29 ottobre 2010

S'animedda di A. e la risposta di Tziu Nino

I bambini e le bambine di Orani, da che mondo è mondo, chiamano la ricorrenza del secondo giorno di novembre S'animedda, "piccola anima", e l'aspettano con trepidazione, svuotando le zucche e incidendole con un coltellino sino a trasformarle in magnifiche e spaventose lucerne. Usciranno per le strade all'imbrunire del Giorno dei Morti, a piccoli gruppi, ma negli antichi vicoli del paese si incrociano anche dei piccoli camminatori solitari. Busseranno a ogni porta per chiedere su mortu mortu, in suffragio delle anime dei defunti incarnate nelle zucche illuminate: sas animeddas. In tutte le case già si prepara alacremente su mortu mortu da offrire, fatto di cose semplici e buone, che piacciono alle anime golose dei morti, nell'immaginario fantastico e inossidabile, e di cui in realtà sono golosi i vivaci bambini e bambine oranesi: papassinos, bistoccos pintaos o lijos; nuche, nuzzòla e méndhula, càrica e dinareddhu. Così tra qualche giorno scorazzeranno contenti nelle vie, con uno sforzo di compostezza perché è pur sempre il Giorno dei Morti, intanto che gli zaini adidas, nike ed hello kitty si riempiono sino a scoppiare. 
Nella mia lontana infanzia su mortu mortu si raccoglieva in sas cunas, invece, le federe bianche che le mamme disponevano come sacche da darci per l'atteso rituale, che sopravvive immutato in tutta la Barbagia.
Offerenti generose e anche generosi, dicevo; sennonché, oggi, un fraterno amico d'infanzia mi ha ricordato del burbero e tenero Tziu Nino, il suonatore di organetto che nelle feste di piazza – vuoi a Carnevale, vuoi a Santu Tanielle – con il suo dillu faceva ballare anche i morti. Tziu Nino in paese era un personaggio, e come tale era soggetto ai bonari scherzi da parte dei discoli, che di tanto in tanto lo importunavano tocchedhande senza motivo a casa sua, ossia smuovendo il pesante battente del portale. Così fece A., appunto, ma con motivo: in un pomeriggio del Giorno dei Morti di tanti anni fa bussò da Tziu Nino pro li pedire su mortu mortu e... cosa lo dico a fare?... la riposta che gli arrivò da dentro casa mi ha fatto ribaltare.

‎– TOC! TOC!

Chi èèèèhh?

S'animedda!

S'animedda chi bo' nd'alet!!!

No no, Tziu Ni', es' sa 'e veru!

– …

E fu così che Tziu Nino si distinse tra gli offerenti, non aprendo neppure all'innocente animedda di A.

Costantino Nivola, Su mortu mortu (1952)

5 commenti:

Paolo Curreli ha detto...

Sos pitzinnos sun criaduras chi benin dae cussu logu in ube istan sos mannos nostros, sun'issos su chi semus istados, pro cussu li amus a dare cada cosa chi li piaghet ( mescamente sos durches) si issos abarrana cuntentos de sos carignos nostros e de sos presentes chi lis amus a faghere fintzas sos mortos nostros sun cuntentos ca benin a de notte a mirare sas domos chi an bissudu e su mundu de sos vivos, ma si che depen torrare a dae secus colau custu tempu, depen torrare a su logu issoro e nois miramus sas lacanas de s'abbarrigadu in ube si firmat su sole e in cue tottus nois, cun armagura, in coro depimus andare

bianca ha detto...

Grazie Paolo! Provo a tradurre...
"I bambini sono creature che arrivano dallo stesso luogo abitato dai nostri avi, sono quello che siamo stati, perciò offriremo loro ogni cosa che gli sia gradita (soprattutto i dolci). Se essi sono soddisfatti delle nostre attenzioni e dei nostri doni, anche i nostri morti saranno contenti quando la notte torneranno visitare le case che hanno abitato e il mondo dei vivi, ma finito il tempo devono ritornare indietro, al loro luogo, e noi guardiamo i confini della terra dove si ferma il sole e dove tutti noi, con la tristezza nel cuore, dobbiamo andare."

(Ma a Tziu Nino, di tutto questo, evidentemente...)

Trippi ha detto...

ricordo anche io vicine di casa anziane e zitellone che all'ennesima, insistente scampanellata rispondevano "non c'è nessuno". Penso che del periodo di ognissanti mi resti in bocca il sapore dei papassini casalinghi, non quelli duri a rombi con la cappa, ma quelli morbidi a torta, con la sapa o con il miele. Quanto ai dolcetti e la frutta secca temo siano stati sostituiti da molto tempo dai soldi. Questo si, un vero peccato

Daniele Mattioli ha detto...

Tutto bello.
Alla faccia di Halloween formato importazione.
Tsè!
:-)

bianca ha detto...

Hallowen ci fa un baffo!
Trippi, anche io preferisco il papassino tipo pane 'e sapa - più è nero e più mi piace -, tagliato a fette sottili, e che si senta la buccia d'arancio candita! Ma non si usa per dare su mortu-mortu, perché si sbriciola... Sai una cosa? Mi fa troppo ridere che chiami "cappa" la glassa! Reminiscenza di una lontanissima sardofonia...
p.s.: Io comunque - anche se c'era sempre qualche "Tziu Nino" della situazione - ho memoria di grandi bottini! E anche i miei G. e A. se la sono cavata bene. Già, perché qui si tramanda, eh.