29 ottobre 2016

Rosa e crisantemu

Non ho mai creduto – se non, forse, quando ero molto piccola – che mio padre conoscesse tutti i fiori del mondo, pure se lui, indirettamente, diceva di sì quando parlava dei crisantemi: "Su crisantemu es su viore pius bellu 'e su mundhu!" diceva, difendendo dal sorriso divertito di mia madre la coltivazione che ne faceva nell'orto di casa, dove in bella fila, alla fine dell'estate, inziavano a spuntare i fiori bianchi e gialli. 
Più tardi, andata a vivere da sola, ogni tanto li portava anche a me in bel mazzetto, i crisantemi dell'orto, in special modo quelli bianchi "antichi", come li chiamava, che sono più grandi e rotondi di quelli in vendita nei negozi di fiori. No, a mamma non gliene portava, naturalmente: a lei solo ciclamini, orchidee e rose selvatiche, rametti di corbezzolo o di mirto... Così è andata che anch'io ho preso ad amarli, i crisantemi, anche se dentro casa, da quando babbo non c'è, non ne ho più avuti, e solo li compro per portarglieli insieme alle rose per mia madre. Tra me e le mie sorelle, infatti, con novembre ritorna anche l'aneddoto, per cui "no, a mamma niente crisantemi". Però ricordo di quella volta che, battibeccando ancora sui fiori, per un momento babbo la spuntò sulla bontà della sua coltivazione, tirando fuori la carta che dovette credere definitivamente vincente: "Mari', est inoche chi non cumprendimus sas cosas zustas! Badiadìlos sos giapponesos: in Giappone su cristantemu es su viore 'e sa vida!"... Il bel viso di mia madre s'illuminò di stupore e meraviglia, ma appunto durò solo un momento: "Ma nd'ana a iscire meda sos giapponesos...". 
(Ciao mamma, ciao babbo.)
Tina Modotti, Rose, Messico 1924

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