6 settembre 2010

A lonely man

Ricordando Sergio Atzeni 
(Capoterra, 1952 – Carloforte, 6 settembre 1995) 


Avevo otto anni, non sapevo nulla della vita, avevo ascoltato la storia, non l'avevo capita, anche ora che la dico non so che senso abbia. Non conoscevo il significato delle parole eterno e increato (forse lo intuivo con vaghezza) rubate a conversazioni famigliari, mi gloriavo di essere ateo. Nell'isola era sinonimo di bandito, a otto anni ero abituato a essere guardato con sospetto, con diffidenza, con paura — molto tempo dopo, scoprendo di essere di stirpe ebrea marrana, oltre che sarda e genovese con sfumature arabe e catalane, ho immaginato che il sangue degli antichi erranti perseguitati vivesse in me facendomi apparire la diversità dagli altri come abituale e perciò non spaventandomi della solitudine che ne veniva, di rado mitigata da amici sempre esclusi dalla comunità perché diversi: scemi, figli di donne non sposate e di bagassa, istrangios ed eversori.
Sergio Atzeni, Passavamo sulla terra leggeri, Ilisso, 2000, p. 15.

2 commenti:

Walter ha detto...

Grazie.
Al solito.
Dan the Bruto

bianca ha detto...

Namaste.