26 luglio 2011

Nella pancia della nave

"Alle ventiquattro e zero sei in punto l’inquilino della cuccetta numero 47, la inferiore del castello 1, dice: «Disturba se fumo?».
È un pastore in fustagno domenicale nero, liscio e lustro. Siede immobile sul bordo del lettino, da ore. Ha forse settant’anni e gli occhi neri annoiati nel volto impassibile.
«A me non disturba» dice Ruggero, inquilino della cuccetta inferiore del castello 2, numero 49. E aggiunge indicando con la testa la cuccetta superiore: «Quanto a loro, credo non siano in grado di intendere e volere».
Il vecchio accende mezzo toscano.
Ruggero chiede: «È la prima volta che viaggiate in nave?».
«La prima volta. Mia figlia si sposa a Roma con un medico napoletano…».
«Non avete paura del mal di mare?».
«Non so cos’è. E tu, dove vai?».
«A Napoli, per un concorso».
«Un posto dello Stato?».
«Un posto dello Stato».
«Operaio, impiegato o dirigente?».
«Giornalista alla radio».
«Hai gli amici giusti?».
«Non ho amici».
«Non vincerai».
Madre acqua …
«Voi siete contento del matrimonio di vostra figlia?».
«Sì e no. Sì perché a Nuoro nessuno se la sarebbe sposata, una che ha fatto l’università a Bologna, ha preso altre abitudini. No perché è lontana da casa. Ma dirò a lui di venire nell’isola, qui da noi napoletano più o meno… Il suo mestiere può farlo dove vuole. Vivranno in città. A Nuoro medici ce n’è già più del necessario, ma lui lavorerà a Oliena, o a Orgosolo, viaggerà, si farà le ossa… Potrò andare a trovarli a cavallo, non su questa bestia putrida».
«A cavallo?».
«Sono pastore. E se uscissimo all’aperto? Qui si respira male…».
Sul ponte il pastore dice: «Bella notte, ma il mare non mi piace, lo capisco ma non mi piace, si agita troppo per nulla, mi bagna la giacca e me la sala, in fondo stiamo soltanto passandoci sopra, la terra è più sicura. Se non fosse ch’è acqua lo maledirei».
«Non potete maledire l’acqua?».
«Non si maledice una madre. L’acqua è madre… l’uomo ha molte madri, acqua, terra, sole, aria… Preferirei stare sotto un olivo, con un bicchiere di vino in mano, ascoltando e raccontando storie con gli amici…».
«Raccontate» risponde Ruggero «il vino manca, io vi conosco appena, ma avete tutto il tempo. Là dentro con quella puzza non riuscirei a dormire, preferisco stare all’aperto».
«Conosci la storia di Rosario Moro?».
«No. Era un bandito?»."
Sergio Atzeni, Il quinto passo è l’addio, Ilisso, Nuoro 1995, pp. 108-110.



 «È la Tirrenia di una volta che ha fatto di me la donna che sono. I suoi bagni luridi hanno aumentato esponenzialmente le risorse del mio sistema immunitario: oggi sono così immunizzata che potrei andare in Indocina senza fare alcuna vaccinazione. Le sue cabine a quattro posti da condividere con perfetti sconosciuti mi hanno fatta diventare tollerante verso le diversità, aperta al nuovo e curiosa degli altri. I ponti insicuri sui quali ho trascorso tante notti perché la poltrona costava troppo mi hanno fatta riflettere sulla fragilità della nostra condizione umana, così esposta ai marosi del destino. Quando riuscivo a pagarmi una poltrona era in condizioni tali da farmi valutare come alternativa anche il linoleum scrostato del pavimento, insegnandomi che quando credi che il peggio sia arrivato, non è detto che sia davvero così. L’offerta di cibo nelle sue mense mi ha forgiata all’esercizio di un digiuno liberante.
La difficoltà di viaggiare con quelle vecchie carrette, sempre piene o con tratte lente a massimo risparmio di carburante, mi ha educata al valore della rinuncia, insegnandomi a non prendere le occasioni al volo, che non si sa mai dove ti portano. Vedere che per i turisti d'estate venivano messe navi migliori e più veloci mi ha insegnato che dall'altra parte del mare qualcuno era convinto che i sardi meritassero gli scarti, tanto non potevano scegliere.»
Michela Murgia, in Sardegna 24 del 24 luglio 2011. 

Costantino Nivola, particolare di una terracotta.

1 commento:

Daniele Mattioli ha detto...

Il viaggio, anche la scomodità, anche la fatica, sono conoscenza, di sè e, quindi, dell'altro.
Grazie, B.