23 aprile 2017

Il sonno

Sino a non molto tempo prima lastricava di appunti le sue strade, perché sin là nessuna sembrava uguale all’altra. E lei ci s’immergeva, come a ubriacarsene. Come il Funes del racconto amato, in qualsiasi alito di vento, nella memoria delle foglie alle sei del pomeriggio di un qualunque giorno d’estate. Come un personaggio di Bianciardi, ma più felice, anzi: felice. E le piaceva raccontarle le strade, e tutte le stanze della sua grande casa. I vicoli di Nascar e, nella testa, l’oro di Cordova.

  "E qualcuno ha detto: 

Sorella della nostra memoria feroce,
del valore è meglio non parlare.
Chi ha saputo vincere la paura
è diventato coraggioso per sempre.
Balliamo, poi, mentre passa la notte
come una gigantesca scatola di scarpe
sopra la scogliera e la terrazza,
in una piega della realtà, del possibile,
dove la gentilezza non è un'eccezione.
Balliamo nel riflesso incerto
dei detective latinoamericani,
una pozzanghera d'acqua piovana che riflette le nostre facce
ogni dieci anni.


Poi arrivò il sonno."

14 aprile 2017

Gosar

Non so nemmeno
se è la storia che ha creato noi
o se noi abbiamo creato la storia.
Se siamo solo l’eco
di un cuore altrui.

Ewa Lipska

9 aprile 2017

Tiria

Est unu rituliu, grassiosu de viere, famadu in tottu su mundu. In uve potet campare, agradeschitu a sos massaios ca paschet in sas culturas mandicande aranzolos chi sono danneris in sa frutta e in paritzas regortas; in cada parte de su mundu tenet numenes differentes, ma tottus achen menzione a sa madonna e sa santidade, a su mese de mayu ca est su mese prenu de veranu, maggiolino o coccinella in italianu, in Orosei Tiria, Mariola, mamaiola Santaluchia, (Bitti, Siniscola), Santu Nicola, (Logudoro, Campidanu) e Majola Mayola (po tantu de maiu), Babbayola, Mammayola, in su continente: Vacca di Dio, Bestia della Vergine, Pecorella della Madonna, Canterella, Gallinella del Signore, Lucìa, Ziatta, Zieina, Nannacola, Zia Maria, Lola, Viòla, in Ispanu Mariquita, Anita, in Portughesu: Joaninha, Bubunza in Rumenu, Lievheerbestjie in Olandesu, Ladybird, Ladybettle in Inghilterra. Sa cathonedda de jocu in Orosei est: "Tiria tiria Santa Luchia, Santu Nicola tiria vola vola"; in Campidanu "Babbaiola babbaiola piga su libru e bai a iscola, piga s'aneddu e bai a ballai, Babbaiola pesa a bolai", in Ozastra: "Mariola mariola bae a Casteddu e bola e battimi unu aneddu, ci est segau torranceddu, ci est intreu battimindeddu. Cantata in tottue a duru duru: "Ticchidiana a Tzia Mariola chè l'á pesatu sa coa su ventu, cando s'à bistu su maritu tentu jai si'ndà fattu una bella cassola", dae continente (Modenese): "Viòla Viòla campagnola Ségnemm I òcc prèmma ca mòra, se duvess murir Fam andèr in paradis"; dae Ispania: "Anita Anita de Dios, abre las alas y vete con Dios" ... Est una cosa meravillosa e po custu est chi m'agradat gai meta custu rituliu, unu sinnale beneittu de bona vorthuna.
Tziu Maa, alias Massimo Roych, da una corrispondenza con la sottoscritta, dopo avere ricevuto in dono il suo Tiria [libro fatto a mano], pp. ill. non num. [s.a.]

2 aprile 2017

Evtušenko


Non capirsi è terribile –
non capirsi e abbracciarsi,
ma benché sembri strano,
è altrettanto terribile
capirsi totalmente.

In un modo o nell’altro ci feriamo.
Ed io, precocemente illuminato,
la tenera tua anima non voglio
mortificare con l’incomprensione,
né con la comprensione uccidere.

R.i.p., immenso Evgenij Evtušenko.
Nella foto, Evtušenko al festival dei poeti di Castelporziano, nel lontano 1979. C'ero, assai pischelletta ma c'ero, e fu indimenticabile e formativa la scoperta di così tanti e diversi geni della poesia mondiale.
Ricordo tutto, seppure come in un sogno. 
C'erano diversi esponenti della beat generation, ma all'epoca conoscevo soltanto Allen Ginsberg e Ferlinghetti. Mi era famigliare Fernanda Pivano (che teneva insieme un po' tutti, in quell'incredibile notte), che già conoscevo come traduttrice dell'Antologia di Spoon River, grande amore adolescenziale, e di qualche romanzo di Hemingway (idem). Ricordo esattamente il momento in cui il palco prese ad abbassarsi: fu bellissimo. In tanti, com'è noto, lessero l'incidente come una metafora del decadimento della poesia nella contemporaneità (si parlò di "culmine e agonia"), ma io e i miei amici eravamo troppo giovani per pensare simili tristi cose: semplicemente ci divertimmo comme pazzi!

