22 gennaio 2013

Potatoes

Tre ore di meditazione per giungere alla definitiva conclusione che quelle del McDonald più che consigliabili sono necessarie.

14 dicembre 2012

Cose frivole

"Vorrei che non fossimo obbligati a sprecare in cose frivole, quali le letture e la letteratura, il tempo che potremmo dare a un lavoro solido, serio e costruttivo, come il ritagliare figure di cartone, e impiastricciarci di vivaci colori."
Gilbert Keith Chesterton


4 dicembre 2012

Caramelle

1. Lei è bellissima. Lui è un mostro. Lei lo schiaffeggia in mezzo alla folla e scoppia a piangere: "Le hai rubate quelle bellissime cose che dici di avere scritto. Non puoi essere tu."
2. Lei è un mostro. Lui è bellissimo. Ma lui non se ne accorge: la vede attraverso i ciottoli che impediscono ai fogli di fuggire, le sue risate, il suo avambraccio sinistro. E cominciano a passeggiare. 
3. Lei è un mostro. Lui pure. Nessuno dei due se ne accorge. Se ne accorge la folla che li guarda e dice: 'Ma guarda quei due mostri, come sono poetici insieme…'

4. Lei è bellissima. Lui pure. Che succede?


3 dicembre 2012

Lui non si sbaglia

"Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l'immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica.
Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario.
Ecco la sua forza. Va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose, è tutto inventato. È un romanzo, nient'altro che una storia fittizia.
Lo dice Littré, lui non si sbaglia mai."

30 novembre 2012

Lexicon 80

Erano i tempi dell’università, avevo 21 anni e durante l'inverno avevo come sempre cercato e trovato un lavoro che mi potesse consentire di viaggiare l'estate senza dover ancora pesare sui miei. Così in quella stagione, per tre pomeriggi alla settimana, mi recavo da Piazza Sempione al quartiere Prati, a casa di un anziano oculista di origini polacche – ebreo di Varsavia, di idee comuniste – per ascoltare e trascrivere, con la vecchia ma perfettamente funzionante Olivetti che mi aveva messo a disposizione, il lungo racconto della sua infanzia, del matrimonio fallito, dell'incasinatissima famiglia d'origine e del suo sterminio… Non so che fine abbia fatto il dottor D., che a giugno dello stesso anno partì in Svizzera dov’era solito passare l'estate. Io non volli seguirlo, soprattutto perché avevo capito che più del suo racconto era il bisogno di essere ascoltato che non avrebbe avuto mai fine. 
Lo ricordo con affetto e anche con gratitudine, per avermi aperto al suo presente fatto di piccole cose. Abbiamo fatto più volte “colazione” insieme (lui chiamava così, con vezzo antico, quel che per me era un normale pranzo). Certe sere mi chiedeva timidamente di fermarmi a cena, e una volta accettai. Fu grazie a lui che scoprii la bontà del pane azimo, dello yogurt greco, di certi biscotti che gli preparavano le amiche, suore del Vaticano. Era il medico degli occhi del Papa di allora.