23 giugno 2014
14 giugno 2014
Inventare nuovi spazi
"Non
avevo altri esempi di arte figurativa nel paese dove sono nata e
cresciuta. C'erano i tappeti che le donne tessevano copiando gli stessi
motivi da generazione in generazione e i pizzi e i loro pani delle
feste, ma ero incuriosita dai contorni delle rocce, dai fili d'erba e
soprattutto dai grandi vuoti, dal senso infinito di quei paesaggi
vastissimi. Questi mi condizionavano in modo che può sembrare
contraddittorio: infatti, da quello spazio immenso mi sentivo
imprigionata. Avevo la necessità vitale di inventare nuovi spazi."
Da un'intervista di Giuseppe Dessì a Maria Lai, [s.a.]
| Maria Lai, Pastorello con capretta, Ulassai (2005) |
2 giugno 2014
25 maggio 2014
Ciak
Clint
Eastwood che si imbrana sfilando la pistola dalla fondina; il suo
poncho che svolazza al vento donando all'"eroe" un'aria di insolita
fragilità; ancora Eastwood e Gian Maria Volontè che scoppiano a ridere
fragorosamente; altri ciak... Un piccolo commovente film derivato dai
tagli di "Per un pugno di dollari" (1964) di Sergio Leone, ritrovati grazie alla Cineteca di Bologna in occasione del
restauro della pellicola e realizzato dalla Cineteca insieme a Unidis
Jolly Film.
Gli Outakes 'ritrovati' sarà presentato da Quentin Tarantino in chiusura del Festival di Cannes 2014.
Buona visione.
Per A.
24 maggio 2014
Cuore di cane
Certamente la violenza esiste. Un uomo è insieme libertà e fatticità: egli è libero, ma non di quella libertà astratta che ponevano gli Stoici, è libero in situazione. Si deve distinguere qui, come ci suggerisce Descartes, la sua libertà e la sua potenza; la sua potenza è finita, e dall'esterno è possibile aumentarla o ridurla: si può gettare un uomo in prigione, farlo uscire, tagliargli un braccio, prestargli delle ali. Ma la sua libertà rimane in ogni caso infinita; l'automobile e l'areoplano non mutano in nulla la nostra libertà e nemmeno le catene dello schiavo subiscono mutamenti: liberamente egli si lascia morire o raccoglie le proprie forze per vivere, liberamente si rassegna o si ribella, sempre si supera.
La violenza può agire soltanto sulla fatticità dell'uomo, sulla sua esteriorità. Anche quando lo ferma nel suo slancio verso il suo fine, la violenza non lo colpisce nel suo stesso cuore; infatti egli è ancora libero di fronte al fine che si proponeva; voleva la sua riuscita senza confondersi con essa, può trascendere il suo fallimento come avrebbe trasceso il suo successo. Ecco perché, anche, un uomo fiero rifiutava la pietà come rifiutava la gratitudine: egli non è mai appagato, ma non è mai disarmato, non vuole che lo si compianga: è al di là della sua felicità, come della sua infelicità.
Simone de Beauvoir, Pirro e Cinea, in: Per una morale dell'ambiguità, traduzione di Andrea Bonomi, Garzanti, Milano 1975, p. 169.
23 maggio 2014
22 maggio 2014
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