08 marzo 2014

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03 febbraio 2014

29 gennaio 2014

Ago e Filo

Intellettuali d'oggi, idioti di domani, ridatemi il cervello che basta alle mie mani. Profeti molto acrobati della rivoluzione. Oggi farò da me, senza lezione ♪♫

22 gennaio 2014

L'ora d'aria

«Nuoro, una piazza. Un luogo di ritrovo dove l'unica luce è quella del fuoco, elemento che richiama la dimensione primitiva dell'uomo e la sua tendenza a riunirsi attorno ad esso. Il deserto del buio provinciale è colmato dai ragazzi la cui presenza, dove la luce del fuoco non arriva, è percettibile solo grazie alle sigarette, delle piccole lucciole in mezzo alla notte. Arriva il contrasto con un'altra dimensione: la luce dei fari; il loro bagliore interrompe la "danza" della tribù. In questo specifico caso questa forte luce artificiale è al servizio delle telecamere, occhi esterni che ricordano ai ragazzi di non essere soli in quel cortile dove consumano la loro "ora d'aria".» 
Autore: Agostino D'Antonio

13 gennaio 2014

Non avere più nessuno a cui chiedere consiglio

 Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto;
io sono orgoglioso di quelle che ho letto
J.L. Borges

«Proprio ieri il New York Times ha dedicato un articolo al tema del lettore non più solitario, ma solo. L'indagine muove da Virginia Woolf, che nel 1925 notava quanto fosse difficile leggere un romanzo. Ebbene, se ciò era vero circa un secolo fa, ora l'impresa risulta ben più ardua. Infatti, da un lato la capacità di concentrazione risulta atrofizzata dal multi-tasking (il piacere-dovere di svolgere più occupazioni insieme), dall'altro appare spesso disturbata dalle attrattive di iPad, iPhone o computer. Ecco allora la principale fonte di smarrimento che ha colpito il lettore: la perdita di quella dimensione spirituale che Simone Weil chiamava "attenzione", e un filosofo quale Malebranche definiva "preghiera naturale dell'anima".
Subito dopo una simile menomazione, chiunque voglia oggi affrontare un libro degno di questo nome (e non i prodotti di consumo battezzati da Andrea Coltellessa "monnezzoni scala-classifica"), si imbatterà in un'altra difficoltà, dovuta alla scomparsa della critica letteraria giornalistica.
In tutto l'Occidente, da metà Ottocento, la stampa contemplava la presenza di una figura semi-sacrale, un professionista delle lettere chiamato a orientare il pubblico in base alle proprie riconosciute competenze. Inutile ricostruirne l'estinzione (basti dire che sin dal 1893 Sainte-Beuve vedeva i rischi di una "letteratura industriale"). Certo è che ormai la sua funzione è stata sostituita da quella di testimonial, tifosi, acquirenti.
E qui va riportata una definizione di Tiziano Scarpa: così come al musicologo è subentrato il dj (ossia disc-jockey, dal termine inglese "fantino", per indicare colui che "monta" un disco, spingendolo sulle vette della top ten), ora è la volta del bj, o book-jockey, che sprona i libri verso l'empireo dei best-sellers. Ecco quindi cantanti, attori, comici o semplici lettori pubblicizzare libri. Il risultato è ovvio: la verticalità gerarchica della rubrica letteraria si è trasformata nell'orizzontalità rizomatica del blog, oppure si leggono semplicemente le recensioni dei lettori su Amazon o, addirittura, i passaggi dell'opera che gli stessi hanno sottolineato di più nei loro Kindle. Invece del consulto professionale di uno specialista (fiscalista, idraulico, ortopedico), ci si scambia pareri fra clienti, utenti, malati. Altrimenti detto, sarebbe come salire il Cervino, affidandosi a un collega d'ufficio o a un chitarrista, piuttosto che a una guida alpina. In tal modo, alla fisiologica solitudine del lettore, se ne è aggiunta un'altra, patologica e deontologica: non avere più nessuno a cui chiedere consiglio.»
Da La solitudine del lettore, un articolo di Valerio Magrelli ne La Repubblica di domenica 12 gennaio, pp. nn.

Carrie Schneider, "Bianca reading Sylvia Plath" (Ariel, 1966)