14 agosto 2011

BO!

Chi stanno per fucilare? BO! Vuol dire che non lo sai o non lo vuoi sapere non ti interessa te ne freghi? Bravi sardi! Antonio Gramsci Emilio Lussu tutti i liberali volete fucilare? Heia Heia Heia! 
Era di giorno? BO! Non lo so, non lo voglio sapere, non mi interessa. È stato fucilato all'alba. BO! Cosa ne so! Cosa me ne importa cosa me ne frega. Chi era Schirru? BO, non lo so, non lo voglio sapere, non me ne importa nulla. 

(Così ha scritto a matita Costantino Nivola sul retro di uno dei suoi dipinti sulla fucilazione di Michele Schirru.)
 



Tra il 1972 e il 1977 Costantino Nivola esegue una serie di disegni dedicati all'anarchico sardo-americano Michele Schirru, fucilato nel 1931 per aver pensato di uccidere Mussolini. Schirru fu giustiziato da un plotone di volontari sardi reclutati apposta per riscattare l'onore dell'Isola. L'artista ambienta la scena nel Foro romano, dove immagina che si sia allestito un banchetto per festeggiare l'evento. Scolpiti sull'Arco di Trionfo, i sardi antichi, fieri e dignitosi, assistono con sdegno alla degradazione dei loro discendenti: sono i sardi attaccati da Cicerone (Orazione Pro Scauro, 54 a.C.) per aver osato attaccare lo strapotere romano nell'Isola.
Nivola si identificava con Schirru, che come lui era sardo e americano, anarchico e antifascista e che era stato rinnegato dai suoi conterranei come a Nivola in quel momento sembrava di essere (in Sardegna gli avevano bocciato poco prima due due monumenti a cui teneva molto, quello alla Brigata "Sassari" e quello a Gramsci). Non sorprende quindi che l'artista dia a Schirru i propri lineamenti, trasformando la sua immagine in un autoritratto.



3 commenti:

bianca ha detto...

No, non "boh", ma così, senza la acca. Così com'è scritto sul retro di uno dei disegni degli anarchici.

luca ha detto...

(dalla Francia) chissa solo se erano tutti... "volontari", i sardi che l'hanno fucilato. Comunque, e trattandosi della MVSN, non erano dei sardi qualunqui.
Interessante poi il fatto che Nivola si sia ricordato di Schirru dal '72, cioè, in un tempo dove questo compagno era quasi dimenticato. Comunque lo era ancora quando nel '79 Sciascia sottolineo cio che aveva rappresentata per lui (allora ancora bambino) questa fucilazione.

bianca ha detto...

No, infatti, stiamo parlando di un plotone di esecuzione composto da sardi selezionati all’interno della milizia volontaria per la sicurezza nazionale. Terrificante.
Per quanto riguarda il resto, Luc, sono d’accordo con chi vede nei lavori nivoliani sulla fucilazione di Schirru anche (ma non solo, lo sottolineo) la proiezione di un’intima (ma anche pubblica: aristica e politica) condizione esistenziale. Ciò detto mi piacerebbe risponderti in modo più preciso, taccuini newyorkesi e sardi alla mano, dove Nivola racconta di sè. Mi riferisco alle memorie raccolte nei libri Ho bussato alle porte di questa città meravigliosa (Arte Duchamp 1993) e Memorie di Orani (Scheiwiller, 1996, riedito dalla Ilisso nel 2003), usciti postumi. Per una questione di tempo mi limito a ricordare la lettera, contenuta nel primo libro, che Antine scrisse all’amica Maria Lai proprio all’inizio degli anni ’70, invitandola a lasciare insieme e definitivamente l’isola, ormai invasa dai “muralisti”. (Nivola non è mai stato un estimatore del muralismo politico, che proprio allora niziava a prendere piede in Sardegna, a partire da San Sperate e Orgosolo. Intervistai Francesco Del Casino per La Nuova, su questo tema, una decina di anni fa; se il giornale ce l’ha in archivio magari ripropongo l’intervista in un post ad hoc: dovrei chiamare, chiedere. Il tempo, il tempo…).