17 marzo 2016

Ricordando Simone de Beauvoir a 30 anni dalla sua morte

Un anniversario di straordinaria importanza è quello che ricorda, a trent'anni dalla sua morte, la mai dimenticata filosofa francese Simone de Beauvoir, una delle più importanti e significative voci dell'intelletualità europea del Novecento, che si spense nella sua Parigi il 14 aprile del 1986. Nata il 9 gennaio del 1908, dopo il liceo studiò filosofia a La Sorbonne, dove conobbe il giovane Jean-Paul Sartre, destinato a tenere le fila di un universo di pensatori, scrittori e artisti con i quali Simone intrecciò un dialogo filosofico e politico arricchito da una particolare attenzione verso gli avvenimenti storici di quegli anni. Un confronto costante che gradualmente fece approdare la giovane filosofa nella res publica dell'esistenzialismo francese, nella quale trovò un posto tutto suo. Coerente con i canoni più autentici dell'esistenzialismo, seppure declinato in un'epoca intrisa di drammi e di contraddizioni, la sua voce si caratterizzò da una profonda esigenza di sincerità e da un acuto sentimento della responsabilità. In tal senso Simone de Beauvoir assolse appieno la funzione descritta da Sartre in Che cos'è la letteratura? (1947), per cui la scrittura, lungi dall'ignorare il mondo, è ad esso che deve rivolgersi, alla condizione umana, e – abbandonando l'idea che si possa fare una lettura imparziale della società – operare affinché nessuno possa più ignorare i fatti e dirsene innocente: «se si entra nell'universo dei significati non si può più uscirne; se si lascia che le parole si organizzino in libertà, formeranno delle frasi e ogni frase contiene l'intero linguaggio e rimanda a tutto l'universo». La figura di Simone de Beauvoir segna così il passaggio a un modello innovativo di intellettuale, che nella complessa società moderna non può più scrivere per sé o esercitarsi meramente nell'arte dell'eloquenza, bensì, tenendo alta la consapevolezza che il pensiero rivolto a un esterno “politico”, esercitare un impegno segnato da un moto anti idealista e approdare a una sorta di dimensione che oggi diremmo “militante”. Simone de Beauvoir operò in tal senso, ma sempre a partire da sé, sviluppando una riflessione attenta alle dinamiche della costruzione del sé, rivelando la totale determinazione ad accogliere quella che definì come “la grande avventura di essere me stessa”; un atteggiamento, quest'ultimo, che la caratterizzò fortemente come pensatrice e ne determinò la grandezza. L'analisi, la denuncia, la riflessione, la proposta nutrirono la sua scrittura di un chiaro impegno orientato alla ricerca di soluzioni ai problemi sia individuali sia collettivi. Nei saggi e nei romanzi come nella vasta autobiografia e negli innumerevoli articoli e interventi nei periodici a lei contemporanei è rintracciabile e ancora vitalissima la singolare esperienza di un'intellettuale che, coerente con la filosofia abbracciata, ha fatto della sua vita una lotta permamente. 
Il suo pensiero intorno al rapporto tra filosofia e vita è espresso con chiarezza in L'esistenzialismo e la saggezza delle nazioni (1948), in particolare quando sostiene che l'essere umano non può sfuggire la filosofia perché non può eludere la propria libertà. Non può sussistere una separatezza tra filosofia e vita, perché ogni approccio all'esistenza contiene in sé una scelta filosofica, e l'ambizione di una filosofia è proprio quella di diventare uno stile di vita che porta in sé la sua giustificazione. 
I temi affrontati da Simone de Beauvoir nei saggi sono gli stessi che appaiono in embrione nella monumentale opera autobiografica (Memorie d'una ragazza perbene [1958], L'età forte [1961], La forza delle cose [1966], A conti fatti [1972], vissuti in prima persona, e sono gli stessi che ritornano anche nei diversi romanzi, e in particolare, per quanto riguarda ancora l'ambito memorialistico, Una morte dolcissima (1964) e La cerimonia degli addi (1964). Sono temi segnati dalle contraddizioni e dall'ambiguità dell'esistenza: dalla scelta di un mondo senza Dio, allo smarrimento dell'essere umano privato della garanzia dei valori eterni e assoluti; dalla coscienza che si sperimenta come unica e sovrana, all'inevitabile inquietudine che nasce dalla percezione dell'esistenza dell'altro; dal rifiuto delle morali assolute e inautentiche, all'impegno per la creazione di una morale mai definita e sempre da inventare; dalla consapevolezza della propria finitezza e precarietà individuali, al bisogno di trascendenza e di giustificazione dell'esistenza. Particolare rilievo è stato dato dalla filosofa all'elaborazione teoretica dei temi dell'esistenzialismo francese del Dopoguerra, dalla cui prospettiva osserva la questione dell'emancipazione femminile: Il secondo sesso (1949), una delle opere più celebri e importanti per il movimento femminista a livello mondiale, è ancora oggi una pietra miliare nella storia del pensiero delle donne.

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