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23 marzo 2012

Avvistamenti marzolini

… 
La tua balena, fata balossa
Non te l'ha tolta la spina rossa
La spina brutta di mari lontani
Che me ne faccio di queste mie mani?
Io non le voglio, tienile tu
Oh pesciolino non piangere più

6 gennaio 2012

HCB al Man

Henri Cartier-Bresson arrivò in Sardegna dopo aver preso contatti con l'amico Costantino Nivola, allora in vacanza a Cala Gonone con la moglie Ruth e i figli Pietro e Chiara. Fu proposto di accompagnarlo nel suo tour all'antropologo nuorese Raffaello Marchi, punto di riferimento per molti intellettuali che arrivavano nell'isola in quegli anni. Tuttavia Marchi declinò l'invito e "affidò" i Nivola a un giovane fotografo suo concittadino, Riccardo Campanelli, che fu ben contento di guidare il Maestro nell'isola, dai paesi dell'interno al Montiferru e sino a Cagliari. In un periodo immediatamente successivo, HCB fu raggiunto da Helen Mann Wright, fotografa e distributrice del marchio Leica negli Stati Uniti, in compagnia della quale fece una full immersion visiva tra Cala Gonone, Orosei e Orgosolo. Insieme alla ricca selezione di fotografie (155) scattate in tutto il mondo e provenienti da ricerche note e meno note, 15 scatti del viaggio in Sardegna sono esposti nella sezione GLO (Guardarsi l'ombelico) del museo MAN di Nuoro, sino all'8 febbraio del 2012. L'intera mostra è imperdibile. 
Aggiungo una nota personalissima: cosa darei per poter rivedere anche l'esposizione alla Bibliothèque nationale de France sulla Cina della Rivoluzione culturale di Mao, visitata con mia figlia quattordicenne nel lontanissimo 2004... Una punta di nostalgia, normale: tziu Cartier-Bresson non est una brulla!
Calagonone, 1962

15 luglio 2011

Macallé

Nei grandi pannelli esposti all'Aquario di Cala Gonone in questi giorni, esalta (manco a dirlo) l'elemento marino, "corridorio" blu elettrico che non divide il mondo. Gli squarci che vi appaiono non danno, infatti, le suggestioni di quelli più noti di Lucio Fontana. Antronio Secci, l'artista che li ha ralizzati, è nato a Dorgali nel 1944. Spinto dagli artisti Gianni Dova e Guy Haloff lascia la Sardegna nel 1966 per trasferirsi a Milano, dove frequenta la scuola degli Artefici di Brera, conoscendo Lucio Fontana e Roberto Crippa, di cui divenne il principale collaboratore. Viaggia per studio in Francia, Svizzera e Stati Uniti e realizza due opere a quattro mani con Crippa. Dai primi anni Settanta la sua ricerca lo porta a creare superfici materiche lacerate da tagli irregolari e linee rette che evidenziano l'epidermide cromatica della pittura, animate da forti contrasti di colore. 
Attualmente Antonio Secci vive e lavora a Cala Gonone; è magrissimo, ha una faccia bella e bruciata dal sole come quella dei primi pescatori della frazione marina, che provenivano da Ponza (i dorgalesi, sino a 60, 70 anni fa, erano tutti pastori e avevano paura del mare). Il rione del piccolo porto, ora chiamato anche Il gabbiano (dal nome di un hotel), alle sue origini era Macallé, fondato agli inizi del Novecento dai pescatori di Ponza, appunto. Inncontrai per la prima volta lì, Antonio, e lo scambiai per un pescatore. Iniziò a raccontarmi di sé davanti a un bicchiere di Filieri fresco.

23 marzo 2011

Punti fermi

Verso la fine di marzo, da una decina d’anni a questa parte, una famiglia di balene proveniente dal sud del Mediterraneo (che poi si dirige verso il nord) fa bella mostra di sé a Cala Gonone, dove sosta per circa un mese.