24 marzo 2017

Raccontare le storie

Sono d’accordo sul fatto che dobbiamo abbeverarci a un immaginario americano, o francese, o di altre parti del mondo, ma questo non deve portarci a dimenticare noi stessi. Anche noi possiamo raccontare le nostre storie.
Sergio Atzeni, da un’intervista rilasciata a Gigliola Sulis nel 1994. 
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Unitamente agli evergreen di Deledda, i romanzi di Ledda e Satta ancora oggi veicolano in tutto il mondo l’immagine letteraria dell’isola. Oltre al perdurante fascino evocativo del film dei Taviani per Ledda, si veda per Satta la famosa recensione a Il giorno del giudizio di George Steiner (1987). Il giudizio secondo cui con questi romanzi «una Sardegna gravata dall’ambiguo fascino dell’astoricità viene riproposta dai mass media al pubblico italiano», come «tributo che il libro di autore sardo deve pagare alle regole di circolazione dell’industria culturale» (Contini 1982, p. 52) ha forse un’eco nelle strategie editoriali degli anni duemila, per esempio nelle preferenze per la Sardegna barbaricina arcaicazzante di Salvatore Niffoi – strategie significative anche ove prescindano dalle intenzioni d’autore. 
Gigliola Sulis, «Anche noi possiamo raccontare le nostre storie». Narrativa in Sardegna, 1984-2015 in La Sardegna contemporanea. Idee, luoghi, processi culturali, a cura di Luciano Marrocu, Francesco Bachis, Valeria Deplano, Donzelli, Roma 2015, p. 537.
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Io dico che fintanto staremo a contemplare il nostro raccontare e non, più semplicemente, agiremo il racconto sentendoci liberi – che significa prima di ogni altra cosa rispetto delle individualità di ciascuno/a e di tutti – non ne usciamo. È, appunto, una questione di libertà, e più concretamente del sentirsi liberi e sicuri nel e del proprio immaginario, nei propri gusti e interessi, nelle scelte degli oggetti e soggetti e spazi e idee del racconto, nella propria lingua. Sicuri e sicure della propria identità complessa, in qualsiasi modo la si voglia interpretare, prima ancora che raccontando, vivendo.

20 marzo 2017

A Orani con "Simone, le Castor"

Accompagnata dallo scrittore e giornalista Giacomo Mameli, sabato scorso, 18 marzo, ho presentato a Orani il mio libro Simone le Castor. La costruzione di una morale (Cuec, 1a ed. 2016, 2a ed. 2017) e posso dire di essere davvero contenta, sia per la quantità sia per la qualità della partecipazione. Meglio di me lo dice il breve saluto che ho trovato stamattina al risveglio:
“Grazie mille, Bastiana, per queste due ore estremamente interessanti e ricche di riflessioni. Non ho potuto non notare una coltre di empatia, palpabile, tra te e noi, tra te e la platea. Un ritorno a casa veramente ricco di emozioni. Il libro mi è piaciuto tantissimo, e ha segnato per me un ritorno al mio vecchio amore del liceo, la filosofia, amata e abbandonata per gli studi tecnici. L'idea, in estrema sintesi, che mi sono fatta della costruzione della morale in Simone è che questo processo viaggi parallelamente al processo di ricerca della felicità ma anche della verità e della giustizia, pilastri fondanti della sua morale. Spero tanto di avere altre occasioni di confronto. Un grande abbraccio e un augurio per i prossimi progetti.”
È Laura Pintus che scrive, architetto, madre di una bambina, alla guida dell'assessorato all'urbanistica del Comune di Orani. Sono parole che restituiscono senso pieno al mio lavoro e, in questo caso, soprattutto al loro, come amministratori, che nelle cose che propongono alla comunità ci mettono davvero la testa e il cuore. Mi sarebbe dispiaciuto, infatti, essere lì soltanto perché vi sono nata e cresciuta, d'ufficio, come si suol dire, e non invece, com'è stato davvero, per presentare un libro i cui contenuti l'amministrazione – e in particolare l'assessorato alla cultura – ha ritenuto anche di interesse per la comunità. Anch'io ho percepito un ascolto bello, alto, da parte di tutte le persone presenti, e mi sento colma di gratitudine.
Grazie all'assessore alla cultura Valerio Porcu, che ha saputo cogliere e restituire aspetti importanti del libro durante il suo saluto, che non è stato formale, ma davvero di grande spessore umano e culturale. Grazie al Sindaco Antonio Fadda, al suo stile, alla sua intelligentissima risposta alla mia domanda su Marianna Bussalai (ne parleremo ancora). Grazie a Valentina Loche, attrice di teatro, per le letture ad alta voce, grazie a Giuseppe Balvis, Elisa Masala, Anna Lisa Loche per la collaboraborazione tecnica. Grazie alle mie sorelle per il drink. 
[Nelle foto che mi hanno mandato stamattina: insieme a me, Giacomo Mameli, che ha coordinato la presentazione del libro; il Sindaco di Orani, Antonio Fadda, intervenuto durante la discussione; uno scorcio della platea. La locandina della rassegna dove è stata inserita la presentazione del mio libro; la copertina di quest'ultimo.]