15 marzo 2011

Manu mòrta

Manu mòrta, manu mòrta,
Déus ti dd'hat pòsta,
Dèus ti dd'hat giàda
po ti 'onai una spruzzigàda! 

Otsuchicho. Anche oggi la terra seguita a scuotersi, i sopravvissuti sobbalzano di terrore e le prime operazioni di soccorso vengono ripetutamente interrotte dall'allarme di nuovi tsunami. Genitori e figli, rimasti intrappolati nella stessa stanza, si svegliano in centri di raccolta distanti decine di chilometri. I vecchi chiedono di morire e maledicono il destino che li ha risparmiati. I bambini sono scossi da incubi. Raccontano di sognare l'oceano che li trascina via e vengono assaliti da improvvisi singhiozzi. 

* La filastrocca si canta prendendo una mano del bambino, agitandola un po' e dandogli poi con la medesima una leggerissimo schiaffo, come una carezza. Giàda: data; 'onai: dare; spruzzigàda: schiaffo. Variante sardo-campidanese.

2 commenti:

Daniele Mattioli ha detto...

Che dire?

bianca ha detto...

"Perdere amici e parenti - dice Hiroshi Suzuki, docente all'università di Sendai - è un trauma personale che modifica il carattere. Assistere al crollo di una società ritenuta invincibile, di un intero territorio, delle strutture più avanzate della nazione-simbolo della modernità globale, può segnare il capolinea di una generazione e di un modello di sviluppo". (Dal reportage di Giampaolo Visetti "Tra i fantasmi di un'ecatombe i cadaveri nelle reti dei pescatori", La Repubblica, 15 marzo 2011)