30 dicembre 2010

Indifferente ai mille modi del tempo

Bastano un paio di giorni di vacanza, lontana dalle corse di routine, e si solleva come un vento, a volte carico di foglie e sabbie arrivate qui da ogni dove, simili a quelle che puntualmente a primavera mi ritrovo a spazzare dagli anfratti del cortile di casa, a Cala G., dopo averla tenuta chiusa dalla fine dell'estate o, quando va bene, da Natale. Sabbia, anche rossa, e foglie secche che parlano del potente maestrale dell'inverno che riesce a raggiungere - per poi ritornare qui, dove nasce - luoghi a volte belli e facili da ricordare, altre solo immaginati, altre ancora impossibili. 
La testa a riposo, come si suol dire, come il piccolo giardino poco calpestato, stanotte ha restituito una poesia di M. che non affiorava da secoli. La scrisse intorno ai nostri vent'anni, e mi piaceva. Stamattina, al risveglio, miracolosamente ricordando le sue atmosfere, mi è sembrata più bella di allora. Ho cercato la raccolta, intitolata semplicemente Poesie, l'ho trovata; si apre con una dedica: A B., con tracce rosse  d'inchiostro, lungo lungo un sentiero, ecc., ecc. Vabbe', non è importante. La poesia che dicevo è questa:

indifferente ai mille modi e al tempo e quasi alle viole
che tardano a fiorire o al fascino
del negativo, alla buona tavola che ci rimane,
alle ricerche e all'ironia che sai
ben giocolare sul meraviglioso naufragio
dei nostri pensieri, io, ancora
sdegnoso
scortato da un branco di uccelli neri
come se già sapessero
... 
[è lunghissima]

(in epilogo, ritrovati
a girare tranquilli
lo zucchero e il caffè e tu gli spiccioli
nella tasca destra come una scaramanzia
o un erotico accenno
ma involontario e poi servono sempre
nel pagare il conto
o da aneddoti
per stupire per altre mancanze. Ma lì
non hai sentito quel bacio
che t'è arrivato dal vento, quel rimorso
quel desiderio quando almeno uno
di noi con gli occhi le labbra a sorriso
dava dietro al riflesso fra i tavoli
sorpreso e benedetto
a quella luce
fra le reclames gli avanzi delle carte dei bicchieri?)

figure e 
ritagli d'aria, ancora ancora
morti in in licenza

lucidamente morale 
del terrore, così morti e 
vagabondi dall'indice consumato
dai venti

26 settembre 2010

Be candid

L’ansia che oggi può assalirti quando entri in un'edicola italiana credo di capirla. Un paio di mattine fa non ce l'ho fatta: nell'edicola-bazar di Cala G. per comprare i soliti quotidiani (uno nazionale e uno locale), mi sono sentita invece chiedere un paio di occhialini da nuoto. A settembre. In una giornata di nuvole basse. E mai usato occhialini in vita mia. 
Seconda cosa (ah, grandi affinità, ho pensato questa mattina leggendone in un lancinante post!): anch'io nuotando non penso mai a niente!
Sennonché, nel pomeriggio, ho fatto un’indagine a casa e tra gli amici: "Ma tu, quando nuoti, pensi?"...
Cavolo, nessuno pensa nuotando, nes-su-no.

14 settembre 2010

Freeclimber





Maggio 2010. Arrivo a Cala Luna, a piedi da Fuili.
Domenica scorsa – dopo un bagno a Fuili, partito anche l'ultimo turista – leggevo in spiaggia di due freeclimber che hanno trascorso l'intera notte appesi allo spigolo nord-ovest di Punta Cusidore, nel Supramonte di Oliena, bloccati da un vuoto che gli impediva di andare avanti e di tornare indietro. Padre e figlio, esperti pare, poveracci. Dev'essere terribile passare una notte all'addiaccio appesi a una parete. Fortunatamente, leggo ora, ieri mattina i vigili del fuoco li hanno liberati dall’incubo.

No, volevo solo dire che, sempre domenica, al ritorno a casa, ho cancellato un post che aveva l'ingenuo obiettivo di arrivare a una vetta posta a 400 mt, con un vuoto di 8 mt, appigli e appoggi troppo distanti tra loro.
(Grazie a Giulia per le foto.)