nata sulle ceneri del fascismo e della seconda guerra mondiale, non abbiamo esitazioni nel chiamare «padri della patria» coloro ai quali dobbiamo questa conquista. Eppure questa definizione mostra, pur nella sua verità inconfutabile, un vizio d'origine, una piccola bugia che è sia di forma sia di sostanza. Perché sono figure straordinarie come Joyce Lussu a ricordarci che l'Italia ha anche delle «madri della patria», e mostrarci come il nostro debito di riconoscenza vada aggiornato a partire da una semplice espressione, e non solo in nome della correttezza politica o dell'approssimarsi dell'8 marzo, Giornata mondiale della donna.  Questa è la riflessione che restituisce, almeno a chi scrive, il documentario «Portrait di Joyce Lussu», video-intervista che il regista Marco Bellocchio realizzò insieme con Daniela Ceselli nel 1994, quattro anni prima della morte della compagna di vita di Emilio Lussu. Un filmato di quaranta minuti in cui Joyce, al secolo Gioconda Beatrice Salvadori Paleotti, rievoca i momenti salienti della propria esistenza, dall'infanzia a Firenze alla Resistenza, dall'incontro con il fondatore del Partito Sardo d'Azione all'impegno politico continuato nel dopoguerra. Un documento straordinario che inspiegabilmente è rimasto nel cassetto per oltre quindici anni, e che è stato montato solo nel 2009 dalla Cineteca di Bologna. Fatto ancora più insolito, il filmato era inedito se si esclude un'anteprima a Bologna per addetti ai lavori sino all'incontro svoltosi venerdì a Nuoro in omaggio a Joyce Lussu. Scelta come simbolo della Giornata della donna, martedì 8 marzo, da Francesca Barracciu, consigliere regionale del Pd, e dal gruppo del suo partito, organizzatori dell'evento all'auditorium dell'Istituto etnografico, seguito da un pubblico numeroso (dove però spiccava, purtroppo, l'assenza di giovani).  Nel documentario Joyce Lussu risponde alle domande del regista con la vitalità e la determinazione che le erano proprie, con giudizi netti e per nulla retorici su argomenti chiave della storia più o meno recente del Paese. Il suo noto anticlericalismo, per esempio, viene fuori in più occasioni, come quando contesta l'uso da parte del regista del termine «sacrificio» a proposito dell'esperienza partigiana: «Non ho sacrificato nulla della mia vita dice con forza Joyce Lussu ma ho solo fatto scelte in piena consapevolezza». Nettissimo, fra gli altri, il giudizio sul terrorismo delle Br. Bellocchio, che in seguito girerà il film «Buongiorno, notte» sul sequestro Moro, è particolarmente incalzante sull'argomento, dà l'impressione di voler suggerire a Joyce Lussu una qualche continuità, o un'analogia almeno in linea teorica tra le motivazioni all'origine della lotta partigiana e quelle dei brigatisti. «Una manica di imbecilli», risponde con irritazione la donna, «guidati, che ne fossero consapevoli o meno, dai servizi segreti».  Al termine della proiezione, il dibattito coordinato da Bastiana Madau, editor dell'Ilisso, ha offerto testimonianze preziose. Dopo l'intervento del consigliere regionale del Pd Giuseppe Luigi Cucca, la scrittrice Silvia Ballestra, autrice del libro «Joyce Lussu - Una donna contro», ne ha ricordato l'attività di scrittrice e traduttrice (a lei si deve il lancio internazionale del poeta turco Nazim Hikmet), l'impegno per la parità di diritti fra uomini e donne, o per l'ecologia a partire dalla difesa dell'acqua come bene comune. E poi il rapporto con la Sardegna, attraverso i ricordi della storica Maria Rosa Cardia, di Giovanni Moro (fondatore del Circolo culturale di Orgosolo nel Sessantotto), di Peppino Goddi e Giovanni Antonio Mattu, che condivisero con lei e con Emilio Lussu l'impegno nel Psiup.